Da più di 80 anni anche le nostre campane fanno il loro dovere. Fin dal medioevo, in Europa, esse hanno offerto agli uomini, devoti o pubblici peccatori, la misurazione del tempo. Con l’arrivo della meccanica, esse hanno preso a scandire le ore. Per i cristiani, le campane offrono da sempre l’invito a fare festa nel giorno del Signore, danno il segnale di chiamata alla santa messa, sono squillanti messaggere, fino agli estremi confini del territorio della comunità, di una nuova nascita, di nozze liete e benedette da Dio, della partenza di qualcuno per l'aldilà.

In certi momenti dell'anno (la sera di Ognissanti o la notte della grande Veglia), un tempo, esse davano la "vejada", segnale che invitava a vigilare (vegliare) in preghiera per i defunti o in ardente attesa della risurrezione di Cristo. La sera, ancor oggi, le campane danno il saluto alla Madonna, con il segnale dell'Ave.

Ai nostri giorni, può accadere di assistere a un fenomeno nuovo: la campana suona, ma il numero di coloro che sembrano capaci di udirne davvero il messaggio pare stia scemando. E capita, così, che si celebrino  le esequie per un defunto, magari non parrocchiano, a chiesa quasi vuota. Di rado, certo, ma succede. Anche se le orecchie percepiscono il suono delle campane, non è detto che il messaggio arrivi veramente. Perché esso smuova, occorre aprire le orecchie del cuore. "Chi ha orecchie per intendere, intenda", dice Gesù nel Vangelo.

È vero, nelle case sono vari, ormai, i suoni che coprono il suono delle campane. Ma se il cuore è attento, se esso vigila, il loro suono può tornare ad assumere il significato che giustifica lo svettare di un campanile al centro di un paese. Le campane, specie nei paesi di campagna, hanno accompagnato per secoli la vita della gente. Oggi, le campane non cessano di invitare chi sa ascoltarle ad unirsi di persona o con lo spirito e il pensiero a ciò che accade definitivamente a qualcuno o a molti (si tratti di un evento gioioso o triste) e, quantomeno, a non lesinare una preghiera.

E allora, poniamoci in ascolto, delle campane e del cuore!

E’ una bella cosa ascoltare il suono delle campane che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. E poi ciascuno di noi porta in sé una campana molto sensibile: questa campana si chiama cuore. Questo cuore suona, suona e mi auguro sempre che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie; melodie di riconoscenza, di ringraziamento a Dio e di lode al Signore e che superi sempre le melodie cattive di odio, di violenza e di tutto ciò che produce il male nel mondo”.

(Papa Giovanni Paolo II, nella parrocchia di "Santa Maria del Rosario" in Roma, nel 1997, ricordando la visita alla fonderia di campane di Agnone avvenuta il 19 marzo del 1995)

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