Sappiamo che da sempre è l'annuncio cristiano passa non solo attraverso la parola, ma anche attraverso simboli, racconti, immagini (la stessa liturgia della chiesa è un linguaggio simbolico per eccellenza).
Allora vedo nel presepe la a possibilità di avere " Betlemme in casa " durante le feste di Natale: vedere rappresentato in casa mia ciò che si vive nella liturgia e toccare con mano ciò che si medita in quei giorni, pregando in famiglia davanti alla tenera immagine di un Dio bambino.
Se in Oriente hanno inventato le icone per narrare la teologia per Natale, in Occidente abbiamo inventato il presepio come il desiderio di " rappresentare " scenicamente ciò che si celebra in chiesa. Così nel XIII secolo Francesco di Assisi fece il primo presepio a Greccio, per " onorare una semplicità ed esaltare la povertà ", invitando i cristiani a far nascere Gesù nel cuore. Poco alla volta il presepe diventa domestico, allestito in casa.
Io ricordo che, da bambini, iniziata la novena di Natale, andavamo lungo le rive a raccogliere muschio e cercavamo carta da pacchi che accartocciata ci serviva per fare le montagne. Facevamo il presepio con tanta cura quasi per vivere dentro di noi quello che cercavamo di raffigurare.
Spesso mi mettevo accanto al presepio per dire una preghiera o per leggere dal Vangelo la pagina della Natività, sorpreso di non trovarvi l'asino e il bue che pure mi erano così familiari. Ma nel mio cuore di fanciullo destava sempre tanto stupore il mistero di quel Bambino deposto sulla paglia, incapace di parlare: Dio che per amore vuole farsi uno di noi!
E così ho imparato fin da piccolo ad amarlo. Credo che il presepio sia ancora un modo semplice ed efficace per coinvolgere i bambini e avere Betlemme in casa.

"niente paura"


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