Il messaggio dei Vescovi italiani per questa Trentesima giornata della Vita è un forte invito alla speranza: “ i figli - si legge - sono una grande ricchezza per ogni Paese…”. È un messaggio che va controcorrente: invita alla speranza e stimola la responsabilità, in un’Italia che per il Censis è “ in poltiglia “ e secondo il New York Times è “ delusa e sfiduciata”. Sul tema riportiamo una interessante testimonianza di un' ex-abortista, che ha chiesto di fare la volontaria in un Centro di aiuto alla Vita
“… mi chiamo Anna… e ho due figli di otto e sei anni. Prima di sposarmi ho partecipato a tutte le manifestazioni che rivendicavano il diritto delle donne all’aborto. “ È un mucchietto di cellule” mi dicevano. E io lo ripetevo a tutte quelle che accompagnavo ad abortire. E lo dissi a me stessa quando scoprii di essere incinta e andai ad abortire… Poi mi sono sposata e dopo qualche tempo desiderammo un figlio. A un mese e mezzo di gravidanza andai a fare l’ecografia. Ho sentito il cuore del mio bambino battere… e mi è crollato il mondo addosso! Ho ripensato a tutte le bugie dette e urlate. Sono stata ingannata. E quante donne ho ingannato! Non deve più succedere. Ora voglio impedirlo e dirlo a tutti! Fate conoscere la mia storia… e finisca questo inganno!

Non riesco più ad accettare che con ogni qual volta il tema della vita entra nel dibattito pubblico gruppi di donne intreccino girotondi e il ritornello:

“ La194 non si tocca. Il diritto all’aborto è una conquista delle donne. Indietro non si torna”. Purtroppo!

E intanto quattro milioni e ottocentomila bambini non-nati in Italia, grazie a questa “ conquista”, non potranno mai fare il loro girotondo…”.
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