Era un giovane festaiolo e il bontempone, molto conosciuto in paese per la sua sregolatezza e immoralità. Un vero amico aveva cercato un giorno di farlo riflettere sulla sua superficialità e sui rischi che avrebbe corso presentandosi con l'anima così carica di peccati all'unico giudizio che conta e che decide tutta l'eternità: il giudizio di Dio. Ma quel giovane

rispose con una certa arroganza: " Io non ho nessuna paura... So che il Signore è buono e misericordioso. Poco prima di morire pronuncerò tre parole che mi garantiranno il paradiso eterno. Dirò: Gesù, pietà! Perdonami! ". E ridendo continuò la sua strada. E continuò la sua vita... finché un giorno, mentre praticava il suo sport preferito e stava cavalcando con gli amici sulla riva di un fiume, fu sorpreso da un forte temporale. Un fulmine improvviso spaventò il cavallo che lo disarcionò e lo fece piombare in acqua, mentre la corrente si era fatta violenta. Fu un attimo: prima della sua tragica fine, sommerso dalle onde impetuose, i suoi amici poterono solo raccogliere le sue tre ultime parole, dirette... al cavallo: "Crepa, bestiaccia maledetta! ".

Non le cose che so, non le parole che dico, ma le scelte di ogni giorno qualificano la mia vita e segnano il mio destino. Dove dirigo le mie "frecce"? Quale paradiso sto inseguendo? Quello dell'amore o quello del mio io? Dio, che mi ama e mi rispetta, sarà " costretto " a darmi quello che io ho cercato.

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