Un Dio piccolo, che si può prendere tra le braccia...

Una mangiatoia, il posto del cibo, in Betlemme, che in ebraico significa " casa del pane ": questo bambino deposto nella mangiatoia, come in un'umile madia, è davvero il cibo per ogni creatura. Il pane è un segno bellissimo, denso di significati: ti fa vivere e si annulla per te; nutre, fino a farti partecipe di se stesso, e per questo in sé viene distrutto. Dio non chiede più sacrifici, è Lui che sacrifica se stesso...

Una nuvola di canti dal cielo avvolge i pastori. È davvero una bella notizia: la storia ha cambiato direzione. Dio scommette su coloro i quali nella storia non contano nulla, Lui, l'onnipotente, si fa servo del debole...
Dio si è fatto un uomo, anzi bambino. E, per capire di più, penso al bambino che cerca il latte della madre e mi dico: la Parola si è fame. Penso al bambino che piange e ha bisogno di tutto, e mi dico: la Parola si è fatta pianto. Poi penso agli abbracci e agli abbracci che Gesù ha riservato ai più piccoli: la Parola si è fatta carezza. Penso al pianto di Gesù per l'amico Lazzaro: la Parola si è fatta lacrime. Penso alla croce: la Parola si è fatta Agnello, carne in cui grida il dolore...
A Natale Dio viene come un bambino: un neonato non può far paura, si affida, vive solo se qualcuno lo ama e si prende cura di lui. Come ogni neonato, Gesù vivrà solo se amato. Viene Dio, mendicante di amore...
Destino di ogni creatura è diventare carne intrisa di Cielo: per questo, Dio, in Gesù, non ha disdegnato di assumere la nostra carne umana. Venite, contempliamo!
Buon Natale!

(Liberamente tratto da un testo di Ermes Ronchi e Marina Marcolini)

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