Tra i documenti conservati nell’Archivio di Stato ai Frari di Venezia non mancano i riferimenti alla presenza di importanti personaggi in abito da pellegrino. Il 26 agosto 1406 si trova, pronto ad andare al Santo Sepolcro, il figlio1 del re del Portogallo.
Si ordina pertanto che la galea del nobile Capello, lasciata la muta delle altre navi, faccia scalo a Giaffa, scarichi il figlio del re e gli altri pellegrini veneziani.

Dall’alba dell’uomo il rapporto con gli animali è sempre stato particolarmente intenso. Se oggi ci si limita a carezzare un cane, un gatto o al massimo, per sentirci mediocremente originali, un boa constrictor, ricordiamo che fino a poco tempo fa tutte le case ospitavano in gran quantità animali di altro tipo: da cortile (galline, anatre, faraone, tacchini), da lavoro (buoi, cavalli, asini), da alimentazione e da scambio con altri beni (maiali, conigli, piccioni, quaglie).
Gli animali hanno lasciato le loro tracce anche negli archivi quattro-cinquecenteschi (quelli che meglio conosco), dove risaltano per importanza i cavalli e i bovini coi quali si trainavano gli indispensabili aratri, ma anche i carri e le carrozze.

In precedenza ci siamo imbattuti nei flagellanti e nelle confraternite o fraglie e abbiamo visto che uno dei doveri degli affiliati era quello di partecipare alle processioni.
Già diffusa in epoche precristiane (Egitto, Grecia, Roma), la processione ha da sempre caratterizzato la nostra religione a partire dalla legittimazione imperiale con Costantino I (circa 280-337) e successivamente con Teodosio I, detto il Grande (347-395).
La processione nella liturgia è un corteo composto da ecclesiastici e laici che inizia o conclude un rito religioso.

Parlando dell’arciprete Pietro Cauzio abbiamo incontrato pre’ Camillo, suo nipote, quando vantava il diritto a succedere allo zio nell’arcipretato. Vale tuttavia la pena dire ancora qualcosa su questa singolare figura di sacerdote.
Uscito senza danno dal processo avuto davanti all’inquisizione veneziana del 1549-501, appena due anni dopo ritroviamo Camillo sacerdote rettore della chiesa di S. Giorgio in Brenta: il giorno 10 novembre ne affittava infatti gli introiti per tre anni ad un laico, il cittadellese ser Giuseppe fu Francesco Cancian o Canzian2.

Dopo le alterne vicende e le diverse sentenze in cause agitate a Venezia e a Roma (addirittura dopo un interdetto papale sulla chiesa cittadellese!), l’affaire iuspatronato si concluse nel 1562 con il definitivo processo. Ne sono prova indiretta le lettere apostoliche del 13 luglio con le quali si confermava il chierico Paolo Antonio Soderini ad arciprete di Cittadella.
Tuttavia il 31 luglio 1563 il Soderini nominò un suo procuratore che, analogamente a quanto successo tanti anni prima col nostro don Pietro, diventerà ben presto il nuovo arciprete.
Infatti il 10 agosto, davanti al notaio Marco Antonio Illini, comparve il “reverendo domino presbitero Christoforo Cegano quondam ser Iacobi de Monticulo Maiori, archipresbitero ecclesie Sancti Prosdocimi et Donati de Cittadella, tanquam legitimo procuratore et nomine procuratoris reverendi domini Pauli Antonii de Soderinis clerici florentini”.

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