Dal 1405 al 1797, ogni sedici mesi, la Repubblica di Venezia designò un proprio nobile alla carica di podestà di Cittadella.
Egli era a capo dell’amministrazione comunale e in tale veste presiedeva i consigli, disponendo di due voti invece di uno come i consiglieri. La sua giurisdizione si estendeva inoltre su quella che si chiamò la podestaria di Cittadella, cioè su quel vasto territorio che, avente qui capoluogo, si estendeva su oltre una cinquantina di comuni e “ville” ovvero più modesti agglomerati di abitazioni e persone raccolte attorno a una piccola chiesa di campagna.

Nella sacrestia del Duomo dei SS. Prosdocimo e Donato di Cittadella, parte essenziale del costituendo omonimo Museo,1 si può ammirare la “Cena in Emmaus” di Jacopo Dal Ponte, detto il Bassano. La pala d’altare, assieme a un ciclo di affreschi ancor oggi in parte visibili, completava l’arredo della cappella principale dell’antica chiesa parrocchiale. Il tutto, per un prezzo iniziale di 60 ducati d’oro pari a 372 lire, fu commissionato al pittore dall’allora arciprete Pietro Cauzio e dai massari del comune il 19 agosto 1537,

Tra i documenti conservati nell’Archivio di Stato ai Frari di Venezia non mancano i riferimenti alla presenza di importanti personaggi in abito da pellegrino. Il 26 agosto 1406 si trova, pronto ad andare al Santo Sepolcro, il figlio1 del re del Portogallo.
Si ordina pertanto che la galea del nobile Capello, lasciata la muta delle altre navi, faccia scalo a Giaffa, scarichi il figlio del re e gli altri pellegrini veneziani.

Dall’alba dell’uomo il rapporto con gli animali è sempre stato particolarmente intenso. Se oggi ci si limita a carezzare un cane, un gatto o al massimo, per sentirci mediocremente originali, un boa constrictor, ricordiamo che fino a poco tempo fa tutte le case ospitavano in gran quantità animali di altro tipo: da cortile (galline, anatre, faraone, tacchini), da lavoro (buoi, cavalli, asini), da alimentazione e da scambio con altri beni (maiali, conigli, piccioni, quaglie).
Gli animali hanno lasciato le loro tracce anche negli archivi quattro-cinquecenteschi (quelli che meglio conosco), dove risaltano per importanza i cavalli e i bovini coi quali si trainavano gli indispensabili aratri, ma anche i carri e le carrozze.

In precedenza ci siamo imbattuti nei flagellanti e nelle confraternite o fraglie e abbiamo visto che uno dei doveri degli affiliati era quello di partecipare alle processioni.
Già diffusa in epoche precristiane (Egitto, Grecia, Roma), la processione ha da sempre caratterizzato la nostra religione a partire dalla legittimazione imperiale con Costantino I (circa 280-337) e successivamente con Teodosio I, detto il Grande (347-395).
La processione nella liturgia è un corteo composto da ecclesiastici e laici che inizia o conclude un rito religioso.


"niente paura"


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