La ricerca storica può avvalersi anche della simbologia data dai segni impressi in calce alle pagine degli antichi codici e dalle registrazioni anagrafiche degli archivi civili e parrocchiali.

Già in epoca romana si usavano le sigle, scavate sui manufatti, per ricordare i tempi di esecuzione e l’importanza della costruzione. Ed anche per la nostra chiesa arcipretale, attraverso l’uso dei sigilli o timbri,

si può risalire ai momenti belli o tristi vissuti dalla comunità cittadellese o alle atrocità affrontate fin dalle origini per l’invadenza dei vari signorotti (si pensi ad esempio a Ezzelino III da Romano).

Durante il Medioevo le nostre carte indicano tanta povertà vissuta dal popolo e le lotte accanite tra i feudatari per il predominio delle terre, appoggiandosi ai voleri degli imperatori del Nord. In quegli anni varie pandemie (come la peste bubbonica e il colera asiatico) mietevano a caso vite umane sia di grandi sia di piccini, e i registri dell’archivio raccontano le tante morti avvenute a Cittadella e le pagine sono sempre doverosamente timbrate.

Subito voglio ricordare un dipinto eseguito nel 1607 dal noto pittore cittadellese Egidio Calderaro e che presenta i due santi titolari della parrocchia, Prosdocimo e Donato e la Madonna in trono. Ai piedi della scena sta in evidenza lo stemma della Magnifica Comunità di Cittadella (castello in campo rosso) ed è il primo che si conosca.

Quanto al primo sigillo, esso presenta la facciata dell’arcipretale che fu demolita nella seconda metà del 1700 per far posto all’attuale duomo. Dal 1700 al 1800 sono stati usati per siglare le carte due timbri molto significativi quasi ad attestare la nobiltà e l’autorità dell’arciprete reggente. I due timbri sono simili, ma il secondo riporta, oltre ai pastorali incrociati, anche le immagini dei due vescovi con la consueta scritta: « Chiesa arcipretale dei SS. Prosdocimo e Donato ».

A fine ‘700 impera l’Illuminismo, movimento culturale e filosofico che sceglieva il primato della ragione sulla visione filosofica precedente e scesero dalla Francia i soldati di Napoleone a piantare “l’albero della libertà” anche nelle nostre piazze, e intanto depredavano le opere d’arte e i beni dei cittadini che avevano creduto in loro.

Negli anni 1930-88 fu utilizzato un timbro ovale orizzontale con la dicitura: « Arcipretale Cittadella - timbro parrocchiale ».

Bisogna infine tenere in evidenza lo stemma prelatizio che spettava a mons. Emilio Basso per essere stato nominato, nel 1913, da Sua Santità Pio X, Protonotario Apostolico « ad instar partecipantium ex Constitutione Nostra de Protonotariorum Collegio », titolo trasmissibile a tutti i suoi successori.

Il secolo XX si può dividere in due frazioni temporali ben distinte e distanti tra loro, testimoniate dall’uso del timbro ovale: la Ia Guerra Mondiale, combattuta a ridosso delle nostre case e durata ben tre anni (nel corso dei quali esplose la pandemia detta la “Spagnola”), che fu causa della morte di moltissimi giovani locali o impegnati al fronte. Vent’anni dopo vi fu l’infausta alleanza con il Nazismo che voleva distruggere la potenza economica delle Forze Alleate, ma con il tracollo del nostro esercito gli alleati Tedeschi si trasformarono ben presto in occupanti, portando distruzioni, sevizie e totale servitù ai loro voleri.

Nella seconda metà del Novecento, con la pace, si aprì un fecondo periodo di ripresa in cui si diedero da fare per cambiare la grave situazione economica e sociale del passato.

Purtroppo il raggiunto benessere diede alla testa delle giovani generazioni che stavano crescendo le quali non vollero accettare modelli di vita suggeriti dall’esperienza dei più anziani.

Esse vollero darsi nuovi sistemi comportamentali, impostati su una totale libertà, cancellando vecchi tabù e le pratiche di vita morigerate. A poco a poco se ne sono visti gli effetti negativi sulle famiglie, nella scuola e quindi nella società odierna che non possiede più determinati valori faticosamente conquistati nel corso dei millenni.

Ecco che allora anche i timbri sono testimoni della storia, di una vita faticosamente vissuta da tantissime persone.



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