La grande pala di questo altare è opera del cittadellese Michele Fanoli (Cittadella 1807-Milano 1876), abile e gradevole soprattutto come litografo.

Fu un grand’uomo ai suoi tempi, una potenza più che un genio. Insegnò dapprima a Venezia, poi al Louvre di Parigi e infine all’Accademia Brera di Milano.

Nel dipinto è rappresentata la beata Veronica Giuliani con sant’Antonio abate, san Felice da Cantalice e san Filippo Neri: tre santi che erano venerati in altrettanti altari della vecchia parrocchiale. La beata è ritratta in atto di ricevere le stimmate nella domenica di Passione del 1697 e, mentre un angelo a sinistra prega genuflesso, un altro accorre a reggere la santa abbandonata al deliquio dell’estasi.

Il velo bianco che le avvolge il capo è il simbolo della verginità consacrata.

Si osservi come l’architettura classica, imparata dai secentisti e dai neoclassicisti francesi, diventi già fondale e quinta, e come il gesto e la posa da accademia assumino effetti di teatralità.

Il neoclassicismo è ormai diventato romanticismo, accademismo raffinato. Lo splendore cromatico costituisce senza dubbio l’aspetto caratteristico di questo dipinto. Il Fanoli mostra un elegante senso del colore che tratta ricercando sempre l’effetto con meditate sfumature di toni, in una penombra suggestivamente lirica.

Sotto la mensa dell’altare un’urna contiene il corpo di san Feliciano.

S. Veronica Giuliani, nacque nel 1660 a Città di Castello e scelse il nome di Veronica quando a 17 anni entrò nel convento delle Clarisse e divenne badessa. Il suo vero nome era Orsola. Ebbe parecchie rivelazioni che lei trascrisse in un famoso diario dal titolo “Tesoro nascosto”. Morì nel 1727 e fu canonizzata nel 1839 da papa Pio IX. Si festeggia il 9 di luglio.

S. Feliciano, fu martirizzato nei primi secoli dell’era cristiana. È stato il beato padre Bernardino da Feltre, amico dei frati francescani del convento di Cittadella, a scoprirne le ossa mentre si trovava a Roma a predicare. Il corpo mummificato venne benevolmente concesso da papa Gregorio XIV al vescovo di Padova, allora il cardinale Carlo Rezzonico, più tardi eletto al soglio pontificio col nome di Clemente XIII. Dopo il bombardamento della città, durante la prima guerra mondiale, il vescovo Elia Dalla Costa donò il corpo del santo al Duomo di Cittadella.



"niente paura"


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