Il dipinto rappresenta la Madonna della cintola, con santa Rita, i santi Giovanni Battista, Lorenzo e la Trinità, firmato, in basso, da Jacopo Apollonio (Bassano 1584-1654) e datato 1611. Questo quadro è l’unico che non sia stato dipinto appositamente per il Duomo di Cittadella.

Esso proviene dalla chiesa di santa Maria di Camposanto, annessa al monastero degli Agostiniani in borgo Bassano e soppresso a seguito dei decreti napoleonici.

Il culto della Madonna della cintola nasce da un’antica leggenda secondo la quale la Vergine, assunta in cielo, pare abbia lasciato cadere la propria cintura davanti all’incredulo san Tommaso a comprova della propria assunzione. Secondo le tradizioni extra-bibliche, in fatti, Tommaso era giunto in ritardo al momento dell’assunzione.

La consegna della cintura è quindi la prova tangibile della dipartita offerta dalla Vergine all’apostolo incredulo per antomomasia. Più volte citata nelle sacre scritture, la cintura è un simbolo chiaro di castità.

La scena è diffusa nell’arte toscana poiché la reliquia, chiamata “sacro cingolo”, è conservata a Prato.

Il quadro è una delle più preziose opere che ornano il Duomo. Dall’alto di un ricco trono marmoreo, sormontato da un baldacchino in damasco verde, la Vergine consegna a santa Rita la cintola con la quale sembra giocare anche il Bambinello. I tre santi fanno gruppo nei primi piani, mentre s’allarga il respiro della natura di là dal muro, dove si profila un cielo di rara intensità luminosa.

Un dialogo sembra svolgersi tra il Divino Infante e santa Rita, colta in un’espressione di gaudio ineffabile. Un musicale andamento di linee si scorge nell’elegante figura di Lorenzo e nel bellissimo manto del Battista, forza di volume c’è nella veste di Rita. Incantevoli poi sono i volti dei tre santi che sembrano altrettanti ritratti.

Il quadro è senza dubbio un compendio iconografico della Redenzione. In alto, avvolta da una fiammeggiante nube turbinosa, appare la Trinità: Dio Padre che sorregge il Figlio crocifisso e lo Spirito Santo in forma di colomba. Il Padre con immensa generosità offre il Figlio prediletto per la salvezza del genere umano. Sotto, la Madonna con il Bambino sono gli “strumenti divini” per mezzo dei quali avviene l’incarnazione e poi la redenzione. Tra il gruppo dei santi spicca Giovanni Battista, colui che profetizzerà gli avvenimenti. Accanto due emblematiche figure di santi che rimarcano quanto siano diversi e numerosi i modi per raggiungere la santità: Rita da Cascia, che esprime pienezza di umanità sull’esempio di Cristo; Lorenzo che si vede nell’atto di afferrare la graticola, strumento del suo martirio, sottolinea il carattere di volontaria sottomissione alla passione.

Da notare che Giambattista e Lorenzo erano i nomi di due zii materni dell’Apollonio, il quale è ritenuto il più auterevole rappresentante della tradizione bassanese iniziata dal nonno e portata all’apice dagli zii Jacopo e Leandro da Ponte detti i Bassano. Un recente restauro permette una perfetta lettura della pala.

S. Giovanni Battista, è certamente il più grande santo di tutta la Cristianità. L’appellativo gli deriva dal fatto che fu lui ad istituire il “battesimo di penitenza” che si svolgeva mediante l’immersione nell’acqua del Giordano e degli altri fiumi della Regione. L’attributo di Battista deriva dal vocabolo greco “baptistés”, appunto “battezzatore”. Giovanni era figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, cugina di Maria di Nazareth, mamma di Gesù.

Appare evidente il grado di parentela tra i due. Giovanni nacque circa sei mesi prima di Gesù e anche la sua nascita fu preceduta da una serie di singolari prodigi. È celeberrimo il sussulto di Giovanni nel grembo di Elisabetta quando Maria andò a farle visita. Il compito di Giovanni fu quello di preparare il popolo ebraico all’avvento messianico di Gesù, che assume un nuovo sviluppo dopo il battesimo dato a Gesù stesso. Diventa, infatti, lavoro d’accostamento dei suoi discepoli al nuovo Maestro, tanto grande che Giovanni si confessa indegno di sciogliergli i calzari.

Ma Gesù elogia spesso il Battista, al punto di affermare che « dei nati di donna nessuno sorse maggiore di lui » e che egli era « più di un profeta ». La morte di Giovanni Battista fu chiesta da Erodiade per mezzo della figlia Salomè a causa, probabilmente di timori, di moti messianico-politici.

In gioventù Giovanni Battista si era ritirato nel deserto a meditare, nutrendosi solo di erbe e locuste. Contrariamente agli altri santi del calendario cristiano Giovanni Battista viene festeggiato nel giorno della nascita (24 giugno) e non in quello della morte (29 agosto) perché fin dall’antichità si affermava che egli fosse invaso dallo Spirito Santo fin dalla nascita e quindi santificato quando ancora era nel grembo della madre.

S. Lorenzo, arcidiacono romano, fu martirizzato nel 258 d.C. durante la persecuzione di Valeriano. Nella “Passio polychronii” è narrato tutto il racconto leggendario della sua persecuzione. Si leggono le parole di Lorenzo rivolte al papa Sisto II, la distribuzione clandestina del tesoro della chiesa ai poveri, la presentazione dei poveri come tesoro della chiesa e il suo supplizio sulla graticola e le parole: “assum est, versa et manduca” (“è cotto, versa e mangia”). Le sue spoglie riposano a Roma nell’ominima chiesa. Si festeggia il 10 agosto.

S. Rita da Cascia, meglio conosciuta come la santa degli impossibili, nacque a Roccaporena, frazione di Cascia, nel 1381 e morì nel 1457. Ebbe una vita tribolata. Fu costretta dai suoi genitori a sposarsi contro la sua volontà con un uomo brutale dal quale ebbe due figli. Rimasta vedova per l’assassinio del marito e di entrambi i ragazzi, entrò nel convento delle Agostiniane a Cascia, dove trascorse il resto della sua vita. Fu proprio in questo convento che si verificò il famoso miracolo del roseto fiorito in pieno inverno. Una spina della corona di Cristo le si conficcò in fronte durante una visione mistica. Fu canonizzata da Leone XIII nel 1900. Si festeggia il 22 maggio.


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