Il primo altare a destra ospita la pala centinata con la Madonna di Loreto e i santi Pietro e Paolo, eseguita da Sebastiano Santi (Murano 1799-Venezia 1866) intorno al 1826. Al centro della composizione rigorosamente assiale, in alto, su un cuscino di morbide nubi, stà la Vergine seduta con il Bambino, il busto leggermente piegato e il volto soffuso di tenera gioia, tra una schiera di angeli, variamente atteggiati, che ravvivano la scena. Accanto si scorge la sacra casa seminascosta dal manto azzurro di Maria. Il punto di vista abbassato dà allo spettatore una più facile illusione di profondità spaziale. Espressive e monumentali sono le due figure dei santi: provata dagli anni ma salda nella fede quella di Pietro, vigorosa e combattiva quella di Paolo. L’augusta immagine del Principe degli apostoli, articolandosi nel breve spazio, avanza con la mano sinistra e s’allarga col braccio destro, che impugna le chiavi.

Paolo, forte e vigoroso, ha la staticità della roccia, ma rivela “in potenza” la chiara volontà del soldato pronto a tutto per l’affermazione del suo credo. I due santi sono distanziati l’uno dall’altro in modo da fiancheggiare la Sacra Casa, ma sono collegati fra di loro da un’intima relazione.

In questo interessante lavoro giovanile è evidente il riferimento che il Santi fa a Tiziano, specialmente alla pala dell’altar maggiore del duomo di Serravalle (Vittorio Veneto). Il pittore mostra in questo suo lavoro un raffinato senso del colore, che ricalca i toni timbrici della prima produzione tizianesca.

È a fine ‘200 che nasce uno dei più venerati centri di culto del mondo cattolico: quello della Santa Casa. Secondo un antico racconto, privo però di documentazioni storiche, furono gli apostoli e i discepoli di Gesù che avevano voluto trasformare in santuario la casetta della Vergine; caduta Nazareth in mano dei musulmani e divenuto intollerabile il loro giogo, questa casetta fu traslata dagli angeli prima a Tersatto, presso Fiume, poi a Recanati e infine a Loreto il 10 dicembre 1294. Il racconto fece fortuna presso la credulità popolare, ma i papi Giulio II e Leone X si limitarono a giudicarlo una “pia credenza”.

La statua della Madonna che si venera a Loreto vien detta la “Madonna Mora” perché è scolpita in un pregevole legno africano. Il santuario di Loreto è un capolavoro dell’arte rinascimentale e porta la firma, tra gli altri, di Giuliano da Sangallo.

Ricco di opere d’arte è il suo interno.

L’11 febbraio si festeggia la Madonna di Loreto, protettrice degli aviatori.

S. Pietro, è l’apostolo a cui Gesù impose il nome di Kefa (che significa roccia) e al quale affidò la costruzione della sua Chiesa. È considerato il primo papa.

« Pietro, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?. « Sì, Signore: tu lo sai che ti amo ».Da questa domanda e da questa risposta nacque il papato.

Secondo il racconto evangelico Pietro, figlio di Giovanni, si chiamava Simone ed era nato nel villaggio di Betsaida, sul mare di Galilea, come il fratello Andrea, anche lui pescatore.

Pietro era sposato e viveva a Cafarnao con la moglie, la suocera e il fratello, quando Gesù l’incontrò. Chiamò i due fratelli a seguirlo e poi li presentò agli altri discepoli. Pietro fu un uomo pieno di limiti e di dubbi, ma rimase sempre fedele al messaggio trasmessogli da Gesù. Egli impersona le debolezze e le incertezze di tutti gli esseri umani, che risolve alla fine con la fermezza della fede. Pietro fu martirizzato a Roma mediante crocifissione a testa in giù nell’anno 64 o 67, durante le persecuzioni di Nerone. Il simbolo del santo sono le chiavi del Regno.

Il corpo riposa sotto l’altare della Confessione nella basilica vaticana. Si festeggia assieme a S. Paolo il 29 giugno.

S. Paolo, apostolo e martire è il cofondatore assieme a san Pietro della Chiesa di Gesù.

Nacque a Tarso in Cilicia agli inizi dell’era volgare e morì a Roma nel 67, al tempo dell’imperatore Nerone. Fin da bambino portava due nomi: Saulo (semitico) e Paolo (romano).

Paolo era figlio di ebrei osservanti, seguaci dei farisei, ma godeva della cittadinanza romana.

Egli non conobbe personalmente Gesù, ma solo attraverso il contatto con i primi cristiani, e specialmente con il diacono e protomartire Stefano.

Da giovane partecipò attivamente alle persecuzioni dei cristiani. Ma un giorno, sulla via di Damasco, avvenne un brusco cambiamento di missione: da persecutore a missionario di Cristo. Una voce misteriosa lo rimproverò dolcemente: « Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? ». Paolo non dubitò mai, sino al suo martirio in Roma, della realtà della visione.

Compì quattro viaggi attraverso la Siria, l’Asia Minore, la Grecia, Cipro e infine Roma.

Durante questi viaggi Paolo svolse un fecondo apostolato, rivelandosi anche grande teologo e grande letterato, scrivendo alcune importanti lettere ai Corinzi e ai Galati. Proprio per questo Paolo è detto “l’apostolo delle genti”. Il suo corpo riposa nella basilica di S.

Paolo fuori le mura. Il suo simbolo è la spada e si festeggia il 29 giugno assieme a S. Pietro.


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