Tra i beni artistici storici del nostro duomo, sono da annoverare a buon diritto gli organi, il Callido e il Malvestio. Il primo, opera di uno dei più illustri costruttori della storia organaria italiana, rimasto sulla cantoria di sinistra (o in cornu evangelii), il secondo, di modesto pregio, trasferito nel 1995 dal pavimento del coro alla cantoria di destra (in cornu epistolae), utilizzato per il servizio liturgico. I due strumenti sono quindi situati contrapposti sulle due cantorie essendo stato, per ragioni pratiche, ignorato lo scongiuro che due facciate di così diverso lignaggio avessero a confrontarsi in perpetuo.

Il CALLIDO, dicevamo, è strumento prezioso, tutelato dalla Sovrintendenza con decreto di vincolo.

Sono severamente vietate modifiche, varianti del piano fonico, elettrificazioni ad eccezione del sistema di produzione del vento per il quale è generalmente accettato l’uso di un elettroventilatore in luogo del pompaggio a braccia.

Ogni intervento anche di straordinaria manutenzione dovrà essere burocraticamente autorizzato. Circa la sua introduzione nel duomo di Cittadella, già si è detto in passato.

Un tale podestà Mastini riuscì diplomaticamente a strappare, per così dire, l’organo Callido alle Autorità Napoleoniche che di beni artistici avevano fatto razzia nell’area veneta. Nuove e più circostanziate notizie sulla manovra erano state raccontate da Gisla Franceschetto e rileggiamo oggi nel volume IL DUOMO DI CITTADELLA, Catalogo del fondo musicale, di Magda-Lisa Zurlo (Ed. Fondazione Levi, 2003), eccellente lavoro dal quale si potrebbe attingere a piene mani. La data non è precisa ma secondo una ragionevole coniugazione dei fatti, accadde intorno al 1815. Da documenti d’archivio risulta infatti che nel 1818 l’organista Pietro Trojan suonasse già il nuovo organo ed anzi chiedesse un aumento di onorario proprio per l’impegno (allora affidato agli organisti, ndr) di « tener ben regolata una macchina.

. . più complicata nella variazione dei suoni » (?!). A quella data un precedente vecchio organo era inservibile da un decennio. Guardando più indietro, constatiamo che sugli organi della parrocchiale di Cittadella ci sono tracce risalenti al XV secolo, consistenti in documenti rari e frammentari, tali da rendere difficile darne conto in ordine cronologico, senza soluzione di continuità. Vi si parla di organisti che si avvicendano all’organo, o forse a due organi, ma nulla più, nulla circa le loro caratteristiche e la loro paternità. Ma ritorniamo al Callido. Nel corso degli anni che vanno dal 1817 agli inizi del 1900, non si contano gli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione operati sullo strumento, spesso da artigiani di modesta levatura, nemmeno citati tra i costruttori e riparatori degni di menzione ed a rischio di danni irreversibili.

Tali interventi erano frequentemente sollecitati dagli organisti assunti per il servizio liturgico. Tra essi i Livieri (Luca, Luigi e Cesare) che ebbero in cura il Callido fino ai primi del ‘900. Tra gli interventi viene riferito, nel 1843, come approvato, realizzato, e pagato 2000 Lire Austriache, un ”progetto ad ingrandimento e riduzione moderno” che avrebbe comportato, secondo il reperto d’archivio, una serie di registri con consistente aumento del canneggio, dei somieri, della pedaliera. Curiosamente, anzi molto curiosamente, all’atto di curarne il restauro storico, nel 1989, lo strumento si presenterà inconfutabilmente con il suo piano fonico originale, tipico dello schema callidiano, senza nessuna delle varianti o integrazioni di cui al citato progetto del 1843. Saremo tentati di chiarire appena possibile l’incongruità, in questa sede ci accontentiamo di farne cenno.

Le canne, rimosse dalla cantoria e trasferite in una stanzetta della casa canonica, risulteranno quasi al completo (circa 700). Le parti lignee dello strumento (mantici, struttura portante, canne di basseria (in legno), somieri, tastiera e pedaliera resteranno sulla cantoria per oltre 70 anni. La manipolazione delle canne ai fini del semplice ricovero in canonica costerà una reprimenda della Sovrintendenza (30/1/1965) a carico di Mons. Pesavento per aver lasciato porre mano al prezioso materiale fonico senza preventiva autorizzazione.

Naufragava probabilmente in quello stesso momento il proposito di un restauro dello strumento.

Ma l’idea rinasce nel 1987. È Don Luigi Rossi a coglierla con entusiasmo.

Si crea una piccola commissione che, esaminati alcuni preventivi, assegna il delicato lavoro di recupero ad Alfredo Piccinelli di Padova, apprezzato organaro accreditato presso la Soprintendenza di Venezia, con al suo attivo oltre cento restauri di strumenti storici, tra i quali molti Callido. In breve alla raccolta di fondi concorrono aziende, banche e privati e l’organo viene riportato in vita. La sera del 21 maggio 1990 il concerto inaugurale è affidato all’organista di fama mondiale Gustav Leonhardt.

La curiosità per l’evento e la fama del musicista fanno riempire il duomo, non solo di Cittadellesi.

Il programma scelto con gusto un po’ teutonico dall’illustre organista, la massiccia presenza umana con conseguente assorbimento delle sonorità che si diffondono nella navata, non pongono in sufficiente evidenza tutti i pregi sonori del Callido e così per l’uditorio l’effetto risulterà un po’ meno suggestivo.

I pregi dello strumento verranno in piena luce negli anni successivi con i molti organisti di chiara fama che si avvicenderanno alla piccola tastiera. Ricordiamo cronologicamente Stefano Innocenti, Volfango Dalla Vecchia, Francesco Finotti, Umberto Forni. Un po’ alla volta la storia dell’organo Callido è storia attuale. Per un breve periodo, un paio d’anni fa, le messe serali della domenica sono accompagnate con grande bravura dal giovanissimo Luca Sartore, promettente concertista. I fedeli apprezzano i suoi interventi che conferiscono nuova magnificenza alla celebrazione e alla fine si attardano ad ascoltare il pezzo finale, applaudendo anche. Luca sa scegliere autori e sonorità, esplorando sapientemente le combinazioni possibili tra i registri dell’organo quelle capaci di elevare i cuori e gli intelletti alle altezze del bello assoluto e ineffabile. Purtroppo quella presenza assidua viene meno ed ora l’organo Callido si può ancora apprezzare solo in occasione di utilizzi nella forma dei concerti. Tre negli scorsi mesi di marzo, aprile e maggio, con l’organista Donato Cuzzato, grazie all’attenzione verso l’arte e alla munificenza del Presidente della Ferriera di Cittadella. E ancora tra poco, il 29 Ottobre, l’annuale concerto concomitante con l’Ottobre Cittadellese, ottavo di una serie iniziata nel 2003. C’è già una platea di ascoltatori abituali, cresciuta negli anni, dalle prime “timide” partecipazioni. Ora il pubblico ha imparato a posizionarsi quanto più possibile in vista dello strumento, per coglierne il suono diretto piuttosto che quello riflesso dalla vastità della navata. Le composizioni in programma, isolate nel silenzio profondo dell’attesa, risaltano nella loro bellezza e ci fanno ritornare a tempi remoti, quando il frastuono non aveva ancora pervaso il nostro quotidiano.

Il MALVESTIO: questa la marca originaria dell’organo sulla cantoria di destra. Acquistato nuovo nell’anno 1936 per essere posto a pavimento in coro dietro l’altar maggiore, adottava la trasmissione di tipo pneumatico-tubolare, modalità ora abbandonata dall’industria organaria con il ritorno, ogni qual volta possibile, alla trasmissione meccanica. Dopo il recupero del Callido, per favorire il lavoro di restauro degli stalli lignei del coro e per liberare l’area dietro l’altare, si decise di trasferire il corpo dello strumento sulla cantoria di destra mantenendo a pavimento la consolle (tastiera) nelle adiacenze dell’altare per consentire all’organista di seguire i canti e la liturgia.

Il collegamento tra le due parti dell’organo, assicurato da un cavo multi filare, realizza la cosiddetta trasmissione elettrica. In occasione di quella radicale trasformazione, fu anche un po’ ampliato il piano fonico mediante l’aggiunta di un registro di flauto che mancava nel progetto originale. Come già accennato non si tratta di strumento pregevole. Acquistato come organo di utilità per l’accompagnamento del canto, in periodo di gravi ristrettezze economiche proprio perché il Callido era reso inservibile, non ha guadagnato molto in seguito alla trasformazione e dislocazione sulla cantoria. E meno male che non è stata approvata, in occasione dello spostamento, la proposta di ricavarne un grosso strumento con molti più registri e due tastiere. Ne sarebbe risultato un ibrido, capace di maggiori pressioni sonore grazie ad un maggior numero di canne, ma privo di personalità.

Una macchina da suono solo più potente ma non per questo più adatta all’accompagnamento del canto, funzione alla quale la realizzazione adottata, con criteri di economia, basta e avanza. Il Malvestio, così continueremo a chiamarlo in omaggio alla sua originaria paternità, fu elettrificato, modificato e traslocato dalla ditta organaria LEORIN GASTONE & Figli di Padova nel 1992. Anch’esso ha qualche problema di invecchiamento e già un paio d’anni fa s’era verificato un grave calo di pressione nel canale del registro di decimaquinta per effetto di una fessura longitudinale del somiere principale. La grave fuga d’aria è stata tappata con un lembo di pelle di montone, ma con le escursioni termiche stagionali la situazione potrà ancora peggiorare imponendo più complessi e costosi interventi. Intanto lo strumento, come già accennato, assolve egregiamente alla sua funzione di sostegno del canto. Alla tastiera del Malvestio si avvicendano come volontari Renato Rinaldi e il Rag. Carlo Campagnaro e noi siamo lieti di citare i due amici per indicarli a pubblica gratitudine e inserire i loro nomi in questa nostra piccola storia degli organi del duomo.

Giorgio Pellegatti

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