Venerdì 25 febbraio 1695, giorno di santa Costanza, “nel levar del sole”, si verificò nell’Asolano un fortissimo terremoto.

Il “Giornale Storico Bolognese per l’anno MDCCXCV (1795)” ricorda che proprio cent’anni prima in quei luoghi « rovinarono più di 1400 case con parecchie vittime, più di 1200 case furono rese inagibili ».

Studi moderni hanno attribuito al terremoto un’intensità macrosismica prossima all’VIII grado della scala Mercalli, con punte di IX e X grado per l’epicentro tra Cavaso e Castelcucco.

In queste località viene stimata una percentuale di distruzione totale a fundamentis (“dalle fondamenta”) pari rispettivamente al 77 e al 67 per cento: il che sta a significare che 7,7-6,7 edifici su 10 furono completamente distrutti.

Anche Cittadella quel giorno avvertì il sisma ma, pur vicina all’epicentro, ne fu miracolosamente risparmiata. Ne è prova una parte ossia una deliberazione votata all’unanimità dai 61 componenti il consiglio comunale quasi un anno dopo, il 29 gennaio 1696. Eccone la trascrizione: « La pietà e la religione professata da noi deputati ad utilia (erano i preposti “alle cose utili e necessarie”, una specie di assessori di allora) di questa Magnifica Comunità, come pone la gratitudine dovuta a sua divina Maestà, per la preservazione conseguita da tutti noi e nostra Patria dal terrore del terremoto occorso il dì 25 febbraro 1695 prossimo passato, obbligano noi medesimi alle rimostranze maggiori verso l’Altissimo; per<ci>ò l’anderà parte di far celebrar una messa votiva cantata in questa chiesa parrocchiale con solenne processione con le preci e vespero ogn’anno in perpetuo, e pubblicar festa e solennità in tal giorno di 25 febbraro suddetto in ringraziamento di grazie alla divina bontà che ci ha mantenuti illesi da quelle rovine, che minacciava il terremoto stesso, et imlorare il Divino ajuto per la continuazione delle sue grazie.

Potendo noi deputati e successori per tal effetto contribuire a questo reverendissimo signor arciprete e reverendo clero e successori ducati cinque della cassa di chiesa, giusto i pubblici ordini, come anco supplicar l’eminentissimo signor cardinal di Vicenza per la festività del giorno predetto et in perpetuo come avanti per la sua inviolabile esecuzione ed osservanza. Restando la facoltà a detti deputati pro tempore di modificar et alterar detta parte conforme comporterà il bisogno circa la predetta contribuzione dell’elemosina al reverendo clero per tal funzione ».

Il successivo 14 febbraio il vescovo di Vicenza (della cui diocesi Cittadella fece parte fino al 1818) diede il proprio assenso ai « piis desideriis dictorum dominorum deputatorum et magnificae comunitatis terrae Cittadellae [ . . . ] ut missam votivam cantu cum solemni processione [ . . . ] et publicatione diei festi quolibet anno die 25 februarii in ecclesia parrochiali eiusdem terrae per dominum archipresbiterum et clerum dictae parrochialis celebrare » (« pii desideri dei detti signori deputati e della magnifica comunità della terra di Cittadella […] affinché sia cele brata una messa votiva accompagnata da una solenne processione […], e sia proclamata festa il 25 febbraio di ogni anno, da parte del signor arciprete e del clero di detta parrocchiale »).

Così pochi giorni dopo, il 25 febbraio, « in maiori ecclesia Cittadella e sub titulo Sanctorum Prosdocimi et Donati, in capella Sanctorum Apostolorum Petri et Pauli » (« nel duomo di Cittadella, nella cappella dedicata agli apostoli SS. Pietro e Paolo »), al momento dell’Offertorio della messa solenne che si stava celebrando, davanti all’arciprete Galanti, agli altri sacerdoti e ai numerosissimi fedeli, i deputati Sebastiano de Fabris, Felice Zonco, Girolamo Comino e Giovambattista Bisegoto « emiserunt solemne votum [ . . . ] et facta oblatione cerei et ducatorum quinque » (« fecero voto solenne [ . . . ] fatta l’offerta del cero e dei cinque ducati »). Dopo la Comunione si tenne quindi una processione, alla quale parteciparono una “multitudine virorum et mulierum” (“moltissimi uomini e donne”), il clero e i componenti delle varie fraglie cittadine: la processione « directa fuit ad suburbium Patavinum et ad capellam praedicta terminata » (« dopo aver toccato il borgo Padova si concluse alla cappella sopradetta »).

Oggi la ricorrenza del 25 febbraio è dimenticata e non si sa fino a quando sia stata osservato il voto solenne di considerare festivo tale giorno. A ricordo della miracolosa avventura, vissuta dai Cittadellesi di oltre 300 anni fa, nel nostro duomo è però ancora affissa una lapide, già appartenente alla vecchia parrocchiale, che reca incise le seguenti parole:


ANNO XCV POST XVI REDEMPT(IONIS) SAECULUM

QUINTO KALENDAS MARTIAS ORIENTE SOLE

CUM IN HOMINEM REBELLANS NATURA

INGENTI TERRAE MOTU

MINARETUR VEL SUB TECTO SEPULCHRORUM

SERVATA CITTADELLAE COMMUNITAS

VOTI REA

DIVO APOSTULO PAULO

SEMEL QUOTANIS EADEM DIE

SACRUM SOLEMNITER CELEBRARI

IN GRATIARUM ACTIONEM POLLICITA

PERPETUUM HOC POSUIT MONUMENTUM


« La mattina del 25 febbraio dell’anno del Signore 1695, quando la natura ribelle minacciò gli uomini anche nelle tombe con uno spaventoso terremoto, fu salvata la comunità di Cittadella, obbligata a sciogliere un voto al santo apostolo Paolo e a celebrare solennemente un sacro rito, ogni anno ne medesimo giorno, in rendimento di grazie. Questo monumento è stato posto a perenne memoria ».


"Per un pugno di dollari"


Cittadella ascolta


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