Il mese di maggio, si sa, è il mese delle rose ed è anche il mese mariano per eccellenza.

Un verso tratto da un canto medievale alla Madonna ci introduce perfettamente in questa atmosfera. Il verso dice: “Ave, fulgida rosa, roveto sempre ardente, ave, pianta fiorita dalla stirpe di Jesse”.

Dunque, maggio mese mariano! La devozione popolare di questo mese è appunto quella alla Madonna “regina di maggio”, e fare il mese di maggio vuol dire recitare il rosario serale, magari davanti al capitello della contrada o in chiesa ed imporsi un sacrificio quotidiano, definito “fioretto alla Madonna”. È una pratica iniziata in Italia dopo il Concilio di Trento (1545-1565), secondo una politica seguita costantemente dalla Chiesa di penetrazione religiosa nella vita tradizionale popolare. Fu un celebre gesuita, nel 1786, che suggerì la devozione del maggio mariano a numerosi Vescovi, una pratica fino allora riservata alle Congregazioni Mariane e intesa come riparazione al peccato. In poco tempo, dall’Italia si diffuse in tutto il mondo. Ma per trovare la pietà del rosario strutturata così come si presenta oggi, bisogna arrivare al secolo scorso, con le grandi apparizioni di Lourdes e di Fatima, che tanto influirono sulla religiosità cattolica.

È proprio da queste che ci derivano le “giaculatorie” mariane inserite nel rosario.

I luoghi di incontro e di preghiera collettiva, diventano ben presto i capitelli, sparsi dovunque, senza soluzione di continuità. Sono frammenti di storia, inimitabili documenti di arte e di cultura popolare.

Ogni angolo di questa terra cittadellese ha il suo capitello dipinto, la sua immagine sacra.

Sempre caratteristica. Da vedere, in ogni occasione. Da decifrare nel suo più profondo significato religioso in quanto frutto di una devozione ben radicata nella pietà popolare del passato.

Nel contesto della nostra comunità si contano a centinaia le immagini devozionali e tutte insieme costituiscono un’agiografia distribuita nei luoghi più vari e più nascosti.

Si tratta, in genere, di affreschi parietali situati sotto i portici delle case coloniche o in luoghi ben esposti al pubblico.

Alcuni sono molto belli, dovuti a mani esperte di pittori famosi come la Sacra Famiglia affrescata nel portico di palazzo Cassinis, ora casa Linguanotto a San Donato, attribuito a Giambattista Zelotti, il più grande allievo di Paolo Veronese.

L’origine di dipingere immagini sacre a scopo devozionale è molto antica. Si aggancia all’uso romano di porre al limite di ogni miglio lungo le strade cippi e cappellette sacre dedicate agli dei protettori, che, con il diffondersi del Cristianesimo, furono sostituite con le immagini dei Santi e soprattutto della Madonna.

Nelle campagne venete era usanza collocare immagini sacre anche sui tronchi di alberi secolari, all’inizio delle “piantate”, sui filari di gelsi per i bachi da seta o sugli alberi più alti che sovrastavano i vigneti, specie dove passavano le “rogazioni”, un’altra antica usanza pagana che la Chiesa cattolica trasformò in altrettanti riti propiziatori. Così creatività dell’uomo e ambiente naturale divennero espressione di fede e di radicata religiosità.

Chi oggi desidera una gita all’insegna della spiritualità e della meditazione ha sul giro dei capitelli un’ampia possibilità di scelta.

Nel Cittadellese le immagini votive che si incontrano più frequentemente sono quelle dedicate alla Madonna di Monte Berico, alla Madonna delle Grazie, alla Madonna di Loreto, alla Madonna Addolorata, alla Madonna Regina delle Rose, alla Madonna Regina della Pace, a quella del Rosario di Pompei, del Carmelo, alla Madonna del Caravaggio e, in epoca recente, alla Vergine di Lourdes, di Fatima e di Medjugorje, ma anche alla Madonna delle Vittorie e della Salute.

Non si creda, comunque, che la devozione alla Madonna sia una pratica recente, perché già nel XIII secolo Alfonso X il Saggio, re di Castiglia e Leon, associava la Madonna al mese di maggio cantando in una sua appassionata laude: “Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, tu luce dei Santi e dei cieli via”.

Qualsiasi commento a questo verso risulterebbe superfluo!

 

Oscar Brotto


"niente paura"


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