Lepanto, 7 ottobre 1571 - Fatima, 13 ottobre 1917

A differenza delle altre componenti cristiane, Ortodossi, Luterani, Anglicani, Calvinisti, Metodisti, Avventisti eccetera, noi Cattolici abbiamo una formidabile “arma” in più per pregare, ringraziare Dio e ottenere grazie: è il Santo Rosario della Beata Vergine Maria, una pratica popolare molto antica che trovò larghissima diffusione a opera dei Domenicani.

Il Rosario consiste nel recitare 20 decine di Ave Maria; ogni decina comincia con il Pater e finisce con il Gloria, premesso l’annuncio di un mistero, cioè di un episodio della vita della Vergine o del Redentore (5 detti gaudiosi, 5 dolorosi, 5 gloriosi e 5 della luce, aggiunti recentemente da Giovanni Paolo II). Ordinariamente se ne recita la quarta parte con l’uno o l’altro dei quattro gruppi di misteri, e per contare esattamente le Ave Maria si fa uso di una corona di 50 grani, con interposto un grano maggiore ogni 10.

Ma quando cominciò esattamente a diffondersi la recita del Rosario come preghiera singola e come pia pratica collettiva? Certamente l’origine è molto antica, risale forse al XII secolo, quando una primitiva forma di Rosario sostituì, per le persone incolte, la recita dei 150 salmi. Ma la sua grande affermazione avvenne quattro secoli fa, quando i Turchi minacciavano seriamente il mondo cristiano, disunito, impegnato in guerre di religione (è il periodo della Riforma e della Controriforma) alle quali si aggiungevano sorde rivalità politiche tra i vari stati.

Solimano invece, il grande sultano turco, dominava tutto l’Islam e progressivamente aveva finito per controllare tutto il bacino del Mediterraneo.

Certo, Genova, Venezia, Pisa, Amalfi, l’Austria, la Spagna, la Francia ogni tanto inviavano delle spedizioni qua e là per snidare i pirati barbareschi, ma il nemico sapeva ben difendersi con scaramucce quando non aveva forze sufficienti per annientare le flottiglie nemiche, per massacrare le truppe o farle prigioniere.

Così, ciascuna delle potenze occidentali esauriva separatamente le deboli forze che poteva distrarre dagli eserciti, e tenere libero quell’indispensabile polmone che il Mediterraneo costituiva per l’Occidente.

Nel 1571, Solimano pensò fosse giunto il momento di sferrare il grande colpo e approfittare delle divisioni della Cristianità per conquistare l’Europa. La Mezzaluna stava per rovesciare la Croce. Solimano radunò dunque tutte le sue forze. I servizi segreti dell’epoca dei vari paesi occidentali appresero così che a Lepanto, nel canale di Corinto, si stava attuando un formidabile concentramento di forze navali e di truppe da sbarco. Il pericolo era così grande che, d’accordo con il Papa, gli Occidentali si decisero finalmente di unire le loro forze per cercare di farvi fronte. Sfinita dalle sue lotte interne di religione, la Francia era assente. Ma tutti gli altri paesi cattolici armarono delle navi per formare una flotta comandata da un capitano di 26 anni, don Giovanni d’Austria, fiancheggiato dalle galere di Marcantonio Colonna, di Sebastiano Venier, di Giannandrea Doria e di Agostino Barbarigo.

Molti sono stati in seguito gli esperti navali che hanno riferito in tutti i dettagli come don Giovanni abbia saputo annientare senza remissione un avversario molto abile, nettamente superiore in uomini e armamenti, e che era circondato da una aureola di invincibilità.

La vittoria cristiana fu grande e completa. Circa 8.000 Turchi caddero morti e 10.000 prigionieri; 60 galere furono affondate o incendiate, 117 catturate. I Cristiani perdettero 12 galere ed ebbero 7.500 morti. Vennero liberati 12.000 galeotti cristiani.

Chi ottenne questa vittoria? Certo gli uomini d’arme combatterono.

Ma il mondo cristiano attribuì la sua liberazione a Maria, che il Papa Pio V (Antonio Michele Ghislieri) aveva fatto invocare da tutti i fedeli i quali, durante la battaglia, avevano recitato migliaia di rosari.

Nello stesso momento in cui, nel lontano Oriente, si svolgeva la terribile e decisiva battaglia, Pio V ebbe la visione della vittoria. Ed è appunto in seguito a questa grazia che venne istituita la festa di Nostra Signora della Vittoria, che il successore Gregorio XIII trasformò in festa del Rosario, ricorrente la prima domenica di ottobre. Subito fu largamente propagata e infine estesa a tutta la Chiesa da Clemente XI.

Oggi, nell’anno 2011, non è soltanto l’Occidente cristiano, ma è tutta la Chiesa, a tutte le latitudini, che si trova nuovamente in difficoltà. Solimano ha ceduto il posto al modernismo, al razzismo, all’egoismo, e ad assurde guerre di interesse economico, nemiche della Cristianità.

È proprio questo il momento di ricordarci che la lotta attuale è più che mai una lotta di uomini contro altri uomini. Le pressanti raccomandazioni di Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, riguardo alla preghiera del Rosario, ci insegnano a quale reale profondità si pone la lotta che divide il nostro mondo.

Per inciso, ricordiamo che Giovanni XXIII dopo qualche mese dell’ascesa al pontificato, si confidò in una udienza che egli trovava il tempo di recitare ogni giorno il Rosario intero.

E sottolineamo anche che questo è il momento di ricordarci che nel mese di ottobre del 1917, prevedendo la terribile lotta tra le varie forze avverse del mondo moderno, la Vergine Maria è venuta a portarci un programma di preghiera e di penitenza come mezzo di conversione, come preludio all’unione tra Oriente e Occidente, come speranza, infine, di pace.

Saremo capaci di comprendere il significato della semplice e grandiosa affermazione che mette il suggello al messaggio di Fatima: « Io sono la Madonna del Rosario! »?

Oscar Brotto


"Per un pugno di dollari"


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