I brani che seguono sono tratti dal cap. XXX della “Vita prima sancti Francisci” scritta da fra’ Tomaso da Celano.

“La sua maggior cura, il suo più vivo desiderio, il suo supremo proposito era di osservare in tutto e sempre il santo Vangelo; e perfettamente, con ogni vigilanza e premura, con tutto il desiderio della mente e tutto il fervore del cuore, seguire gli insegnamenti e imitare gli esempi del signor nostro Gesù Cristo [ . . . ]. È da ricordare a questo proposito e da celebrare con riverenza quanto fece, tre anni prima di morire, presso Greccio, il giorno di Natale del signor nostro Gesù Cristo (era quindi il 25 dicembre del 1223).

Viveva in quel territorio un tale di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, assai amato dal beato Francesco perché, pur essendo di nobile famiglia e assai stimato, sprezzava la nobiltà del sangue e ambiva solo la nobiltà dello spirito. Il beato Francesco, circa quindici giorni prima del Natale, lo fece chiamare, come faceva spesso, e gli disse: “Se hai piacere che celebriamo a Greccio questa festa del Signore, precedimi e prepara quanto ti dico. Vorrei raffigurare il Bambino nato in Bethehem, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si trovava per la mancanza di quanto occorreva a un neonato; come fu adagiato in una greppia e come tra il bove e l’asinello sul fieno si giaceva”. Uditolo, quell’uomo buono e pio se ne andò in fretta e preparò nel luogo designato tutto ciò che il santo gli aveva detto.

Giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza; sono convocati i frati da parecchi luoghi e gli uomini e le donne della regione festanti portano, ognuno secondo che può, ceri e fiaccole per rischiarare la notte che, con il suo astro scintillante, illuminò i giorni e gli anni tutti.

Giunge infine il santo di Dio, vede tutto preparato e ne gode; si dispone la greppia, si porta il fieno, son menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Bethlehem.

La notte riluce come pieno giorno, notte deliziosa per gli uomini e per gli animali; le folle che accorrono si allietano di nuovo gaudio davanti al rinnovato mistero; la selva risuona di voci e agli inni di giubilo fanno eco le rupi.

Cantano i frati le lodi del Signore e tutta la notte trascorre in festa; il santo di Dio se ne sta davanti al presepio, pien di sospiri, compunto di pietà e pervaso di gioia ineffabile.

[ . . . ] Il santo di Dio [ . . . ] canta con voce sonora il santo Evangelo; quella voce robusta, dolce, limpida, canora invita tutti alla suprema ricompensa.

Poi predica al popolo e dice dolcissime cose sulla natività del Re povero e sulla piccola città di Bethlehem.

[ . . . ] Si moltiplicano là i doni dell’Onnipotente e un uomo assai virtuoso vi ha una mirabile visione. Vedeva nel presepio giacere un bambinello senza vita; e accostargli si il santo e svegliarlo da quella specie di sonno profondo. Né tal visione era in disaccordo con la realtà; giacché il bambino Gesù nei cuori di molti, ove era dimenticato, per la sua grazia, veniva risuscitato dal santo servo suo Francesco, il suo ricordo profondamente impresso nella loro memoria.

Terminata finalmente la veglia solenne, ognuno se ne tornò a casa con gioia. Il fieno posto nella mangiatoia fu conservato affinché per esso il Signore guarisse i giumenti e gli altri animali moltiplicando la misericordia. E veramente è avvenuto che parecchi animali, colpiti da varie malattie, nella regione circostante, dopo aver mangiato un po’ di quel fieno, furono sanati.

Anzi anche alcune donne in lungo e difficile parto, postosi indosso un poco del detto fieno, felicemente han partorito; e molti uomini e donne con tal mezzo sono scampati da vari mali.

Ora quel luogo è stato consacrato al Signore e vi è stato costruito un altare in onore di san Francesco e dedicatagli una chiesa, affinché laddove gli animali un tempo mangiarono il fieno, ivi ora gli uomini possano, per la salute dell’anima e del corpo, mangiare le carni dell’Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo signor nostro, il quale con infinito indicibile amore diede se stesso per noi; ed ora col Padre e con lo Spirito Santo vive e regna, Dio eternamente glorioso, nei secoli dei secoli. Amen. alleluia, alleluia”.

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