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Con sant’Antonio abate (che abbiamo incontrato nel precedente numero di questo Bollettino) nacque il monachesimo di tipo eremitico. Grazie soprattutto alla sua biografia (scritta prima del 370 da sant’Atanasio di Alessandria d’Egitto), l’esempio antoniano attrasse molti uomini animati dalla sua stessa passione interiore.

San Girolamo (347 circa- 419/20), sacerdote e dottore della Chiesa, fu il più precoce.

Antonello da Messina, 1474: “San Girolamo nello studio”. Londra, National Gallery.Alcuni lo dicono originario dell’Illirico (tra Croazia, Bosnia e Dalmazia), altri ai confini dell’Italia nord-orientale (tra Aquileia ed Emona o Lubiana): quel che appare certo è che fu costretto a lasciare il suo villaggio in seguito all’invasione dei Goti. Giunto a Roma, compì gli studi presso il famoso “grammatico” Elio Donato che gli trasmise l’amore per gli autori classici greci e latini (sopra tutti Virgilio). Visitò allora anche le catacombe, rafforzandosi così con l’esempio degli eroismi dei martiri cristiani. Verso la fine dei suoi studi ricevette infine il battesimo da papa Liberio (352-366).

Sui vent’anni Girolamo lasciò quindi Roma per Treviri in Germania, laddove risiedeva l’imperatore, forse confidando in un impiego nella corte palatina.

Qualcosa tuttavia gli fece improvvisamente cambiare idea.

Determinatosi a seguire l’esempio antoniano Girolamo tornò dapprima in Italia, ad Aquileia, dove assieme ad un gruppo di amici (tra cui il condiscepolo romano Rufino) condusse comune vita ascetica, sotto la direzione e nella casa del prete Cromazio. Da qui però, nel 374, decise di partire alla volta di Gerusalemme.

Ma, colpito da una malattia, fu costretto a starsene ad Antiochia che abbandonò ben presto per isolarsi per alcuni anni nel deserto di Chalcis. Fu allora che lesse attentamente la Scrittura, cominciando inoltre lo studio dell’ebraico.

Ritornato ad Antiochia, e poi a Costantinopoli, approfondì il suo percorso esegetico (cioè di interpretazione critica e di commento della Bibbia) presso Apollinare di Laodicea e Gregorio di Nazianzo. Cominciò inoltre a tradurre in latino una serie di omelìe di Origene (185 circa-253/54), il più fecondo scrittore tra i padri della Chiesa, al quale attribuì più di duemila libri.Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, 1604: “San Girolamo al lavoro”. Roma, Galleria Borghese.

Nel 382, su invito di papa san Damaso I (366-384), Girolamo venne a Roma per partecipare ad un sinodo che intendeva risolvere lo scisma antiocheno.

I tre anni di questo suo secondo soggiorno romano si rivelarono fondamentali per la sua ulteriore attività letteraria.

Diventato infatti segretario ed amico del pontefice (del quale pareva dover essere il successore), ebbe l’incarico di rivedere la versione del testo latino della santa Scrittura, la cosiddetta “Itala”.

Da quel momento in poi egli non smise più di occuparsi della Bibbia. E frutto di quegli studi, durati decine di anni, furono i numerosi scritti di scienza biblica e sopratutto la versione latina del santo libro, indicata più tardi come la “Vulgata”( che in latino significa “diffusa, divulgata, resa nota a tutti”).

Lasciata Roma dopo la morte del pontefice, egli si stabilì a Betlemme dove, grazie alla ricca patrizia romana santa Paola ed a suo figlio Eustochio che lo accompagnarono, furono costruiti tre monasteri femminili diretti dalla santa e uno maschile diretto da Girolamo stesso. Si aggiunsero ben presto un ospizio per i pellegrini e una scuola monastica nella quale Girolamo spiegava anche i sempre amati autori classici.

Alla quiete (parafrasando Leopardi) era destinata tuttavia a succedere la tempesta.Bartolomeo Montagna, 1500-1502: “San Girolamo nel deserto”. Milano, Pinacoteca di Brera.

Gli ultimi anni furono infatti tumultuosi: nacquero contrasti con Giovanni vescovo di Gerusalemme (ed anche con vecchio amico Rufino) e finì coinvolto nella controversia pelagiana quando nel 415 l’ersesiarca Pelagio arrivò in Palestina, rischiando di rimanere ucciso nell’incendio del suo monastero.

Morte che lo colse pochi anni dopo, il 30 settembre del 419 o del 420.

Senza dubbio san Girolamo fu il più dotto tra i padri della Chiesa latina; certamente fu il più grande erudito del suo tempo che già lo ammirò come l’unico “vir trilinguis”, per la conoscenza perfetta del greco, del latino e dell’ebraico che gli consentì di portare a termine la “Vulgata”, la sua opera più nota.Giovanni Bellini. 1490 circa: “San Girolamo leggente”. Washington, National Gallery of Art.

Luigi Sangiovanni


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