Nel VII secolo, dopo la conquista araba di Gerusalemme e della Terrasanta e nonostante la relativamente pacifica convivenza fra le tre grandi religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo e islamismo), il pellegrinaggio orientale diventò molto più rischioso, tanto da venir lentamente soppiantato da quello per Roma.

Roma era la città dove avevano trovato la morte Pietro e Paolo e con loro innumerevoli schiere di martiri, santi e sante. Nelle catacombe e nei suoi grandi edifici sacri si potevano onorare i corpi e le reliquie di quelle vite esemplari; a Roma vi era inoltre la sede del primo dei vescovi e successore di Pietro, il papa.

Non poteva essere che Roma, quindi, a diventare la “seconda Gerusalemme”! I pellegrini che vi si dirigevano furono detti “romei” e la principale strada percorsa da quelli che arrivavano dal nord Europa fu la Via Francigena.

Sin dal 725 si ha notizia di un percorso chiamato “Iter Francorum” (“Strada dei Franchi”); lo stesso che nell’876 in un manoscritto dell’abbazia di San Salvatore del Monte Amiata è detto per la prima volta Via Francigena; e con questo nome è ormai identificato nell’anno 990, quando lo percorse l’inglese Sigerico vescovo di Canterbury.

Su coloro che provenivano da quelle latitudini Paolo Diacono (720 circa-799), storico dei Longobardi, si esprime così: “In quel tempo, per ispirazione divina, un gran numero di nobili e di popolani, uomini e donne, duchi e borghesi della nazione inglese avevano l’abitudine di venirsene dall’Inghilterra a Roma” (Historia Longobardorum, libro VI, cap. 37, 1-3).

Lungo il tratto italiano della Via Francigena o Romea si trovavano o sorsero santuari dedicati al culto di qualche santo o santa con le sue proprie reliquie; ma anche ospizi e luoghi di sosta per l’accoglienza dei fedeli, contribuendo così allo sviluppo economico e sociale delle cittadine (come Lucca, San Gimignano, Bolsena) percorse dalle folle di pellegrini. Molte altre erano naturalmente le strade che i pellegrini del Settentrione potevano percorrere per giungere a Roma. Una tra le più frequentate scendeva dalla Valsugana e passava proprio qui da noi, nello stesso luogo dove nel 1220 sarebbe sorta Cittadella. Ne sono testimonianza, preesistenti all’attuale Duomo, gli affreschi e le fondamenta appartenenti a un cenobio o monastero intitolato a Sant’Antonio di Vienne, cioè all’omonimo ordine di ospitalieri, monaci e laici “specializzati” nell’accoglienza dei pellegrini (v. Cittadella. Comunità parrocchiali, dicembre 2011-gennaio 2012).

Per ravvivare i pellegrinaggi che nel secolo XIII avevano registrato una flessione, papa Bonifacio VIII (al secolo Benedetto Caetani, papa dal 1294 al 1303) indisse il primo “giubileo” o anno santo per l’anno 1300. Chiunque avesse pregato nelle basiliche romane di San Pietro e di San Paolo avrebbe ottenuto l’indulgenza plenaria, gli si sarebbero cioè rimessi tutti i peccati. A queste due basiliche Clemente VI (Pierre Roger, 1342-52) aggiunse San Giovanni in Laterano; Gregorio XI (Pierre- Roger de Beaufort, 1370-78) Santa Maria Maggiore.

Si deve a san Filippo Neri (1515- 95) l’istituzione della tradizionale visita alle sette chiese, con l’aggiungere Santa Croce di Gerusalemme, San Lorenzo e San Sebastiano fuori le Mura.

Il secondo giubileo avrebbe dovuto tenersi cent’anni dopo. Ma, con riferimento alla Bibbia (laddove si parla di un periodo di cinquant’anni al termine del quale la terra era lasciata a riposare incolta, i prigionieri e gli schiavi dovevano essere liberati e i debiti annullati: Levitico, 25, 10-12), nel 1343 Clemente VI portò l’intervallo a cinquant’anni.

Nel 1389 Urbano VI (Bartolomeo Prignano, 1378-89) lo ridusse a trentatre anni per ricordare l’età mortale di Gesù; il veneziano Paolo II (Pietro Barbo, 1464-71), nel 1470, lo fissò negli odierni venticinque: in questa maniera ognuno nel corso della propria esistenza aveva la possibilità di partecipare all’evento.

Il cronista fiorentino Giovanni Villani (1280 circa-1348) narra che a quel primo giubileo furono presenti almeno 200.000 pellegrini. Tra i più celebri: Petrarca e Dante. Ed ecco come quest’ultimo tratteggia da par suo (Inferno, XVIII, 28-33) l’andirivieni dei fedeli dalla chiesa del primo degli apostoli; fedeli doverosamente divisi su due colonne: “come i Roman per l’essercito molto, l’anno del giubileo, su per lo ponte hanno a passar la gente modo colto, che da un lato tutti hanno la fronte verso ‘l castello e vanno a Santo Pietro, dall’altra sponda vanno verso ‘l monte”.

Luigi Sangiovanni


"niente paura"


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