Adesso per disposizione dell’Autorità civile lo squillo delle campane è regolamentato in modo da non disturbare la quiete pubblica. Il rumore delle auto che scorazzano per le vie cittadine o il fracasso procurato dai nottambuli chiassosi non infastidisce il sereno riposo della gente.
Negli anni 20-30-40 il suono delle campane iniziava all’alba con l’Ave Maria e accompagnava durante la giornata tutte le manifestazioni religiose.
La celebrazione delle Messe era segnalata dal loro richiamo sonoro.
Al mezzodì indicavano la pausa pranzo e spesso nel pomeriggio, con mesti rintocchi invitavano a pregare per chi era passato a miglior vita. In un paese a noi vicino si segnalava anche l’agonia di una persona vicina al trapasso. Nelle giornate di grande festa, quali Natale e Pasqua, il concerto proveniente dal campanile era particolarmente armonioso e squillante, dava un senso di gioia piena.
Per il 2 novembre, che è la ricorrenza di tutti i Defunti, il suono emesso indicava grande mestizia e i ritmici tocchi che si ripetevano ogni mezzora colpivano il nostro animo che si apriva a una prece per le persone care giacenti in Cimitero e quel luogo e in quel giorno era infiorito ed illuminato da mille fiammelle.
In quel tempo la voce delle campane era assai gradita e non infastidiva perché accompagnava le nostre giornate nei momenti più incisivi sia di gioia che di dolore. Il loro squillo si espandeva su tutto il vasto territorio parrocchiale ed era un richiamo della chiesa ad elevare un pensiero a DIO. Parte di un sonetto del poeta ZANELLA recita:
Campana del Giubileo
“Campane de’ villaggi!”

Il triplice concerto
passa rombando nella buia stanza:
poi rapido dilegua in lontananza
e maggior torna col tornar del vento
che tra le cime sibila de’ faggi,
campane de’ villaggi!


Con voi per una porta
entrano i sogni dell’età più cara,


Io ricordo molto bene lo scampanìo del passato che rappresentava per me una voce amica.
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