Tra i numerosi tesori conservati nel Museo del nostro Duomo (del quale si auspica la quanto più prossima apertura al pubblico) bisogna annoverare alcuni antichi libri liturgici. La loro stampa deriva dalle disposizioni del Concilio di Trento (1545-1563) e, finalmente, da quelle di papa san Pio V (Antonio Michele Ghislieri, pontefice dal 7 gennaio 1566 al 1° maggio 1572), papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 30 gennaio 1592-3 marzo 1605) e papa Urbano VIII (Maffeo Barberini, 6 agosto 1623-29 luglio 1644).

Fu così possibile dotare ogni parrocchia di norme e testi col fine di rendere omogenei e regolari la liturgia e lo svolgimento del culto, fino ad allora in balìa delle limitate conoscenze e della buona volontà dei sacerdoti.
Non è questa la sede per parlare del Concilio di Trento sotto il profilo dottrinale, ma non bisogna tacere della sua importanza, diciamo sotto il piano amministrativo. Bastino due esempi: si istituirono i seminari, cioè le scuole destinate alla formazione dei futuri preti; ogni parroco venne obbligato a tenere regolari registri su cui annotare regolarmente i battesimi e le morti dei propri parrocchiani (successivamente anche i matrimoni): decisione questa che permette di ricostruire oggi le genealogie famigliari di antico regime, data l'assenza totale di un servizio anagrafico "statale" centralizzato (entrato in vigore solo nel 1871).
Ma tornando ai nostri libri liturgici qui conservati, spiccano per vetustà, imponenza e ricchezza coloristica un "Graduale

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