Come accennato nel precedente numero del Bollettino, le disposizioni del concilio di Trento (sessione XXIV dell'11 novembre 1563) obbligarono i parroci a registrare i nominativi delle coppie unite in matrimonio e dei battezzati con i loro padrini e madrine: – « [ . . . ] Il parroco abbia un libro nel quale indichi i nomi dei coniugi, il giorno e il luogo del matrimonio; e tenga questo libro diligentemente presso di sè».
– « [ . . . ] Il parroco, prima di recarsi a conferire il battesimo, si informi diligentemente presso gli interessati; quindi [ . . . ] trascriverà i loro nomi nel registro e li informerà della parentela (spirituale) che hanno contratto [ . . . ] ».
La registrazione dei defunti fu resa obbligatoria nel 1614. Nel "Rituale Romanum" di Paolo V (Camillo Borgese, papa dal 1605 al 1621) infatti si legge: "Formule scribendi in libris habendis apud parochos", cioè i libri che ogni parroco doveva tenere, cioè quelli dei battezzati, dei cresimati, degli sposati e dei defunti, ai quali veniva aggiunto anche quello detto "Status animarum", vero e proprio censimento dei parrocchiani casa per casa.
Per quanto riguarda la diocesi di Vicenza (nella quale Cittadella rimase fino al 1818) già nel 1583 il vescovo Michele Priuli si esprimeva così, con riguardo alla tenuta del libro dei defunti: « [ . . . ] statuimus, ubi primum quis fuerit mortuus, parochum sub cuius parochia ille decessit [ . . . ] debere in libro ad hoc deputato ascribere nomen, cognomen, patriam et alias qualitates illius defuncti et quo die et hora mortuus sit et ubi sepultus; cuius libri exemplum quotannis tam parochus quam praefectus [ . . . ] ad archivum episcopalem deferant» (« [ . . . ] stabiliamo che il parroco del luogo dove uno è morto debba tenere un libro sul quale scrivere il nome, il co gnome, la provenienza e altre notizie riguardanti il defunto, il giorno e l'ora della morte e dove è stato sepolto; ogni anno una copia del registro deve essere portata nell'archivio vescovile a cura del parroco o del preposito »). Analoghe disposizioni furono emanate per gli altri registri.
Dalle notizie che si possono ricavare dagli archivi comunale e del Duomo risulta che Cittadella anticipò di molto sia le disposizioni conciliari che quelle attuative successive.
In parrocchia il primo registro dei battesimi ancora oggi conservato inizia con la data del 15 dicembre 1566 (e termina il 24 maggio 1575; in esso ogni tanto compaiono anche registrazioni di matrimoni del 1568-69). Tuttavia la seguente notizia (che traggo da un processo del 2 giugno 1553 conservato nell'archivio comunale) fa retrocedere di almeno un quarantennio la regolare tenuta di questo tipo di registri: « Ch'el libro della giesia, dove è il conto et nota delle creature maschi et femine che si batezano sotto la cura de l'archipresbiterato de Cittadella comincia adì cinque zenaro mille cinquecento e vintisette, et s'attrovano continuamente scritti de man del prete batizante li nomi proprii di batezadi, maschi et femine, padri di loro et compadri, per molti anni et desene da poi, né s'attrova scritta Benetta fìa de ser Girolamo ditto Cima Bonhomo da Cittadella [ . . . ] » (l'arciprete precursore fu il famoso Pietro Cauzio del quale mi riservo di parlare in altra occasione).
Da quanto sopra risultano quindi mancare i registri dei battesimi dal 1527 al 1566; ciononostante l'archivio della parrocchia del Duomo è uno dei meglio conservati! Esso comprende inoltre: libri dei matrimoni dal 2 maggio 1604; libri dei defunti dal 3 gennaio 1606; "Status animarum" dal 1754 al 1800.
Grazie al lavoro di preziosi volontari erano ormai alcuni anni che si stava procedendo alla digitalizzazione dei registri. Recentemente però (confrontando esperienze simili) si è visto che la riproduzione fotografica garantisce una migliore risoluzione, oltre a consentire una indicizzazione e una velocità maggiore nell'acquisizione delle immagini.
Si è quindi scelto di operare in questo senso (anche qui mediante volontari!): allo stato attuale sono stati fotografati tutti i registri dei battesimi coi relativi indici cosicché la loro consultazione permetterà agli originali di "riposare", vista la loro età e lo stato di conservazione in alcuni punti assai critico (mi riservo di dare ulteriori notizie a completamento dell'opera).
Ovviamente per alcuni secoli i libri canonici sono stati scritti in latino, anche con abbreviazioni paleografiche; ma non bisogna spaventarsi, c'è sempre qualcuno disponibile a dare una mano! È infine importante ricordare che gli atti ricavati da questi libri producono effetti giuridici per tutti gli anni anteriori al 1871, anno in cui entrò in vigore il servizio anagrafico nazionale. È un motivo in più per conservarli gelosamente!

Luigi Sangiovanni


"Per un pugno di dollari"


Cittadella ascolta


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