Quando troviamo scritto che nel Medioevo e per gran parte del cosiddetto Evo moderno (indicativamente fino a Napoleone, ai primi del secolo XIX) i morti si seppellivano in chiesa, si deve sapere che non si indicava solo l'edificio vero e proprio, ma anche tutto lo spazio che lo circondava. Si seppelliva così dentro la chiesa accanto alle reliquie (ad sanctos), contro le mura esterne o intorno (in porticu),

sotto le grondaie (sub stillicidio) grazie alle quali l'acqua piovana, che aveva bagnato l'edificio sacro e che era quindi diventata essa stessa sacra, irrorava e sacrava i sepolcri.
È vero che per molto tempo dentro le chiese furono sepolti solamente gli appartenenti al clero secolare e regolare; infine anche uomini illustri e chi fosse stato in grado di lasciare del denaro da destinare alla realizzazione e al mantenimento di una lapide, di un monumento, di una cappella che ne tramandassero il nome e le gesta. Tutti gli altri erano sepolti fuori, nel cimitero, luogo che da parte antistante la chiesa (atrium: da cui il francese aître) finì per designare tutto lo spazio (il sacrato o sagrato) destinato alle sepolture.
Quel che è certo è che tutti o quasi sentirono la necessità di stabilire la destinazione finale del proprio corpo. A tale proposito ecco qualche esempio tratto dai testamenti dei secoli XV e XVI di alcuni nostri antichi concittadini:

 

18 maggio 1487

Bianchin Bomporto (fu uno dei maggiori possidenti dell'epoca): "sepulturam sui corporis et si ex hoc seculo migrari contigerit in ecclesiam Sancti Prosdocimi Cita delle sibi elegit" ("dispone che la sepoltura del suo corpo, allorché la sua anima lascerà questo mondo, sia fatta nella chiesa di San Prosdocimo");

3 settembre 1499.

Ludovico Cauzio (zio del futuro arciprete Pietro) vuole essere sepolto "in ecclesia Sancti Proxdocimi de Citadella in sepulcro sacri montis pietatis Citadelle; et quod cadaver suum induatur habitu sancti Francisci super carne nuda; et exequie fiant cum minori sumptu seu impresa quod fieri poterit" ("nella chiesa di San Prosdocimo, nel sepolcro del sacro monte di pietà di Cittadella; il suo cadavere sia rivestito dell'abito francescano sopra la nuda carne e le esequie siano fatte con la minor spesa possibile");

27 febbraio 1508

Ser Stefano (di professione trombetta, cioè messo o araldo di Pandolfo Malatesta signore di Cittadella dal 1503 al 1509): "cadaver suum sepeliri iussit in cimiterio Sancte Marie a Disciplina" (il suo cadavere sia sepolto nel cimitero della chiesa di Santa Maria dalla Disciplina, l'attuale chiesa del Carmine);

10 aprile 1534.

Veronica figlia del fu Antonio Thealdo: "corpus vero suum quando contigerit sepelliri, si erit in terra Cittadell™, sepulturam ellegit in ecclesia Sancti Francisci suprascripti ante altare Sancti nominis Iesu, cui altari seu scol™ iure legati reliquit et legavit pro anima ipsius testatricis unum mantille duplum" (il suo corpo quando verrà il momento se si troverà a Cittadella, sia sepolto nella chiesa di San Francesco davanti all'altare del Santo Nome di Gesù, al quale lega e lascia per la sua anima un mantello doppio);

29 novembre 1554.

Roberto da Sanseverino figlio del fu Antonio Maria (figlio a sua volta del condottiero Roberto, signore di Cittadella dal 1483 al 1487, anno in cui morì nella battaglia di Calliano): "suique corporis sepulturam iussit et esse voluit in ecclesia Sanct™ Mari™ Campi Sancti existente in burgo Bassanensi Citadell™ penes eius deffunctos seu quondam eius matrem, cum expensis obitus omnium dominorum presbiterorum et fratrum Citadell™" (e la sepoltura del suo corpo ordinò e volle che sia nella chiesa di Santa Maria di Camposanto nel borgo Bassanese di Cittadella, presso i suoi defunti o della fu sua madre, sostenendo le spese del funerale di tutti i preti e i frati di Cittadella);

6 aprile 1560 e 8 agosto 1570.

Girolamo Ovettari (prete e appartenente alla famiglia degli Ovettari cittadellesi cui si deve la realizzazione dell'omonima cappella affrescata dal Mantegna agli Eremitani di Padova), nel primo testamento: "cadaver autem suum iussit sepeliri in ecclesia Sancti Prosdocimi de Cittadella in molumento suorum antiquorum apud suos parentes" (il suo cadavere ordinò sia sepolto nella chiesa di San Prosdocimo di Cittadella, vicino ai suoi parenti); nel secondo testamento: "cadaver autem suum iussit sepeliri in cemiterio ecclesi™ Sancti Prosdocimi de Cittadella apud monumenta venerand™ fratale™ Sancti Antonii, postea ponatur lapis desuper sepulturam suam ad instar monumenti" (il suo cadavere infine ordinò sia sepolto nel cimitero della chiesa di San Prosdocimo di Cittadella accanto al monumento della fraglia di Sant'Antonio; si ponga quindi sopra una lapide a forma di monumento); 5 settembre 1598. Girolama moglie di Francesco Farfarello: "ordinò et dispose che quando occorrerà che il suo spirito si separi dal suo infelice corpo, vole che sii sepolto nella chiesa di Santo Prosdocimo di Cittadella apresso li morti del signor Francesco suo marito, raccomandando prima l'anima sua all'altissimo creator nostro signor Iesù Christo, alla sua beata madre sempre vergine Maria et a tutta la sua corte celestiale con ogni summitione et humiltà di core".

Luigi Sangiovanni

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