La predicazione in se stessa è un genere dell'oratoria inteso a illustrare, con finalità di edificazione o di evangelizzazione, un testo biblico o un tema religioso.
Ma, attraverso la predicazione, si sono anche diffusi e si trasmettono insegnamenti morali, norme di comportamento, moniti economici e politici, valori culturali.
Una vera e propria forma di comunicazione, insomma, che san Domenico intuì di grandissima importanza. E infatti i Domenicani vollero farne una loro peculiarità, tanto da essere spesso identificati col nome di "predicatori".


La novità tuttavia non fu la predicazione in sé (in quanto nata col Cristianesimo e di esso promotrice nel mondo), ma la riscoperta del luogo dove la predicazione era nata. Così sin dal primo Quattrocento in tutta Italia ebbe enorme diffusione la predicazione fuori dalle chiese, sulla piazza pubblica, quella principale (la "plathea magna"), che fino ad allora aveva ospitato quasi esclusivamente solo rappresentazioni civili del potere laico.
Ben presto questo tipo di predicazione divenne (anche grazie ad altri ordini come i Francescani) talmente consueto che, si può dire, nessuna città di qualche importanza rinunciò ad avere almeno una volta all'anno un predicatore, scelto tra quelli più popolari.
Famose resteranno ad esempio le prediche di san Bernardino da Siena: un uomo di piccola statura ma dalla formidabile energia, tanto che seppe farsi ascoltare da folle vere e proprie che, sin dal mattino presto, cercavano di accaparrarsi il posto migliore.
Girando a piedi tutta l'Italia del centro-nord Bernardino, in un senese marcato, pieno di arguzie, di novellette, di richiami alla vita di tutti i giorni, saliva su di un semplice tavolato al centro delle piazze e avvinghiava gli spettatori a migliaia.
Altrettanto clamorose furono le prediche di fra Gerolamo Savonarola, il domenicano dallo sguardo penetrante che riuscì a provocare nei Fiorentini vere e proprie ondate di conversioni (ma anche di eccessi).
Cittadella nel suo piccolo non fu da meno. Ho trovato notizie della ricerca di un predicatore pubblico (cioè scelto e pagato dalla comunità) sin dall'anno 1513 (in mancanza di documenti anteriori, si può solo supporre che vi si provvedesse da tempo). Il 5 febbraio di quell'anno infatti nel consiglio di Quaranta Fabrizio Thealdo comunicò che Nicolò Spiera e Nicolò Ovettari, che si trovavano a Venezia, avevano parlato con fra Vittore provinciale dei frati minori affinché mandasse un predicatore, ma questi (per ragioni non specifi cate) e nonostante le promesse non volle farlo ("et non vult nobis mittere predicatorem").
Il 27 gennaio 1523 il consiglio di Quaranta stabilì che il massaro del comune in carica (così si chiamava il sindaco di allora; restava in carica un anno) assieme al podestà dovevano provvedere alla nomina del predicatore per l'anno successivo ("quod massarius una cum magnifi - co domino rectore Citadellae provideat de predicatore pro anno subsequenti suam massariam").
Quel che è certo è che nel corso del tempo si continuò a nominare un predicatore almeno per ogni Quaresima.
Ad esempio di ciò possiamo prendere la conferma della nomina del 31 luglio 1597 fatta dal consiglio generale di Cittadella nella persona di fra Lucio da Modena col salario di cinquanta ducati. Vale la pena trascrivere quasi integralmente la deliberazione consiliare: "Vediamo per esperientia ogni uno di noi quanta dilligentia et fattica si usi per la salute di questo corpo che per ciò non si sparagna a spesa di sorte alcuna [...] et senza dubio alcuno che appresso ogni homo di giuditio et cervello doveria venir in pensiero di usarne una maggior cura et dilligentia nella salute dell'anima, assai piu nobile di questo corpo affi ne che, conforme al fi ne che da sua divina Maestà, è stata creata perche venir possi a quella eterna beatitudine che da tutti vien tanto desiderata, nè sparagnar a fattica o spesa di sorte alcuna immaginabile.
Onde considerando noi vostri deputati che il principal mezo per ciò conseguire è la parola de Iddio, qual vien insegnata, predicata et suministrata con le sante, dotte et feconde predicationi et che non è alcuno che volentieri non odi et frequenti le chiese la santa Quadragesima, tempo proprio dedicato alle predicationi per udir il Verbo di Dio, quando vi è persona religiosa et predicator intendente, dotto et faccondo che cibi l'anima di quel santo cibo spirituale; perciò habbiamo invigilato con ogni spirito di far ellettione di reverendo padre, qual sii dotato di tai qualità qual è il reverendo pre' Lucio da Modena dell'ordine di San Francesco, qual è stato et il Nadal et le Pentecoste passate udito sopra il nostro pulpito con tanta audientia et sodisfattione di tutti, [...] qual s'ha contentato di accetar tal carico havendo lasciato altri pulpiti di città migliori di questa [...], et [...] sapendo quanto egli fu grato in universale a ciascaduno [...] vi proponiamo la presente parte [...]", cioè di confermare come predicatore il suindicato fra Lucio.

Luigi Sangiovanni


"Per un pugno di dollari"


Cittadella ascolta


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