Oggi che si parla tanto di Europa unita si dovrebbe riandare al passato per scoprire un’idea comune ai diversi paesi e nazioni che andarono appunto a formare l’Europa moderna.
Questa unitarietà di intenti la si può trovare in un anno specifi co: il 1848.
Fu allora che, quasi in un magico passa-parola (allora non c’era la TV, i giornali sì, ma solo nelle nazioni più progredite, il che è ancor più straordinario!), iniziò la cosiddetta Primavera dei Popoli, di cui scorriamo velocemente i fatti principali avvenuti nei primi cinque mesi dell’anno:
- 12 gennaio: inizia la “rivoluzione siciliana” che porterà l’indipendenza dell’isola per sedici mesi con a capo del governo Ruggero Settimo;
- 11 febbraio: Ferdinando II promulga la Costituzione del Regno delle Due Sicilie;
- 22 febbraio: Il popolo francese si riversa nelle strade di Parigi: è l’inizio della II Repubblica;
- 4 marzo: il Piemonte segue Parigi. Carlo Alberto concede la Costituzione chiamata poi Statuto Albertino;
- 13 marzo: a Vienna inizia una insurrezione antiasburgica;
- 15 marzo: manifestazioni a Budapest e a Berlino;
- 17 marzo: insurrezione popolare a Venezia contro gli Asburgo e proclamazione della Repubblica di San Marco;
- 18-22 marzo: cinque giornate di Milano;
- 23 marzo: il re di Sardegna dichiara guerra all’Austria;
- 20-24 maggio: Vicenza, il primo giorno, viene investita dagli Austriaci del gen. Nugent che, giunti a Lisiera da Treviso, cominciarono a bombardare con sei cannoni; i difensori (poco più di 5.000 uomini fra volontari e regolari pontifi ci) invece disponevano di un solo cannone a Porta Santa Lucia. I giorni 21 e 22 fu tentata una sortita da Porta Castello, ma gli Austriaci riuscirono a disimpegnarsi, raggiungendo Verona. Il giorno successivo il gen.
Thurn mosse ancora sulla città berica; dopo accaniti scontri, la mattina del 24 maggio gli Austriaci ripiegarono finalmente su Verona, dopo aver sparato almeno 6.000 proiettili.
Ma fermiamoci qui, perché a questi ultimi fatti ci si può agganciare per mezzo di alcune testimonianze conservate nel nostro archivio parrocchiale.
Nel registro dei defunti degli anni 1846-1860 ecco infatti le seguenti annotazioni: 21 maggio 1848: Michele Milosc Millic militare semplice austriaco del Reggimento Illirico Banato de’ Croati n. 13, da una ferita riportata nel combattimento di Vicenza la sera del giorno d’ieri, nell’atto che si trasferiva a quest’Ospitale, morì a Fontaniva all’ore 4 d’oggi e fu sepolto colle solite funzioni in questo Cimitero.
22 maggio 1848: Stefano (Stevan) Ballin soldato come sopra morì in questa caserma ieri all’ore sei pomeridiane per una ferita riportata nello stesso combattimento e colle solite funzioni è stato sepolto in questo Cimitero.
23 maggio 1848: Francesco Pelluch soldato semplice dell’Infanteria del Reggimento f. Mar. Laituon Wachea 1^ compagnia, per una ferita riportata nello stesso combattimento, morì in questa caserma ieri all’ore otto antimeridiane munito dell’olio santo e pontifi cia benedizione e colle solite funzioni è stato sepolto in questo Cimitero.
29 maggio 1848: Francesco Zichy, tenente regio di Cavalleria degli Ulani, Arciduca Carlo, morì ieri all’ore quattro pomeridiane in questo Pio Ospitale da ferita nel capo riportata nel combattimento del giorno venti in Vicenza, munito dell’olio santo e della pontifi cia benedizione, e fatte le solite funzioni è stato sepolto in questo Cimitero.
30 maggio 1848: Matteo Egic, tenente capitano austriaco del regio Mar. Laituon Wachea , morì inaspettatamente ieri all’ore tre pomeridiane in questo Pio Ospitale da ferita di arma da fuoco nel dorso riportata come sopra, e fatte le solite funzioni è stato sepolto in questo Cimitero.
5 giugno 1848: Lazzaro Medolco, militare d’Infanteria del Reggimento Illirico Banato de’ Croati n. 17, morì ieri all’ore sei pomeridiane da ferita d’arme riportata in un piede nel combattimento di Vicenza del giorno venti, e fu sepolto nel luogo non sacro di questo Cimitero perché di religione Greco non unito. Morì in questo Pio Ospitale.
È doveroso ricordare questi caduti, sepolti qui da noi, anche se allora erano considerati dei nemici. Infatti proprio uno dei principi di un’Europa veramente unita è (o dovrebbe essere) quello di considerare tutti alla stessa stregua, senza distinzione di nazionalità e religione.
Luigi Sangiovanni

 

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