Il governo di ciascuna diocesi è nelle mani del vescovo. Egli fa applicare i decreti dei concili generali e di quelli provinciali, dispone l'esecuzione dei bandi e degli editti generali del Pontefice, delle decisioni delle Congregazioni romane e degli altri organismi dotati di giurisdizione ecclesiastica.
Ma egli governa anche in proprio: decreta, controlla, nomina, rimuove, giudica, regolamenta, istituisce: agendo cioè in tutti quegli atti che gli competono.
Tra i diversi strumenti, attraverso i quali il vescovopastore governa e rende conto del suo governo, notevole importanza ha la visita, detta appunto pastorale, che ciclicamente viene effettuata parrocchia per parrocchia, chiesa per chiesa, luogo pio per luogo pio. La visita pastorale con le sue caratteristiche di controllo della gestione del patrimonio dei benefici ecclesiastici, dello stato di conservazione e del decoro degli edifici di culto, della vita del clero nasce in età medioevale ma si sviluppa solo dopo il Concilio di Trento (1542-1563). In quei tempi la visita (spesso fatta da un vicario del vescovo) rispondeva principalmente alla necessità di controllare che il patrimonio ecclesiastico fosse bene amministrato e alla necessità di dirimere le controversie giudiziarie che opponevano ecclesiastici o che avevano per imputati gli ecclesiastici.
Successivamente, con la stampa degli atti dei concili provinciali e dei sinodi diocesani tenuti da s. Carlo Borromeo e quella del "Pontificale Romanum" (1595), si venne a costituire per i vescovi una vera e propria guida da seguire nel corso della visita. Da allora il vescovo rilevò lo stato di conservazione e il decoro dell'edificio di culto e delle sue pertinenze; la corretta amministrazione dei benefici ecclesiastici; lo stato dei luoghi pii (confraternite, ospedali, monti di pietà) e dei conventi e monasteri dipendenti dalla giurisdizione del vescovo o affidati al suo controllo (i monasteri femminili); infine la vita quotidiana del clero e del popolo.
All'incirca dal secolo XIX le maggiori attenzioni della visita saranno di carattere amministrativo-pastorale, mentre sino ad allora erano prevalse quelle giuridicofi scali. La visita viene annunziata con congruo anticipo; è preparata da una commissione di ecclesiastici che predispongono una sorta di questionario che fisserà tutti gli aspetti dell'indagine e che dovrà essere riempito e completato da una serie di documenti, prevalentemente di natura contabile, sullo stato del patrimonio ecclesiastico e sui titoli che ne legittimano la proprietà.
La documentazione relativa alle visite è venuta a costituire la serie denominata appunto "Visite pastorali" che, negli archivi diocesani odierni, è in assoluto quella più frequentemente utilizzata dai laureandi e dagli studiosi per la ricostruzione delle vicende storiche di un vescovo, di una diocesi e perfino di una singola chiesa.
Anche la nostra Cittadella, sino al 1815 in diocesi di Vicenza, fu oggetto di numerose visite pastorali. [fine prima parte]

Luigi Sangiovanni


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