Un documento settecentesco conservato nell'archivio del Duomo di Cittadella ci tramanda la memoria di una delle più vecchie visite pastorali. La mattina del 20 maggio 1526 (domenica di Pentecoste) di quell'anno il vicario del vescovo di Vicenza visitò la "parochialem ecclesiam archipresbyteratus nuncupatam Sanctorum Prosdocimi et Donati de Cittadella Vicentinę diocesis, cuius rector extitit et etiam possidet venerabilis dominus presbyter Petrus Caucius de Citadella" ("chiesa parrocchiale arcipresbiteriale denominata dei Santi Prosdocimo e Donato, in diocesi di Vicenza, attualmente retta e governata dal venerabile prete Pietro Cauzio di Cittadella").
ll fiorentino Nicolò Ridolfi, creato cardinale nel 1517 da suo zio papa Leone X Medici, sette anni dopo fu nominato vescovo di Vicenza da un altro papa Medici suo consanguineo, Clemente VII.
E anche il Ridolfi, come un po' tutti i vescovi di allora (almeno fino a quando il Concilio di Trento non li obbligò alla residenza nelle proprie sedi), non fu mai presente nel suo vescovado se non attraverso propri vicari o incaricati.
Anche se il documento non ci dice il nome del vicario, è tuttavia possibile individuarlo nel chierico, pure lui fiorentino, Ludovicus Braynus, laureato in diritto civile ed ecclesiastico, il quale risultava "vicarius generalis" del Ridolfigià dal 1° febbraio 1525.
Per quanto riguarda invece l'arciprete Cauzio ("Cautio, Caucio" a seconda di come veniva scritto in lingua latina), egli apparteneva ad una famiglia tra le più influenti, destinata a governare Cittadella sia in ambito ecclesiale (con Pietro e con suo nipote Camillo, pure lui prete), sia in ambito civile (con il fratello di Pietro, Girolamo e, successivamente, con i figli e i nipoti di quest'ultimo) per tutto o quasi il secolo XVI.
Al momento della visita Pietro era però assente e sostituito da un vicario, il prete Sebastiano Thealdo (zio del maestro di scuola Agostino il cui corpo nel 1554, "post mortem", sarà consegnato alle fiamme per le idee luterane professate in vita). Il Cauzio era preposto alla cura della parrocchiale da poco più di un anno. Lo aveva designato il comune (la "Magnifica Communitas") di Cittadella che vantava un antichissimo diritto di giuspatronato, cioè del diritto di nomina del rettore della chiesa arcipretale. Una designazione questa che doveva scontrarsi con la precedente nomina fatta dal precedente vescovo di Vicenza, Francesco Soderini, nella persona di un componente della propria nobile famiglia: dal tutto ne deriverà una causa ultraquarantennale tra il Cauzio e la comunità di Cittadella contro l'antagonista famiglia fiorentina dei Soderini e la curia romana.
Ma torniamo al nostro documento. Esso ci dà innanzi tutto il valore dei benefici, cioè le rendite ricavabili dai beni posseduti dalla chiesa di Cittadella e li valuta in 100 ducati d'oro annui. Ci dice poi che la chiesa non richiede restauri ed è abbastanza bene arredata ("non indiget reparatione aliqua et est satis competenter ornata") e che ogni giorno vi officiano molti cappellani ("in qua ecclesia sunt multi cappellani qui quotidie inserviunt dictę ecclesię"). Di notevole vi è una cappella di proprietà del nobile padovano Giambattista Gagliardi ("est una cappella quam possidet dominus Ioannes Baptista de Gagliardis civis Paduę"), alla quale è preposto il prete cittadellese Francesco De Ambrosiis. Vi sono inoltre i seguenti altari con le relative cappelle: di Sant'Antonio e del Sacratissimo Corpo di Cristo (a cura della fraglia del Sacratissimo Corpo di Cristo), di San Luca (di pertinenza dei nobili Fontaniva), di Santa Caterina, del Santo Monte di Pietà (a cura del comune), di San Bernardino. Oltre al Degli Ambrosi sopracitato, vi sono altre tre preti nominati dalla comunità ogni tre anni: Giovanni Gobbato, Gianmaria De Fiorinis ovvero Bonishominibus e Sebastiano Thealdo. Risultano officiare ai predetti altari i seguenti cappellani: Fioravante Berton e Giovanni De Gobbis (per la fraglia di Sant'Antonio), Girolamo Ovettari (alla cappella del Monte di Pietà), Pietro Bonomi o De Bonishominibus (all'altare di Santa Caterina), Girolamo Sanson o De Sansonis (altare di San Bernardino).
Sono quindi visitati il "Sanctissimum Corpus Christi quod fuit repertum in locum satis competenter ornatum et fontem baptisimati cum aliis paramentis, quę omnia fuerunt reperta satis competenter ornata" ("il Santissimo riposto in luogo convenientemente ornato, il fonte battesimale con gli altri paramenti: il tutto fu trovato abbastanza ben tenuto"). È infine interrogato il prete Thealdo. Gli si chiede se i cappellani si comportino bene e, specialmente se "faciunt debitum suum in celebrando et adiudando archipresbyterum seu ipsum substitutum in divinis" ("fanno il loro dovere nelle celebrazioni e se aiutano negli uffici divini l'arciprete o il suo sostituto"), avendone risposta aff ermativa: "qui respondit quod sit".
La copia settecentesca della visita si conclude con l'esame del Thealdo circa le sue competenze nella cura delle anime, nelle quali fu trovato sufficientemente idoneo ("qui presbyter Sebastianus fuit examinatus circa ea quę concernunt curam animarum et fuit repertus satis sufficiens").

Luigi Sangiovanni


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