Dal libro dei battezzati che va dall'8 gennaio 1576 al 4 agosto 1590 e conservato nel nostro Archivio Storico Parrocchiale, risulta quanto segue: "Die tercio mensis octobris 1582: idem baptizavi Gasparinam filiam Galvani de Bertis et Lucie uxoris eius legitime" ("Nel giorno 3 ottobre 1582: io medesimo1 ho battezzato Gasparina figlia di Galvano Berti e di Lucia sua moglie legittima"); "Die 17 mensis et anni ut supra: ego idem baptizavi Elisabeth filiam Petri" ("Nel giorno 17 del mese ed anno sopraindicati: io medesimo ho battezzato Elisabetta figlia di Pietro").


Le registrazioni di ottobre proseguono quindi per i giorni 24, 26, 27, 28 e 31.
Ma cos'era successo dal 3 al 17 ottobre? Blocco improvviso delle nascite? Dimenticanza nelle registrazioni dei battesimi? Indisposizione collettiva dei cappellani e dell'arciprete, il cittadellese Cristoforo Cegan? Niente di tutto questo! Il fatto si spiega guardando direttamente a Roma! Il 24 febbraio 1582 papa Gregorio XIII aveva emanato la bolla Inter gravissimas con la quale si poneva fine all'utilizzo del calendario giuliano sostituendolo con il maggiormente preciso calendario gregoriano appunto, dal nome dal pontefice. Ed ecco alcuni passi della bolla tradotti dal latino: "Gregorio vescovo, servo dei servi di Dio, a perpetua memoria [...] Abbiamo considerato che, per l'esatta celebrazione della festa pasquale secondo le regole stabilite dai santi padri e dagli antichi papi, in particolare Pio I e Vittore I, e dal grande concilio ecumenico di Nicea, occorre congiungere e stabilire tre cose: primo, la data esatta dell'equinozio di primavera; poi la data esatta del plenilunio del primo mese, quello che cade lo stesso giorno dell'equinozio o immediatamente dopo, e poi la domenica che segue tale plenilunio; e perciò abbiamo curato che non solo venisse restituito alla data antica, stabilita dal concilio di Nicea, l'equinozio di primavera, che aveva anticipato di circa dieci giorni e che il plenilunio pasquale tornasse alla sua data, dalla quale oggi dista di quattro giorni, ma anche che ci fosse un metodo razionale per il quale si evitasse che l'equinozio e il plenilunio pasquale si spostassero in futuro dalle loro sedi.
Affinché dunque l'equinozio di primavera, che dai padri del concilio di Nicea fu stabilito al 21 marzo, venga riportato a quella data, comandiamo e ordiniamo che dal mese di ottobre dell'anno 1582 si tolgano dieci giorni, dal 5 al 14, e che il giorno dopo la festa di s. Francesco, che si suole celebrare il 4, si chiami 15 e che in esso si celebri la festa dei santi Dionigi, Rustico ed Eleuterio martiri, con commemorazione di S. Marco papa e confessore e dei santi Sergio, Bacco, Marcello e Apuleio martiri [...]. Togliamo e rimuoviamo dunque il vecchio calendario e vogliamo che tutti i patriarchi, primati, arcivescovi, vescovi, abati e gli altri capi della chiesa introducano il nuovo calendario (a cui si adatta anche la regola del martirologio) per la recita dell'ufficio divino e la celebrazione delle feste, in tutte le loro chiese, monasteri, conventi, ordini, milizie e diocesi, e si servano solo di quello, sia essi che tutti i preti e chierici secolari e regolari di entrambi i sessi, assieme con i militi e tutti i fedeli, e il suo uso comincerà dopo i dieci giorni aboliti dal mese di ottobre 1582 (cioè il 15 ottobre) [...]".
Risultato di tutto questo: anche a Cittadella nessuno "nacque" dal 5 al 14 ottobre 1582!

 

 

Luigi Sangiovanni


"Per un pugno di dollari"


Cittadella ascolta


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