Chi passa per via Marconi e guarda in su, sulla facciata dell'ex palazzo delle associazioni, ex istituto d'arte Fanoli, ex scuole Mantegna ecc. può vedere due busti di uomini illustri cittadellesi: Michelangelo Carmeli e Giuseppe Comino.
Ed è di quest'ultimo che voglio dire qualcosa.
Su di lui ricordo un breve intervento di Bino Rebellato ("Amore di una terra", 1997) ripreso quasi per intero nel volume collettaneo "Storia di Cittadella" del 2007; nel primo lo si dice nato nel 1694, nel secondo il 26 settembre 1699.

Nel Dizionario Biografico degli Italiani, vol. VII (1982), sta scritto: "Nacque a Cittadella (Padova) verso la fine del sec.XVII".
È possibile chiarire meglio se consultiamo i registri dei Battesimi del nostro archivio parrocchiale. Ebbene: non ho trovato nessun Giuseppe Comin o Comino nato nel 1694 o nel 1699; le uniche annotazioni presenti sono queste: "Adì 26 detto . Iseppo figliolo di domino Francesco Comin e et della signora Francesca sua legitima consorte, nato hoggi a hore dieci, fu battizato da me padre Antonio Galdiolo de licenza et cetera. Compadre messer Bortolamio Ferandin; comadre madonna Lugretia consorte d'Iseppo Scolo"; "Adì 19 marzo 1693. Iseppo figlio del signor Gerolimo Comin e della signora Anzoletta sua legitima consorte, nato li 17 cadente a hore venti circa, fu battezato da me padre Bernardo Fabris de licenza. Compadre domino Zuanne Andreeta detto Moschin; comadre la signora Maria moglie del signor Antonio Viani".
Propendo nell'identificare il nostro Giuseppe in quest'ultimo, nato quindi il 17 marzo 1693. Me lo induce a credere il fatto che suo figlio ed erede riceverà il nome di Angelo ovvero Anzolo, in ciò ricordando la nonna e il bisnonno Agnolo che nel 1648 era l'orologiaio pubblico1.
Oltre ad Angelo anche il nome Iseppo ricorre nella genealogia dei Comin a conferma dell'usanza seguita fino a poco tempo fa di tramandare nei figli il nome degli avi o quello caratteristico della famiglia.
Da una rapida consultazione dei documenti d'archivio risulta infatti quanto segue: Iseppo (il nostro, n. 17.3.1693), figlio di Anzoletta e Girolamo (n.
9.7.1651), a sua volta figlio di Paolina e Angelo l'orologiaio (n. 18.2.1618), a sua volta figlio di Maddalena e Iseppo (n. 1.1.1590), a sua volta figlio di Fiore e Angelo.
Fatto sta che, trasferitosi ben presto a Padova, il nostro Iseppo cominciò la sua attivita di stampatore presso Giambattista Conzatti (usava come marca tipografica2 una colonna sollevata da un argano col motto "Labore et tempore" ossia "Col lavoro e col tempo"), ottenendo ben presto risultati eccellenti e ottime referenze. Lo ritroviamo così a soli 24 anni di età, nel 1717, a dirigere la tipografia fondata dai fratelli padovani Gaetano e Giannantonio Volpi.
La tipografia Volpi-Cominiana funzionava così: i Volpi erano instancabili raccoglitori di libri, persone eruditissime (Giannantonio fu professore di filosofia e di greco e latino all'Università), molto attente alla correttezza delle edizioni da loro curate.
Iseppo invece era il responsabile della stampa e lo fece con tal maestria che il prodotto finale fu di assoluto pregio e sin da allora venduto a non poco prezzo.
Ancora oggi l'impaginazione e i caratteri tipografici da lui usati appaiono incomparabili per nitidezza e assoluta bellezza.
Le marche utilizzate da Iseppo durante la sua attività coi Volpi furono due, entrambe a significare il riportare alla luce qualcosa di dimenticato (cioè i libri).
Qui a lato ne vediamo una, quella raffigurante un contadino che scava tra le rovine e col motto "Quidquid sub terra est in apricum proferet aetas" cioè "Qualsiasi cosa è sotto terra il tempo riporta alla luce del sole".
Iseppo continuò l'attività fino al 1756 (forse data della sua morte a Padova, ma anche qui ci sono diverse opinioni), stampando oltre duecento edizioni: dagli "Adversaria anatomica altera" di Giambattista Morgagni a "Le api" di Giovanni Rucellai; da "L'Aminta" di Torquato Tasso a "Le rime" di Francesco Petrarca; dalle "Comoedie" di Plauto ai "Carmina" di Catullo.

Luigi Sangiovanni


"niente paura"


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