Se pensiamo alle banche odierne (che tutto fanno, ma molto poco quello che è la loro principale ragione d’essere, cioè il prestito di denaro) non si può che restare meravigliati nel constatare che oltre cinquecento anni fa esisteva qualcosa di analogo e ai nostri occhi indubbiamente migliore: il Monte di Pietà. Sul finire del ‘400 in tutta Italia andarono sorgendo diversi istituti denominati appunto Monti di Pietà1, gestiti dai comuni e rivolti alle fasce più deboli della popolazione che per avere qualche soldo dovevano rivolgersi agli Ebrei.

Erano questi ultimi infatti i soli cui era consentito prestare denaro ad interesse, essendo tale attività assolutamente proibita ai Cristiani passibili di scomunica per il grave peccato di usura.
La nostra Cittadella a quei tempi non differiva dalle altre comunità; anche qui esisteva un banco gestito dagli Ebrei ed anche qui venne fondato un Monte di Pietà.
La testimonianza documentaria più antica da me trovata circa la presenza a Cittadella degli ebrei “feneratores”, cioè prestatori di denaro, è la deliberazione del Senato della Repubblica di Venezia in data 14 maggio 1426: “Quod confirmentur pacta Moisi iudei feneratoris in Citadella, sicut petunt potestas et comunitas Citadelle, per annos quinque proximos cum pactis consuetis, salvo quod non possit emere nec acquirere possessiones et alia bona inmobilia et cetera, sicut consulit potestas”2. E a quel banco degli Ebrei dovevano rivolgersi sia i privati sia la Comunità cittadellese, dando in pegno i primi i propri beni mobili, la seconda obbligando le future entrate dei dazi e delle tasse.
Sul nostro banco e su quelli esistenti nelle città e nei castelli ad essa soggetti Venezia mantenne sempre un rigido controllo, spesso e volentieri imponendo dei prestiti obbligatori senza pagamento di interessi. Lo fece ad esempio il 24 ottobre 1427, quando decise di “mutuare”, cioè di prendere in prestito “, a Iudeis Padue et territorii Paduani et Iudeis Tarvisii et territorii Tarvisini et Mestre ducatos quatuormille […]. Verum ordinetur quod, de omni impositione que fiet, restitui debeant dictis iudeis ducati mille per ratam secundum quod mutuati fuerint”3.
Ad eccezione del governo centrale tutti quindi dovevano rivolgersi agli Ebrei e sottostare al pagamento di un interesse predeterminato dallo Stato4. Fu proprio per uscire da questo percorso obbligato che nacque l’idea di costituire qualcosa di alternativo che, garantendo condizioni uguali e più accessibili, consentisse alla maggior parte della popolazione (lavoratori della terra e piccoli artigiani) di avere quel poco di denaro indispensabile a tirare avanti, previa consegna di un pegno; per riavere il pegno si doveva restituire la somma prestata entro un determinato tempo e pagare un esiguo interesse.
Il 31 marzo 1493 il Consiglio comunale di Cittadella (che allora si chiamava Consiglio di 40) decise così: “L’anderà parte ch’el se debia far el Monte de Pietà como è sta fato a Padoa et molti altri logi, cum modi et chapitoli chive de soto anotadi; e sia dà libertà al massaro et compagni de elezer un conservador del Monte predito se averà a far”5.
Il successivo 19 aprile il medesimo Consiglio deliberava: “L’anderà parte, in execution del Conseio fato l’ultimo dì de marzo, ch’el se dovesse far un Monte de dinari et robe che se chiami Monte de Pietà, del qual se debia servir secondo la forma de li capitoli infrascritti a queli ne haverà de bisogno, domente siano de Citadella, over de la podestària, over congregati cum essa comunità, ch’el sia eleto uno sufficiente homo de queli de Citadella per massaro a dover inprestar sora pegni a bisognosi segondo la forma de chapitoli, et etiam metter pegni a chi vorà secondo queli, cum salario de duchati desdoto a l’ano e la chasa et sia exento de le facion per la soa persona solum”6.
Da allora il Sacro Monte di Pietà (come veniva correntemente chiamato) continuò a funzionare fino al secondo dopoguerra del secolo passato, sia pure con qualche peripezia dovuta all’avidità umana.
Come accadde nel 1562, quando fu colto in fallo “Iosephum Petrobellum de Cittadella, contra quem per nos et officium nostrum Maleficiorum processum fuit et est per viam inquisitionis; in eo, de eo et super eo quod prefatus inquisitus, dum reperiretur de anno 1559 massarius Sacri Montis Pietatis Cittadelle, ausus fuerit ipsum Montem intaccare de satis bona quantitate denariorum”7. Ciononostante è innegabile che fu anche grazie al Monte di Pietà che i nostri antenati riuscirono in qualche modo a cavarsela, avversati com’erano dalle calamità sia naturali (carestie e pestilenze) che umane (guerre e rivalità familiari) e costretti per vivere a impegnare i loro scarsi beni materiali.
Anche le povere doti delle figlie finirono al Monte; magari come quella di Simona Gasparini di Tombolo, consistente nel 1498 in: “uno leto de tela dopia novo cum piuma; paro uno lincioli novi de tela schieti cum uno poco de tella apresso; una camisota bianca de tella cum cerxi de pignolà senza manege; camise tre da dona nove; para dò manege de pano, uno morele et l’altro bustine; uno fazolo de bombaso alto; paro uno manege de pignolà; fazoleti tre de lin; una camisota axura a meza vita senza manege; una peliza da tosa cum manege de pelle”8.


Luigi Sangiovanni   


1. Quello di Vicenza (si veda qui accanto la foto della chiesa di S. Vincenzo, annessa appunto al Monte) risale al 1486.
2. “È confermato prestatore a Cittadella, alle solite condizioni e per i prossimi cinque anni, l’ebreo di nome Mosè così come richiesto dal podestà e dalla comunità di Cittadella. Ma, su consiglio dello stesso podestà, egli non potrà vendere e comprare per sé beni di qualsiasi natura” (Archivio di Stato di Venezia = ASVe, Senato, Deliberazioni, Misti; reg. 56, carta = c. 12v = verso).
3. “[...] dagli Ebrei di Padova e Padovano, di Treviso e Trevigiano e di Mestre 4000 ducati [...]. Si ordina tuttavia che ai suddetti ebrei venga restituita la somma prestata in ragione di 1000 ducati per rata e secondo quanto da loro prestato” (ASVe, ibidem, c. 131r = recto).
4. Nel 1429, ad esempio, gli Ebrei di Mestre prestavano denaro con un interesse del 15 per cento annuo (ASVe, idem, reg. 57, c. 163r).
5. Archivio Magnifica Comunità di Cittadella (= AMCC), b. II nero, fasc. 2, c. 5r.
6. Ibidem, c. 5v; fu eletto Matteo fu Pietro Spiera.
7. “Giuseppe Petrobello di Cittadella, contro il quale per noi (il podestà) e il nostro ufficio del Maleficio (costituito dal giudice e dal cancelliere che il podestà portava con sé da Venezia quando veniva a governare Cittadella) si procede poiché nel 1559, mentre era massaro del Sacro Monte di Pietà di Cittadella, stornò dal Monte stesso una gran quantità di denari” (Archivio della Podestaria di Cittadella = ApoC, b. 63 verde, fasc. Sententie in arengo sotto il magnifico messer Marco Marcello dignissimo podestà di Cittadella l’anno 1562; c. 1038v).
8 ApoC, b. 33 verde, fasc. Acta Civilia Ioseph Prandini 1526: sub data 16 giugno 1498. 

"Per un pugno di dollari"


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