Dopo le alterne vicende e le diverse sentenze in cause agitate a Venezia e a Roma (addirittura dopo un interdetto papale sulla chiesa cittadellese!), l’affaire iuspatronato si concluse nel 1562 con il definitivo processo. Ne sono prova indiretta le lettere apostoliche del 13 luglio con le quali si confermava il chierico Paolo Antonio Soderini ad arciprete di Cittadella.
Tuttavia il 31 luglio 1563 il Soderini nominò un suo procuratore che, analogamente a quanto successo tanti anni prima col nostro don Pietro, diventerà ben presto il nuovo arciprete.
Infatti il 10 agosto, davanti al notaio Marco Antonio Illini, comparve il “reverendo domino presbitero Christoforo Cegano quondam ser Iacobi de Monticulo Maiori, archipresbitero ecclesie Sancti Prosdocimi et Donati de Cittadella, tanquam legitimo procuratore et nomine procuratoris reverendi domini Pauli Antonii de Soderinis clerici florentini”.
E sarà don Cegan quindi a reggere l’arcipretato per quasi un trentennio fino all’8 marzo 1590. Quel giorno infatti, giacendo infermo a letto, decise di rinunciare in favore del cittadellese don Alessandro de Calderariis.
Ma torniamo al nostro don Pietro e seguiamone la vita attraverso alcuni dei documenti nascosti finora negli archivi.
Come buon amministratore della sua chiesa eccolo apparire il 1° dicembre 1526, quando: “Nui patroni a l’Arsenal demo licentia a misser pre’ Piero arciprete de Citadella che per conzar la giesia del Domo el possi far tagliar legni de roveri n. sei in San Zorzi de Brenta sotto Citadella, excetuadi i boschi de San Marco et etiam i legni segnadi per la Casa, remagnendo d’acordo cum quelli di boschi. Et vaglia la presente da mò fin mese uno proxime per el tagliar et uno per il condur, facendo registrar alla canzellaria”.
Per il decennio successivo sono da segnalare alcune procure (cioè incarichi conferiti ad avvocati e legulei) necessarie a proseguire la causa dello iuspatronato: tra gli altri a suo fratello Girolamo, a Malatisinus de Freschis di Marostica, a Girolamo Ovettari.
Arriviamo così al 9 giugno 1542, quando davanti al podestà di Cittadella, si presentò il dottore in legge Antonio Francesco Cauzio “tamquam procuratore et nomine reverendi domini presbyteri Petri Cautii rectoris ecclesie ville Honarie”. Si trattava di questo: don Pietro aveva fatto delle migliorie alla canonica della chiesa e ora chiedeva che la comunità di Onara contribuisse per un terzo della spesa. Il procuratore di Onara, Pietro Berton, invece affermava che la comunità non doveva pagare in quanto la parte costruita era nuova e rivolta esclusivamente alla “commoditate” del sacerdote.
La decisione del podestà fu davvero salomonica: la comunità di Onara avrebbe dovuto contribuire al terzo della spesa, ma solo per le opere giudicate necessarie da due periti nominati uno per parte.
E pure interessante è un’altra disputa nella quale il nostro don Pietro si trovò invischiato. Ad aprile del 1544 Tomasina vedova di Alvise Longo e sua figlia Lucia si erano rivolte al vescovo di Vicenza per ottenere giustizia su di un fatto singolare: i Longo avevano acquistato un banco della chiesa parrocchiale; in loro assenza però il banco era sparito e al suo posto se ne trovava un altro, quello della famiglia de Merzariiis. Vicenza non ci pensò due volte: toccava all’arciprete risolvere la questione! Purtroppo l’archivio non ci dice come sia finita, ma solo che il 20 maggio 1544 davanti all’arciprete comparvero le parti interessate e che il banco in questione si trovava “post portam meridiam ecclesię Sancti Prosdocimi de Cittadella”

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