Siamo in pieno inverno ed è una giornata fredda e uggiosa.
Dalla mia finestra scorgo un traffico caotico di macchine e altri mezzi meccanici che si muovono lungo le vie cittadine, ma so che anche in quelle esterne non va meglio e corrono seri pericoli scolaretti ed anziani che, a piedi, tentano di giungere sani e salvi a casa o a scuola.
Le sirene delle ambulanze strillano in continuazione per giungere al più presto  nel luogo ove è avvenuto l’incidente stradale. Ma che mondo abbiamo creato noi bramosi soltanto di ricchezza, grandezza e velocità? È questa la situazione ideale per chi vive oggi? Una volta si diceva: « Chi va piano, va sano e va lontano » ed era un detto che calzava bene per quei tempi. Nella prima metà del secolo scorso le strade venivano percorse dai pedoni, dalle biciclette, dai calessi trainati del nobile cavallo, da qualche moto di marca Guzzi e ogni tanto appariva in lontananza una vettura, Balilla e tutti si scansavano per lasciarla passare. Le strade di campagna erano in terra battuta, perciò polverose d’estate e piene di fango e pozzanghere nella brutta stagione.
Qualcuno ritiene che la gente del passato, povera e poco acculturata, non sapesse destreggiarsi e si accontentasse di vivere alla giornata, invece io sostengo che essa fosse un’attenta osservatrice della natura e di conseguenza sapesse trovare utili accorgimenti che potevano servire al viver quotidiano. Le strade di campagna non erano ampie come adesso ed erano state scavate sotto i poderi e recintate da siepi, gelsi e robinie che determinavano due piacevoli combinazioni: nelle afose e torride giornate estive le loro chiome frondose riparavano il viandante che transitava per la via e nell’inverno, essendo fiancheggiate da alte sponde, mitigavano i venti rigidi di tramontana e il freddo pungente. Talvolta a febbraio sulle sponde baciate dal sole spuntavano tra il secco fogliame del suolo qualche timida violetta che faceva aprire il cuore verso l’auspicata primavera.
I viandanti allora potevano muoversi tranquilli e sicuri. I mezzi abituali di trasporto per raggiungere Padova-Bassano-Vicenza erano in pullman o il treno, se c’erano i soldi per pagare il biglietto, altrimenti si usava la bicicletta e si pedalava. Per le strade campestri si muovevano i carri agricoli o quelli dei carrettieri che trasportavano dal Brenta ghiaia e sabbia per le necessità edilizie. Qualche ditta adibita allo scarico merci nella locale stazione ferroviaria usava possenti cavalli da traino per far arrivare ai negozi e alle botteghe di rivendita i prodotti alimentari loro assegnati.
Il traffico stradale non era caotico, perciò non avvenivano incidenti come adesso. Di domenica si vedevano per la via che porta a Fontaniva alcune coppie con i bambini al seguito e lì, verso sera, cenavano con una porzione di pesciolini di fiume (marsoni).
Altri gruppi familiari, residenti entro le Mura, si spandevano per i viottoli di campagna ed era bello vedere i bimbi scorazzare sui prati alla ricerca dei fiori primaverili.

M.B.

"niente paura"


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