Il pianeta Terra, fin dalla sua origine, è incorso in numerosissimi sconvolgimenti tellurici dovuti al magma stellare di cui era formato e al lungo assestamento e raffreddamento della superficie esterna; infatti le parti emerse si muovevano, si spostavano e talvolta si scontravano fra di loro generando fratture ed esplosioni vulcaniche con conseguenti terremoti.
Pure adesso, dopo milioni d’anni, tra le placche vaganti sopra il magma sottostante c’è il pericolo di sconvolgimenti catastrofici. Pare che Atlantide e Santorini siano stati inghiottiti e scomparsi per un tale effetto di assestamento. Noi Italiani dobbiamo ricordare il terremoto di Messina avvenuto nel 1908 che è stato disastroso per le migliaia di morti e per gli ingenti danni procurati alla città e alle zone circostanti. Verso la fine del secolo scorso ci sono stati altri sommovimenti tellurici: quelli avvenuti in Irpinia e a Gemona in Friuli che hanno causato distruzione e morte.
Dobbiamo anche menzionare i cataclismi che avvengono spesso nelle isole del Pacifico con distruzioni seguite dal fenomeno Shurami (= innalzamento delle acque oceaniche che invadono per km e km il loro interno).
E ora veniamo a un lontano e scampato pericolo tellurico nel nostro ambiente cittadellese.
Entrando in Duomo dalla porta situata dopo la Cappella dell’Immacolata è incastrata alla parete una laide di color rosso che riporta un’iscrizione in lingua latina tramandataci dai nostri Avi. Dice così: « Nell’anno 1625 il 25 febbraio, all’alba, la natura sollevandosi contro l’uomo in un disastroso terremoto minacciò persino il sepolcro più segreto; la Comunità di Cittadella, salvata, fa voto al Santo Apostolo Paolo di celebrare ogni anno nello stesso giorno una messa solenne in segno di gratitudine. A perpetua memoria pose questo ricordo ». Che cosa avvenne allora in Cittadella? Quel terremoto, fatto eccezionale per il nostro ambiente, procurò ingenti danni, morti e distruzioni in tutta la pianura veneta. Per intercessione di S. Paolo Cittadella e il suo territorio vennero risparmiati. Un anno dopo nella Cappella dei SS. Pietro e Paolo i deputati della Civica Comunità, durante una messa solenne celebrata dall’allora Arciprete Marco Galanti al momento dell’Offertorio, in nome di tutta la popolazione, emisero un voto solenne con alta e intellegibile voce « tactis Sanctis Evangeliis ». Con quel voto si impegnavano a far celebrare una messa cantata in perpetuo Ogni anno successivo, col permesso accordato dal Vescovo di Vicenza si ripeteva la celebrazione: « in memoriam et gratiarum actionem ».
Negli Archivi sta scritta questa promessa e si raccomanda che gli abitanti futuri serbino buona memoria di tanta misericordia divina riservata a Cittadella.


M.B.
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