In precedenza ci siamo imbattuti nei flagellanti e nelle confraternite o fraglie e abbiamo visto che uno dei doveri degli affiliati era quello di partecipare alle processioni.
Già diffusa in epoche precristiane (Egitto, Grecia, Roma), la processione ha da sempre caratterizzato la nostra religione a partire dalla legittimazione imperiale con Costantino I (circa 280-337) e successivamente con Teodosio I, detto il Grande (347-395).
La processione nella liturgia è un corteo composto da ecclesiastici e laici che inizia o conclude un rito religioso.

Accompagnata da inni, litanie e musiche, si snoda lungo un determinato percorso, tra due ali di folla; percorre una o più vie illuminate e addobbate per l’occasione; parte e ritorna nello stesso luogo, solitamente una chiesa. Alcune processioni prevedono inoltre il trasporto e la spinta manuale di figure sacre o di emblemi particolari.
Per restare a noi vicini ricordo due processioni particolari: quella a piedi della “Rua” lungo il corso di Vicenza e quella per mare della “Sensa” a Venezia.
Alla soppressione delle processioni decisa da gran parte degli aderenti alla riforma protestante (secolo XVI), si contrappose il Concilio di Trento (1545-1563), dando ad esempio impulsi nuovi alle processioni della Settimana Santa per ricordare la Passione di Gesù. Ed è proprio in tale contesto storico che può essere interessante sbirciare a cosa avveniva nella Terraferma veneziana e quindi anche a Cittadella che ne diventò parte dall’ottobre 1405.
Venezia, sorta quasi dalle acque, si è da sempre affidata a dei santi protettori. Nell’828 l’antico S. Teodoro (il Todaro veneziano) di Amasea (morto nel 306) fu affiancato dal più famoso S. Marco Evangelista1 (circa 20-metà del I secolo), il cui corpo venne traslato da Alessandria d’Egitto.
Ma la devozione popolare non si fermò qui. Per rafforzare la fede e per ringraziare Dio dei benefici accordati alla città, ai primi protettori ne vennero affiancati altri, con le loro festività e con le loro processioni. Accadeva così il 25 marzo per l’Annunciazione della Beata Maria Vergine, a ricordo della nascita di Venezia in quel giorno dell’anno 421 e l’8 gennaio in onore del primo patriarca veneziano, S. Lorenzo Giustiniani (1381-1456).
Ma, come accennato, la processione si faceva anche per fatti non religiosi, anzi del tutto laici. Troviamo così che, il 16 aprile di ogni anno, si teneva una processione per ringraziare la Divinità “pro factis domini Marini Faletro” (“per quanto accaduto con il signor Marino Falier”2). Di che si trattava? Il Falier, eletto doge nel 1354, fu giustiziato l’anno dopo per alto tradimento: la processione doveva ricordare lo scampato pericolo ed essere di ammonimento per il futuro. Una delle maggiori processioni era ed è quella del Corpus Domini (istituita da papa Urbano IV nel 1264). Da una deliberazione del Maggior Consiglio veneziano del 2 maggio 1407 ricaviamo alcune notizie tradotte dal latino: “Nel giorno del Corpus Domini, di mattina, ogni anno, si dovrà fare una processione con il Corpo di Cristo posto sopra un baldacchino che, a mezzo di quattro aste, sarà portato da quattro nobili cavalieri […]; alla processione parteciperanno il doge serenissimo, i consiglieri e gli altri nobili in riverenza del glorioso Gesù Cristo nostro Signore e per onorare la Patria […]; si uscirà dalla chiesa di S. Marco per la porta accanto alla canonica e si andrà attorno alle Procuratie fino al termine della Piazza, tornando poi in chiesa per la stessa porta”.3 Naturalmente anche a Cittadella le processioni venivano fatte seguendo le prescrizioni canoniche, ma non se ne trovano i particolari negli archivi. Se ne parla di sfuggita nelle relazioni delle visite pastorali del vescovo di Vicenza, nella cui diocesi stava Cittadella, riguardo alle messe che i cappellani dovevano celebrare, “con obligo di far il coro e le processioni”. Così nella visita del vescovo Giuseppe Civran nel maggio 16644:

Don Nicolò Bertazzo

Sei messe alla settimana all’altare della confraternita di Sant’Antonio Abate

Don Alvise Cecchin

Tre messe alla settimana all’altare del Monte di Pietà

Don Guglielmo Todesco

Una messa quotidiana in Duomo

Don Alvise Dall’Acqua

Due messe alla settimana all’altare del Santissimo

Don Giacomo Padoan

Una messa quotidiana in Duomo

 

Una curiosità per finire. Il precone (il messo comunale di allora), in data 12 giugno 1555 fa annotare quanto segue: “Retulit Zagus preco, premisso sono tube, in omnibus quatuor contractis solitis, ad claram omnium intelligentiam, mandato et cetera, proclamasse quod omnes et singuli debeant netare stratas pro quanto capiunt habitationes suae pro solemnitate processionis faciendi in crastina die Resurrectionis Domini nostri Iesu Christi, in pena L. 3 cuilibet contrafacienti auferenda” (“Zago riferisce che su ordine del podestà, premesso il suono della tromba, nelle solite quattro contrade e a chiara comprensione di tutti, ha proclamato: tutti, sotto pena di 3 lire ciascuno, devono pulire la strada davanti la propria abitazione perché domani, giorno della Resurrezione di Gesù Cristo, ci sarà una processione solenne”).5 Luigi Sangiovanni   


"Per un pugno di dollari"


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