Dall’alba dell’uomo il rapporto con gli animali è sempre stato particolarmente intenso. Se oggi ci si limita a carezzare un cane, un gatto o al massimo, per sentirci mediocremente originali, un boa constrictor, ricordiamo che fino a poco tempo fa tutte le case ospitavano in gran quantità animali di altro tipo: da cortile (galline, anatre, faraone, tacchini), da lavoro (buoi, cavalli, asini), da alimentazione e da scambio con altri beni (maiali, conigli, piccioni, quaglie).
Gli animali hanno lasciato le loro tracce anche negli archivi quattro-cinquecenteschi (quelli che meglio conosco), dove risaltano per importanza i cavalli e i bovini coi quali si trainavano gli indispensabili aratri, ma anche i carri e le carrozze.

Sicuramente il posto nobile spettava al cavallo, mezzo di locomozione veloce, ma assai delicato e prezioso, come suo malgrado dovette constatare Bergamino dei Bergamini.
Il 28 febbraio 1543 l’uomo fu citato a comparire davanti al podestà di Cittadella, il nobiluomo veneziano Benedetto Corner, per difendersiPieter Paul Rubens, La battaglia di Anghiari, 1603 (copia dall’affresco originale perduto di Leonardo da Vinci; Parigi, Museo del Louvre) dall’accusa di aver provocato la morte del cavallo di Matteo Visentin da Persegara. Infatti, quando si mise a governare l’animale e cioè “facendo esso ser Bergamin la barba al caval de ditto Mathio, talmente li premeva con li ferri sopra la lingua, che la faceva insanguinare”. Quindi “per esser cascato la lingua a ditto cavallo et non podendo per simel interfetto magnare, è morto”. Un danno enorme per una famiglia di contadini quale sicuramente era quella di Matteo! Un altro documento dal risultato ancor più tragico risale al 7 febbraio 1594, quando Biasio Scudiero di Fontaniva denunciò: “Come heri sera circa le 23 hore Zuane suo fameglio de età de anni 14 in circa essendo andato a bevarar le sue cavalle tra quali li era una poliera giovine morbida a un fosso fora del suo cortivo, detta poliera li ha tratto, et butatto in terra, et essendo andato fora del cortivo detto Biasio trovò che era lì in terra et gomitava, et li disse che cosa lui haveva, qual li rispose che la poliera li haveva tratto, et volendolo agiutar suso lui non poteva star in piedi, et chiamò mastro Francesco Bevilaqua da Fontaniva che lavorava a casa sua quale lo agiutò a portarlo sopra il letto, et da lì a meza hora in circa passò di questa a meglior vita senza mai dir altro.
Et li è stà trovato negro un poco sotto la tetta zanca, come ha affermato Gerolimo Scudiero fratello di detto Biasio qual si ha trovato presente quando detta poliera ha tratto a detto puto, il fameglio de Checo Pandin et un fiolo de Iseppo Dorella da Fontaniva”.
Il furto di cavalli era considerato un crimine gravissimo. Il 13 aprile 1531 vennero arrestati a Cittadella “Antonium dictum Reghinum de Codubrio et Michaelem de Valdagna” (“Antonio detto Reghino dal Cadore e Michele da Valdagna”) i quali, nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, avevano sottratto dalla stalla di Giambattista del Monte, oste “Al Cappello” di Conegliano, un cavallo baio di tre anni con una stella in fronte.
Non sappiamo come sia finita.Bollettino APRILE 28
Conosciamo invece come andò con un certo Sebastiano da Breganze che aveva rubato a Gioacchino Castellan dalle Tezze “unam eius equam grisam et unam puledram” (“una sua cavalla grigia e una puledra”). L’uomo il 5 luglio 1566 venne condannato a vogare per quattro anni sulle galee veneziane, con i ferri ai piedi; se però non fosse stato in condizioni di farlo, doveva venir esiliato per dieci anni da Cittadella e dal suo territorio.
Se fosse rientrato prima del tempo, lo si doveva portare al solito luogo delle esecuzioni dove (non c’è bisogno di traduzione) “amputentur auricul” et nasus “.
Chi invece i cavalli se li doveva procurare per forza era il soldato di professione o meglio “l’uomo d’arme”.
Un cittadellese d’adozione (la sua famiglia signoreggiò Cittadella dal 1483 al 1500), Gaspare Sanseverino, detto Fracasso per la sua vigoria in battaglia, tra il 12 e il 24 ottobre 1489 aveva la seguente dotazione di uomini e cavalli a lui sottoposti e da lui pagati: “Giuliano de Calabria: cavalli 22, parte in Citadella e parte ***; Francesco Buçacarino: cavalli 9, fa caxa soa in Padoana; Renaldo Manfredin: cavalli 9 in Padoa; Iachino de Biandrate: cavalli 9 in Citadella; Piero di Rayni: cavalli 5 in Padoana a caxa soa; Cabriel da Cremona: cavalli 5 a Pieve de Sacho; Michiel da Padoa Cerarossa: cavalli 5 a Padoa a caxa soa; Magino d’Alexandria: cavalli 5 a Pieve de Sacho; Gregorio da Treviso: cavalli 4 in Citadella; Zuan Antonio da Parma: cavalli 4 in Citadella; Anibal da Bologna: cavalli 4 in Padoana; Ianello da Cagian: cavalli 4 in Citadella; Groppo da Castelnuovo: cavalli 4 in Citadella; Franceschin da Milan: cavalli 4 in Padoa; Scalabrino: cavalli 4 in Citadella; Iacomo Corso: cavalli 4 in Citadella; Zuanantonio da Napoli: cavalli 4 in Citadella; Alesandro Basso: cavalli 4 a Pieve de Sacho a caxa soa; quelli de caxa del signor: cavalli 70, parte a Citadella; ballestrieri: cavalli 25 in Citadella; ser Nicolò da Carpi: cavalli 22, parte in Citadella”.


Luigi Sangiovanni


"Per un pugno di dollari"


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