Falciare l ’erba negli anni antecedenti il 1950 preoccupava molto i coloni perché se non si era robusti, agili, avvezzi alla fatica non si riusciva a compiere quell’operazione tanto faticosa.La sveglia avveniva nelle ore antelucane e subito dopo, falce in spalla,si andava al lavoro.
Con energiche falciate si iniziava il taglio che abbatteva circa un metro di foraggio alla volta e si procedeva da un capo all’altro del prato.
Il sudore imperlava il viso e bagnava il corpo del contadino anche se il sole non era ancora apparso sulla linea dell’orizzonte,mentre il coro festoso degli uccelli salutava il nuovo giorno. ’allodola volteggiando nel cielo espandeva la sua melodia.
Quel faticoso lavoro era opportuno eseguirlo di prima mattina per non incappare nelle ore canicolari della giornata. Poi col tridente ragazzi e donne della famiglia spargevano l ’erba sul prato in modo che fosse bene esposta ai raggi solari.
Dopo il pasto del mezzodì e un breve riposino si riprendeva il solito attrezzo e si andava a rivoltare l’erba e non era certo piacevole stare sotto il solleone e la sferza del caldo.
Prima di sera,usando le forche e i rastrelli,si abbarcava il fieno a linea diritta detta andata (arèa )e se il tempo non era troppo sicuro e minacciava la pioggia, occorreva ammucchiarlo in numerosi coni (detti marè )per ripararlo dai rovinosi acquazzoni.
Nelle dolci serate di maggio e nelle ore notturne si vedevano danzare sui prati e lungo le siepi dei viottoli tante lucciole dall’addome ricco di fosforo e da cui usciva una luce intermittente. Era un invito irresistibile per i bimbi del borgo che le cacciavano e se le portavano in casa e le mettevano entro un bicchiere capovolto nella loro stanza da letto per osservarle prima di venire colti dal sonno.
All'indomani la gente di casa ripeteva l ’esposizione del fieno al sole e quando era completamente essiccato si raccoglieva,si caricava negli appositi carri agricoli,trainati dai buoi,e si depositava nel fienile (tezza ).Quel prodotto della campagna serviva per alimentare gli animali della stalla durante l ’inverno.
Questo tipo di duro lavoro veniva effettuato per ben tre volte durantel ’annata agricola;la prima raccoltaera detta “maggese ”,la seconda “estiva ” ((ardiva ),perché compiuta nel bel mezzo dell’estate (luglio),la terza chiamata “pascolo ”’,perché eseguita a fine agosto.
È bene ricordare che la vita contadina del passato si svolgeva in modo diverso dall’attuale e che per ottenere buoni risultati non c ’era l ’apporto delle macchine,ma solo la fatica continua dell’agricoltore che da mane a sera doveva impegnarsi a sostegno dell’opera fattiva della natura che se veniva curata e salvaguardata sapeva ricompensare abbondante mente gli onesti lavoratori della terra.

"niente paura"


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