Mons. Emilio Basso fu arciprete di Cittadella dal 1908 al 1955 succedendo al Dr. Don Pietro Schievano, morto a 55 anni di età, carico di meriti e tanto compianto dalla popolazione locale.
Il giovane-dinamico Basso pose subito mano al completamento della Parrocchiale dapprima sistemandone la facciata e poi rinnovando le pareti interne con una simbolica calda coloritura.
In termini contributivi la risposta dei fedeli fu pronta e decisa.
Tra gli anni 1916/25, avvalendosi di famosi pittori dell’epoca, fra cui Carlo Vendramin, fece dipingere la Chiesa a motivi ornamentali aventi alto significato religioso. Si trattava di tralci di vite ripieni di grappoli d’uva matura e grosse spighe di grano dorato, il tutto come evidente richiamo all’istituzione dell’Eucaristia voluta da Cristo prima di morire in Croce per la nostra salvezza.
Sulla semicupola che sovrasta l’abside stava una scritta a caratteri dorati con queste parole: « Ecce panis angelorum factus cibum viatorum » e più sotto, posizionati in bella evidenza, quattro artistici medaglioni (accanto riprodotti), e altri tre spiccavano all’inizio della grande navata: sul lato sinistro, “la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden”, nel mezzo “il Buon Pastore”, e sulla destra “l’Annunciazione”.
Le ampie vetrate riportavano su sfondo giallo-arancione scene bibliche di forte simbologia. Durante le Funzioni pomeridiane della domenica scendeva sull’assemblea, attraverso quei vetri, una calda luce che infondeva serenità e pace.
Ora un po’ di storia su questo Tempio.
Il 30 settembre 1826, Mons. Modesto Farina, Vescovo di Padova, indossati gli abiti pontificali, compì il rito della consacrazione, impiegando nell’esecuzione ben quattro ore: dalle 7.30 del mattino fino alle ore 11.30. Era allora Arciprete della Parrocchia il grande letterato ed oratore Don Pietro Antonio Berti chiamato in molti paesi e città a tenere conferenze religiose.
Nel 1926 venne ricordato il Centenario della consacrazione, con un rito solennissimo, alla presenza del Vescovo di Padova Mons. Elia Dalla Costa divenuto nel 1932 Arcivescovo e Cardinale di Firenze. Passati diversi decenni a causa di infiltrazioni di umidità e delle scosse provocate dai bombardamenti si avvertirono parecchi segni di degrado soprattutto fra i quadrettoni che abbellivano la volta con lo stacco della pellicola pittorica ricoperta di oro zecchino e pure le pareti, in qualche settore, si erano scolorite.
Negli anni ’60 Mons. Aldo Pesavento, visto che non era possibile recuperare l’integrità della vecchia struttura ecclesiale, decise di ripristinare l’originario tessuto neoclassico rimettendo la coloritura a calce e coprendo le sedici semicolonne in marmorino.
Alcune persone, ricordando come si presentava l’Arcipretale nel secolo scorso, rimpiangono che siano finiti tra calcinacci e detriti i meravigliosi medaglioni dell’abside che erano tanto suggestivi e cari alla nostra gente.

"niente paura"


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