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L’antica Chiesa parrocchiale a tre navate, costruita verso il 1300 su asse EST-OVEST, comprendente quattro semicupole e sedici cappelle laterali tutte affrescate dai famosissimi pittori dell’epoca, divenne Pieve per tutti i villaggi dell’Alta Padovana in seguito al decreto del 1376 di Papa Gregorio XI che declassò la storica pieve di S. Donato tanto amata dai Longobardi,
Incorporandola alla Chiesa sorta all’interno del Castello che andava espandendosi. Questa Arcipretale tra il 1600 e 1700 era officiata da ben trenta sacerdoti, guidati dall’Arciprete che nei documenti del tempo era indicato con la qualifica di “Eccellentissimo” (corepiscopo), aiutato da sei canonici, mentre i restanti preti si dedicavano alla cura delle anime o erano valida guida alle fraglie (specie di corporazioni esistenti all’epoca dei liberi comuni) o pedagoghi adibiti all’istruzione dei nobili rampolli delle Famiglie blasonate.
In quel tempo esistevano 17 altari dedicati a vari Santi (tutti descritti nei registri di Archivio) ed erano disposti lungo la navata principale: otto a sinistra e altrettanti sulla destra, più l’altare maggiore posizionato nell’abside della navata centrale. Di quell’insieme artistico esiste ancora la cappella di S.
Luca, voluta e curata dai Conti Fontaniva, ma anche tutte le altre avevano avuto sponsor paganti fra le nobili e ricche famiglie cittadellesi.
Gli altari erano abbelliti da 32 candelabri d’argento, tanti vasi sacri, ricchi paramenti e tele di notevole valore artistico. Oltre i sacerdoti diocesani, in Cittadella, esistevano tre conventi di diverso ordine religioso: i Francescani in Borgo Treviso, gli Agostiniani in S. Maria in Camposanto a Borgo Bassano, i Carmelitani in S. Maria della Disciplina (Carmine) in Borgo Padova.
Desta curiosità l’esistenza di tre cimiteri così indicati: il principale posto a ridosso dell’Arcipretale, quello di S. Francesco e quello alla Disciplina.
Dalla Ia decade dell’Ottocento svetta maestoso il neoclassico Duomo la cui ricostruzione iniziò nel 1775 e fu ultimata nel 1826, anno di sua consacrazione per le mani di mons. Modesto Farina, vescovo di Padova. Gli altari sono molto curati e non mancano artistici candelabri, lampade votive, preziose pale e quant’altro, ma il numero dei sacerdoti officianti si è molto ridotto. Nei primi anni ’900 c’era Mons. Arciprete, affiancato da cinque o sei collaboratori che lo aiutavano nella cura delle anime.
Dopo la IIa Guerra Mondiale, che ha apportato distruzione e morte, crisi delle coscienze e indifferenza religiosa, le chiamate vocazionali sono andate gradatamente scemando mettendo in seria difficoltà l’assistenza religiosa nelle parrocchie del Triveneto. Essendo la nostra una fra le più grandi della Diocesi, con i suoi diecimila abitanti, avrebbe bisogno di un numero consistente di preti, invece sono soltanto tre: Monsignore e due cappellani.
I problemi delle famiglie sono tanti e parecchi giovani, a cui servirebbe una buona guida spirituale, percorrono strade pericolose: discoteche, sesso, droga e la formazione religiosa difficilmente li raggiunge.
Qualche persona si lamenta per la mancanza di presenza religiosa nei Borghi e non si rende conto che i preti non hanno il dono dell’ubiquità e che tre possono fare ciò che è loro possibile e non di più.



acitretale.jpgUna lapide murata nell’abside della Chiesa vecchia tramandava i dati dell’atto che sanciva l’autorità della Chiesa cittadellese sul territorio dell’antica Matrice.
« Ecclesia haec Cittadellese a Republica patavina erecta est, cum ipsum oppidum construxere anno 1220 co in loco ubi Coenobium Monacorum D. Antonii Abbati dicatum fuerat. Eam iidem dotavere additis Rectoribus geminis, quibus commissa cuiusdem cura. Quae tamen iurisditioni suberat Plebaniae S. Donati.
Verum anno 1376 cum S. Donati Ecclesia ex decreto Gregorii XI unita est Archipresbiterali Eccles. Oppidi Cittadellae, suppressis duobus illis Rectoribus, primus Archipresbit, electus est quidam Dominicus qui in hac Ecclesia habet Monum. » (Salomonio: Agri Patav. Iscrip. )

"niente paura"


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