Il termine suddetto deriva dal verbo latino rogare che significa chiedere di ciascuno di noi, siano quelle riservate alla natura e alla protezione dei raccolti agricoli.
I nostri PADRI conoscevano molto bene i limiti dell’uomo e perciò nei momenti critici si rivolgevano a DIO per aiuto ed assistenza. L’idea del sacro, del sovrannaturale era ben presente nelle case dei contadini.
Adesso l’uomo si ritiene capace di far tutto e perciò di non avere bisogno dell’esterno e spesso dimentica Dio.
Le Rogazioni venivano fatte di buon mattino mediante una processione cui partecipava molta gente che raggiungeva i vari punti del paese ed era voluta dal mondo rurale. Si svolgeva a fine Aprile nei tre giorni della settimana che precedeva la festa dell’Ascensione.
Per l’occasione i contadini confezionavano con rami di pioppo o di altra specie di albero delle semplici croci da posare ai bordi dei campi con funzione di proteggerli dai flagelli della natura: siccità, grandine e altri disastri. Si invocava l’abbondanza dei raccolti per la famiglia e per i bisogni del paese.
La processione preceduta dal prete orante partiva dalla Chiesa e si snodava per le stradine delle borgate e dell’aperta campagna. Ogni tanto, in un punto prestabilito, si faceva sosta per benedire le croci e lì era posto un tavolino su cui porre gli omaggi al sacerdote da parte delle famiglie redenti: uova, salame, ecc. L’andare da luogo a luogo impegnava tutta la mattinata, ma era una cerimonia religiosa molto sentita dalla semplice cultura contadina. La tradizione era voluta e rispettata da tutti, ma entrati nell’età dell’abbondanza e della molteplice attività industriale il senso del sacro si è perduto per via e questo rogare non si fa più o non così evidentemente come avveniva in passato.
Adesso le strade sono molto movimentate e non si possono svolgere processioni o altre manifestazioni che indubbiamente intralcerebbero il traffico giornaliero, ma comunque resta la nostalgia per un’usanza da cui le persone semplici si aspettavano benefici riscontri.
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