Non mi permetto di descrivere la struttura romanica della chiesa di S. Donato che già altri e con maggiore competenza hanno illustrato, ma intendo parlare della storia e dell’autorità esercitata della Pieve Seicentesca fin dalla sua origine.
Nel V e VI secolo dopo Cristo calarono in Italia i Barbari travolgendo l’impianto pubblico ed amministrativo del morente Impero Romano.

Il Vescovo di Padova a causa delle distruzioni e dei massacri che compivano gli invasori, fu costretto a lasciare la Diocesi e riparare a Malomocco, in laguna veneta, dopo aver affidato la guida religiosa a presbiteri di alto livello pastorale: i Pievani.
La nostra Pieve esercitò un potere religioso su un ampio territorio che si protraeva quasi a toccare la città di Padova (la famosa Podesteria “de fora”).
Scrive A. Salmaso in “Padova viva” su S. Atanasio, Vescovo di Alessandria d’Egitto, ma il suo corpo riposa in Venezia, che al suo tempo, nel Veneto, esistevano tre sedi Vescovili: Aquileia, località guidata dal Patriarca, Padova e Verona.
In altri insediamenti importanti, detti “Pagus” già sede di magistratura romana, vennero create le pievi che erano chiese matrici con funzione di amministrare il Battesimo a tutti gli abitandi delle pievi che erano chiese matrici con funzione di amministrare il Battesimo a tutti gli abitandi delle zone rurali detti “vici” che avevano povere cappelle non gestite da presbiteri residenti. Il Vescovo patavino rientrò in sede nel secolo IX (897-971) e l’imperatore Berengario I gli offrì tutta la Successione e il titolo di Conte di Piove di Sacco. Il successore Vescovo Salbione ebbe tutta la zona dell’Altopiano di Asiago.
La diocesi di Padova nacque nel V secolo d.C. ed esercitava la sua missione su un territorio dai confini segnati dalla precedente giurisdizione romana. Fino al IX secolo mancano i documenti sull’attività episcopale in Padova andati distrutti o bruciati durante le devastazioni barbariche. La diocesi di Vicenza ebbe origine intorno agli anni ’900/1000, essendo dapprima Pieve dipendente da Padova, da cui si staccò autonomamente creandosi il proprio Vescovo che era un pievano corepiscopo.
Nel 1200/1300 si svolsero feroci lotte tra i Carraresi, signori di Padova, e le forze collegate di Vicenza e Treviso e la parte soccombente fu proprio quella padovana. A seguito di ciò, la diocesi di Vicenza poté incorporare tutto il territorio dell’Alta Padovana, compresa la Pieve di S. Donato. Personaggi illustri, come il Vescovo patavino Dondi Dall’Orologio, il già citato Salmaso, il Maltese, il Bozzon e qualche altro, riportano che il pievano corepiscopo godeva piena giurisdizione sul suo territorio e neppure il Vescovo poteva modificare, limitare o sostituire la sua autorità.
Egli provvedeva a formare il suo clero ed erigeva cappelle nei nuclei lontani. I suoi privilegi erano sicuri e nessuno poteva toglierli.
Che bisogno aveva il Presule Vicentino di istituire in Carturo una Pieve rurale quando funzionava egregiamente nella zona del Medoacus una storica, importante Pieve del VI secolo d.C.
da lui incorporata? Altra cosa da ricordare è che allora la componente abitativa di Carturo e delle altre località confinanti si aggirava sulle 50-60 persone, tant’è vero che esse non erano in grado di sostenere la presenza di un sacerdote, mentre era ben fornita la Pieve di S. Donato che da sempre garantiva l’assistenza religiosa all’ampia zona pedemontana.
Le carte documentali raccolte nell’archivio della Curia vicentina, iniziano dal 1400 e lì in altri depositi notarili esistono delle note riguardanti le decime dovute alle Chiese madri, ma per diversi motivi quelle carte non fanno testo probante dell’esistenza di una Pieve rurale a Carturo. Qualche tempo fa ho chiesto lumi sulla Pieve rurale di quella località all’attuale parroco e anche al dirigente dell’archivio curiale di Vicenza e ambedue mi hanno dato una risposta evasiva: “presumibilmente esisteva” ma senza l’avvallo di alcuna prova certa. Sono convinto e confermo che l’unica Pieve esistente nel territorio cittadellese era quella di S.
Donato che tramite un documento incontestabile prova la mia tesi, ed è questo (tradotto dal latino e giacente nel nostro archivio parrocchiale): «Memoria del Signor Arciprete Galanti, canonico vicentino scritta di suo pugno: “Fu unita la Pieve di S.
Donato a S. Prosdocimo di Cittadella sotto il Pontificato di Gregorio XI che trasportò la sede da Avignone a Roma il 13 gennaio 1376 e dopo anni 70 morì il 28 marzo 1378 che fu anni 6 prima dell’Arciprete Domenico Ovetari, essendo Signore di Padova Francesco da Carrara il Vecchio, che principiò il governo nel 1350 e durò fino al 1388” ».
Nel verbale della visita pastorale del 1742, fatta dal Vescovo vicentino Mons. Priuli, è riconosciuta alla nostra Arcipretale la dignità di Pieve e come simbolo di sudditanza i rettori delle antiche cappelle erano tenuti ogni Sabato Santo a partecipare alla benedizione del cero pasquale in questa chiesa e al lunedì di Pasqua (insieme) si andava a S. Donato per rendere omaggio all’antica Matrice

M. B

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