«Semel in anno licet insanire » questo il detto latino riferito soprattutto al periodo festaiolo che si vive durante il Carnevale.
Già nei secoli passati si è vissuto questo tempo di mangiate e generose bevute, memori di quanto avveniva in Roma per celebrare il dio Bacco, durante le feste in suo onore, il popolo sfrenato si dava a orge e ad intemperanze di ogni genere prima di partire,a marzo, per le conquiste territoriali

nelle terre dell’Est (Illiria, Pannonia e altre zone lontane).
Anche da noi quel periodo rappresenta giornate di baldoria, mangiate e scherzi. Il termine Carnevale vuol proprio dire “abbuffarsi”, poi partirà la Quaresima con digiuni, sacrifici, preghiere in preparazione alla festa più grande della Cristianità: la Pasqua.
La gente organizza sfilate mascherate e scherzi vari per tenersi in allegria con i vari amici. Prima dell’ultima guerra compagnie festaiole, abbastanza camuffate, passavano di casa in casa, nelle zone rurali, a recitare qualche scenetta comica e a carpire la benevolenza dei proprietari che offrivano loro un bicchiere di vino, dei crostoli e qualche moneta sonante.
Tutto serviva per far festa insieme e mettere dietro le spalle le difficoltà del viver quotidiano.
Sono note le sfilate mascherate nelle località rese celebri per i festeggiamenti che lì si svolgono ogni anno e che richiamano molti turisti dall’Italia e dall’Estero. Durante l’intera annata i laboratori artigiani preparano in gran segreto i carri mascherati da far sfilare per le vie di Cento e di Viareggio.
Più che altro si tratta di allestimenti simbolici riferiti a personaggi politici non troppo graditi o a fatti capitati durante l’anno che hanno colpito l‘interesse pubblico. Certi carri sono molto elaborati e perciò li definirei artistici e meritevoli di premio.
Il Carnevale di Venezia fa sfoggio delle ricche vestimenta nobiliari del ‘700 e con quello sfarzo si fa un richiamo alla grandezza storica della Serenissima, ma soprattutto un invito ai numerosissimi ospiti e alla loro curiosità.
A Bassano del Grappa i gruppi mascherati presenti nell’ultima domenica di Carnevale erano molto invitanti e ricordo che nel passato alcune persone s’indebitavano per acquistare o noleggiare i costumi da indossare durante i veglioni notturni o per partecipare alle sfilate lungo le vie cittadine. L’usanza di far festa è presente in tutti i paesi veneti siano essi grandi o piccoli.
A Cittadella si festeggia l’ultimo giorno del periodo: il martedì grasso con la grande sfilata dei carri mascherati che, verso le ore 15, parte dal Piazzale della Stazione, percorre il Viale, entra in Borgo Padova, poi svolta verso la Riva dell’Ospedale ed entra da Porta Treviso, tra una folla immensa di persone che commentano il curioso spettacolo. Si calcola che la presenza popolare si aggiri sulle 5000 persone. Ovunque si trovano banchetti ripieni di coriandoli, stelle filanti, palloncini colorati e tanta varietà di dolciumi.
Si ode il baccano fattodai gruppi mascherati, l’assordante suono proveniente dalle bancarelle e il continuo cicaleccio della gente che osserva e commenta la bellezza dei carri.
Sul far della sera avviene la premiazione delle maschere e gruppi più significativi. Quando arriva il buio si brucia la cosiddetta “Vecia” quasi a scongiurare i fastidiosi malanni dell’invernata.
Percorrendo le carreggiate che portano fuori dalle mura si sente un buon profumo; infatti le donne di casa preparano i dolciumi carnevaleschi.
Impastano la farina con lievito, uova, grappa, poi col mattarello distendono la sfoglia e alla fine tranciano i cosiddetti “galani” da mettere a cuocere in una padella piena d’olio bollente. Verso sera tutta la famiglia consuma la crostolada accompagnata da buon vino.
A mezzanotte, nel passato, veniva suonata la campana grande per indicare la fine dei bagordi e l’inizio del tempo penitenziale della Quaresima.

M. B.


"niente paura"


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