Verso l’anno 1000 nella zona in cui sorse la piazzaforte si estendevano piantagioni boschive interrotte da acquitrini e ampie paludi ove crescevano e prosperavano gli ontani, i salici, i carpini, i frassini, gli aceri e stavano al di qua del fiume Brenta che scendeva dalla Val Solana o Valsugana e incrociava l’importante via di transito romana voluta dal Console Postumio. In quella terra incolta vivevano animali selvatici: lupi, cinghiali,

poiane e vari tipi di uccelli per cui anche i Carraresi venivano costì a cacciare la selvaggina.
Furono questi importanti Signori che vollero sorgesse in zona un castello a protezione della Città di Padova e proprio nel settore Nord per difendersi dalla calata delle milizie imperiali provenienti dalla Germania. La costruzione della fortezza comportò un lavoro colossale per impegno umano e uso di materiale da parte degli abitanti dei villaggi vicini (Mejaniga, Gaianiga, ecc. ) e ne fu affidato l’incarico organizzativo al nobile Benvenuto da Carturo e la competenza costruttiva al capomastro Berretta di Mejaniga.
Era l’anno 1220 e per oltre un anno e mezzo continuò la massacrante attività. Si trattava di un complesso fortilizio di forma elittica irregolare (ortogonale) che includeva una zona perimetrale di circa m. 1460. L’ossatura muraria era formata da due facce esterne a composizione edilizia, riempite all’interno con sassi del Brenta imbevuti di calce. Le mura terminate erano alte 12 metri più i merli e grosse alla base m. 2.40. Oltre i quattro torrioni sovrapposti alle porte sorgevano tutt’intorno 12 torri e 16 torresini. Nella parte interna, all’altezza dei merli, stavano il camminamento di ronda e degli appositi fori attraverso i quali i soldati osservavano e colpivano il nemico invasore.
Le porte formate da cinque ordini di arcata, alla sera, venivano chiuse da saracinesche e i ponti levatoi, che stavano sopra l’ampio fossato, venivano rialzati.
Cittadella era sorta all’incrocio fra il cardo e decumano della centuriazione sul luogo ove già esisteva il Cenobio dei Frati di S. Antonio di Vienne. Furono tracciate le due arterie principali della lunghezza di circa m. 450 lungo la quale verso la fine del 1200 si accasarono i nuovi residenti venuti per lo più da Padova. Si diede impulso alle costruzioni abitative civili, fra cui spiccava il Palazzo Pretorio abitato dapprima dai Sanseverino e poi dai Malatesta, seguiti da Podestà mandati da Venezia.
Lungo la Contrà del Castello sorse la casa del primo Podestà che ancora si scorge dalle stupende bifore che danno luce all’interno, più avanti c’era il palazzo (ora sede della Banca Popolare) del Podestà “de fora” e in quello primario detto “de intra”, abitava il Podestà più importante, appunto, detto Palazzo Pretorile. Inserito nella Porta Bassanese c’era la casa del Capitano che guidava le milizie cittadine e in contrapposizione stava la terribile torre di Malta eretta da Ezzelino per eliminare gli oppositori padovani.
Intorno alle mura correva un ampio fossato ripieno di acqua sorgiva dove nei tempi passati furono trovate conchiglie in madreperla e più tardi, durante un espurgo, furono rinvenute anguille di grande qualità.
Durante il 1700/800 sull’alveo ricolmo venivano effettuate regate che davano un certo tono alle Festività più importanti dell’anno.

 

M.B.

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