Chi si espone a parlare in pubblico è convinto che i vocaboli da lui usati siano compresi da tutti e prosegue la conferenza sicuro che il suo discorso possa raggiungere i fini che si era proposto. Purtroppo non è così e me l’ha fatto notare una distinta Signora cittadellese a riguardo della parola “Pieve”. Lei pensava che quel termine indicasse parrocchia o qualcosa di simile nei tempi dell’iniziazione cristiana avvenuta da noi nel V secolo d.C.,

ma ciò non corrisponde al vero in quanto essa rivestiva allora uno specifico mandato affidatole dal Vescovo diocesano. Il vocabolo pieve deriva dal vocabolo “plebs” che vuol dire popolo. Quell’entità ecclesiale era sorta per servire ed assistere spiritualmente un’ampia zona la cui popolazione altrimenti non avrebbe potuto imparare e vivere gli insegnamenti evangelici portati dal primo Vescovo San Prosdocimo.
Adesso è molto facile collegarsi con paesi e genti lontani e conoscere subito fatti o avvenimenti nel momento in cui si compiono, tramite internet e i moderni mezzi di comunicazione, ma nei primi secoli della Chiesa era una trasmissione lenta portata all’esterno di Roma dalle legioni militari o da singoli viandanti che transitavano lungo le vie consolari. Gli occasionali messaggeri riferivano di una religione, molto contrastata, che andava affermandosi nei territori dell’Impero e che comunicava una nuova tipologia di vita impostata sull’amore, sul perdono, sul rispetto reciproco e sull’aiuto fraterno. Era il Cristianesimo nato in Palestina e portato a Roma dagli Apostoli Pietro e Paolo che subito incontrò il favore della povera gente speranzosa di un futuro migliore.
Le vie consolari che si intersecavano nella Pedemontana era tre: Postumia - Aurelia - Giulia Augusta. Lungo la via Romana della Val Medoacus (Brenta) e poco distante dall’antico insediamento paleoveneto di Gaianiga c’era la probabile esistenza di un “pagus romano” e quindi la presenza di una magistratura romana.
Quella località era un punto strategico per gli incontri della gente del tempo che verbalmente si trasmetteva le nuove portate dall’Urbe. Proprio lì esisteva un tempio pagano e una necropoli dove venivano sepolti i romani deceduti in zona. Per effetto delle disposizioni impartite da Costantino, dopo la vittoria conseguita al Ponte Milvio su Massenzio, che diede libertà di professare il Cristianesimo e per l’editto di Valentiniano III (426-455) che ordinò quanto segue: « Noi vogliamo che i templi dei pagani siano distrutti e sul loro posto si elevi il segno della religione cristiana » nelle nostre zone si affermò il Cristianesimo e scomparvero le credenze pagane.
Quando il Vescovo di Padova fu costretto a fuggire dalla sua Sede a causa delle invasioni barbariche, prima di allontanarsi creò per tutta la Pedemontana la Pieve di S. Donato con lo specifico mandato di esercitare i suoi poteri pastorali riguardanti l’amministrazione dei Sacramenti e il governo del popolo di Dio. A seguito di ciò si può dire che la Pieve divenne una vice diocesi. Lo storico Mantese ricorda che fu il Concilio di Sardica (344-348) a stabilire che nelle zone rurali dove andavano formandosi piccole comunità cristiane, non fossero inviati dei Vescovi, ma dei loro qualificati rappresentanti: i correspicopi.

M.B.


"niente paura"


Cittadella ascolta


24 novembre 2017

Professor Alessandro Albizzati
medico chirurgo, specialista in Neuropsichiatria Infantile
ALESSANDRO ALBIZZATI

Desiderio di morte e desiderio di vita nel mondo giovanile


2 dicembre 2017

Claudio e Paola Reggemi
genitori di Giulio
CLAUDIO PAOLA REGENI

La paura di un'idea


12 gennaio 2018

Dott. Piercamillo Davigo
magistrato, professore della 2ª Sezione Penale presso la Corte suprema di Cassazione
PIERCAMILLO DAVIGO

La giustizia che non teme


Martedì 13 febbraio 2018

Professor Stefano Zamagni
economista, professore ordinario di Economia Politica all'Università di Bologna e di Adjunct Professor of International Political Economy alla Johns Hopkins University, Bologna Center.
STEFANO ZAMAGNI

La globalizzazione tra paure ed opportunità


Mercoledì 18 aprile 2018

S.E. Francesco Montenegro
cardinale e arcivescovo di Agrigento, presidente di Caritas Italiana
FRANCESCO MONTENEGRO

La civiltà del coraggio

Orientamenti pastorali 2016 17 1

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.