Nei secoli scorsi il senso del sacro era molto presente fra la nostra gente che, avendo provato periodi di guerre fratricide, pestilenze micidiali, fame endemica e difficoltà di ogni genere, ricorreva a Dio ed ai Santi per invocare salvezza, salute e continua protezione.
Il territorio cittadellese era inserito nell’omonima centuriazione che, partendo da Padova, andata a toccare Bassano ed era adiacente ad altre importanti simili suddivisioni fatte sotto l’impero romano. Con il propagarsi del Cristianesimo in ogni viottolo che si dipartiva da uno dei decumani (la centuria si articolava attorno ad un decumano e ad un cardine massimo) la nostra gente era solita erigere capitelli o piantare alberi sui quali erano poste immagini sacre: tutti segni di intensa religiosità e che erano tenuti con massima cura e vigile attenzione.
Davanti a queste sia pur modeste realizzazioni (capitelli, tabernacoli, immagini votive) sostavano nelle serate estive le piccole comitive degli abitanti locali per parlare dei lavori stagionali, del pericolo di dannose precipitazioni e dei raccolti che si speravano promettenti.
Lo stare insieme in tali occasioni procurava un piacevole riposo e tanta serenità.
Ogni borgata aveva il suo capitello, affettuosamente abbellito con fiori sempre freschi. . . e guai se qualcuno avesse mancato di rispetto o peggio lo avesse danneggiato! Al suo interno stava l’icona della S. Vergine, la statua di S. Antonio o di S. Giuseppe oppure di qualche altro santo particolarmente venerato nei paraggi.
Nel secolo scorso, a causa di crisi viarie dovute all’aumentare frenetico del traffico veicolare, si dovette ricorrere all’ampliamento delle strade e ciò co,portò che molte di queste costruzioni venissero abbattute o spostate all’interno dei terreni di coloro che si dichiararono disposti ad accoglierle.
Anche a Cittadella abbiamo degli esempi di drastica eliminazione: ricordo ad esempio la distruzione dell’oratorio di S.
Giuseppe in Borgo Vicenza.
Mi è dispiaciuto molto che abbia subìto la stessa sorte anche il capitello posto all’incrocio fra Riva del Grappa e la Via Bassanese (appena fuori Porta Bassano) e che godeva dell’unanime ammirazione e di tanta devozione da parte dei borghigiani.
La povera struttura riassumeva tanta storia del passato ed era inserita all’interno della proprietà del convento di S. Maria di Camposanto, retto dai Padri Agostiniani di Monte Ortone.
A tale proposito si narra che la denominazione ‘Camposanto’ stava a ricordare il luogo in cui il tiranno Ezzelino III da Romano, suo nipote Ansedisio de Widotis e i suoi crudeli sicari scaricavano nelle fosse comuni i corpi consunti dagli stenti e dalle torture dei prigionieri deceduti a Cittadella, nella tristemente famosa Torre di Malta.
Numerosissimi nobili, cittadini padovani e gente comune finirono qui le loro vite sottoposti ad angherie di ogni tipo.
Sul fianco della Torre di Malta è tuttora visibile una targa marmorea che riporta una frase dello storico padovano Rolandino: vi si narra del lungo tormento subìto dagli oppositori di Ezzelino e termina con queste significative parole « . . .ove c’è pianto e stridor di denti ».
E fu proprio il ricordo dei poveri deceduti da tanta nefandezza che indusse a costruire nel secolo XVIII il capitello poi abbattuto di Borgo Bassano; vi si trovava dipinta un’immagine molto suggestiva: la deposizione di Cristo dalla Croce e il pianto di Maria.
Anche se questa struttura non era opera di un grande architetto e l’immagine eseguita da un grande pittore, è certo che dal suo insieme si ricavava un senso di profonda pietas che lo rendeva ancor più caro alla nostra gente e che è doveroso ora almeno ricordare. 


"Per un pugno di dollari"


Cittadella ascolta


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