Don Leonardo Bavaresco, proveniente da Pernumia, fu nominato Arciprete di Cittadella nel 1831 e il suo servizio pastorale finì nel 1844. Era succeduto all’Arciprete Berti che durante il suo mandato aveva vissuto momenti difficili a causa dell’invasione francese nel Veneto.
Nel 1844 divenne Parroco don Luigi Trevisan, nativo di Borso, località posta alle pendici del Grappa. Tra la popolazione cittadellese fu continuo il confronto fra i due Arcipreti: il grande don Pier Antonio Berti veniva da Padova dove aveva completato gli studi classici con ottimi risultati, era divenuto eccellente nelle cognizioni filosofiche, dogmatiche e ferratissimo in legislazione ecclesiale. Il suo servizio Arcipretale in Cittadella si svolse dal 1822 al 1831 e di lui conserviamo in Archivio parecchie opere composte a beneficio dei suoi parrocchiani.
In quegli anni, parecchio agitati per l’invadenza predatoria dei soldati di Napoleone, dovette anche destreggiarsi fra le nuove teorie filosofiche che mettevano in discussione i vecchi sistemi di vita praticati dai nostri Padri. Il Romanticismo si manifestava al suo sorgere come movimento religioso, poi rivolse l’attenzione alle vicende storiche rivendicando la libertà dell’arte nelle forme classiche in forza del sentimento e del valore dell’individuo. L’Illuminismo voleva sviluppare la crescita umana liberando la persona dalle pastorie del passato per raggiungere un effettivo progresso a beneficio di tutti i cittadini.
A queste teorie filosofiche fece molta attenzione il Berti, ma fu per merito di don Bavaresco se non si ebbero in Paese movimenti che si riscontrarono altrove e non si ripeterono le controversie, talvolta cruente, avvenute qui nel 1500 per la pressione esercitata dall’eresia luterana propagata da alcuni maestri dell’Ateneo Patavino quali: Faccio, Spiera e diversi altri.
Durante il suo servizio parrocchiale la gente acquisì la parola ferma e decisa dell’Amato pastore e non fu abbindolata dai movimenti e ideali filosofici che allora imperversavano in Italia. Fu un Pastore attento e vigile custode del suo Gregge.
Quando fece il suo ingresso in Cittadella venne accolto dal Clero con queste parole: «Molto Reverendo Signore! Per soddisfare agl’impulsi del dovere e della letizia, da cui siamo in tal giorno pienamente compresi, vi consacriamo un poetico componimento, che se questo non è degno premio a’ meriti vostri, né testimonio perfetto della nostra esultazione, la tenuità dell’offerta trovi la sua discolpa nel buon volere degli offerenti ».

 M. B.


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