Questo tema già in passato mi coinvolse e scrissi alcune pagine che ritenni comprensibili per semplicità, precisione dei dati e descrizione di arredi a tutta la popolazione cittadellese, ma per ragioni diverse restarono a livello bozze infilate in un cassetto.
Ora e soltanto per il Bollettino parrocchiale riprendo a parlare della Arcipretale facendo storia dall’inizio della struttura ed esponendo senza alcuna pretesa di esperienza tecnica il nome del progettista, il tempo di esecuzione e possibilmente le spese sostenute per l’acquisto degli arredi contenuti.
Dapprima faccio un accenno all’antica Chiesa del ‘300 sorta entro il Castello, creata pieve arcipretale dal Papa Gregorio XI nel 1376 che per questa bolla papale poté incorporare diritti e privilegi propri dell’antica pieve di S.Donato.
Questa chiese venne innalzata sul terreno in cui sorgeva il Cenobio di S. Antonio di Vienne e posizionata in direzione Est-Ovest. La prima Arcipretale fu un gioiello d’arte, perché venne affrescata da famosissimi pittori del tempo.
Conteneva circa 700 persone e tanta storia si svolse al suo interno. Non aggiungo altro perché sarà magistralmente descritta nel libro di Storia di Cittadella che uscirà tra breve.
Durante il mandato parrocchiale di don Giovanni Battista Moratelli (1771-1798) quella struttura ecclesiale, ritenuta da tutti in precaria situazione di stabilità, venne abbattuta nell’anno 1774 e quasi contemporaneamente fu posta la prima pietra dell’attuale Duomo da parte di Mons. Marco Corner vescovo di Vicenza, perché come si sa il territorio di Cittadella del 1250 era incorporato nella Diocesi Vicentina.
Il progetto definitivo fu dell’arch. Ottavio Bertotti Scamozzi che aveva posizionato l’opera da Sud a Nord invadendo, purtroppo, alcune proprietà private. Per questo motivo, per scarsità di mezzi e per l’invasione francese la grande costruzione si protrasse nel tempo e fu ultimata 150 anni dopo con la finitura della facciata avvenuta nel 1913.
A causa dei principi illuministici che imperavano in quel tempo e che contrastavano la verità cattolica i nostri Padri vollero che la nuova struttura indicasse, con la sua mole, la supremazia della fede su tutto il resto e la sua altezza fosse visibile da lontano per ribadire questo concetto. Si sapeva che non era in sintonia con la cerchia castellana e le strutture abitative di tipo medioevale, ma prevalse la volontà popolare. Presento qui di seguito le sue ampie dimensioni che non tutti conoscono:
  1. larghezza m 57,65
  2. altezza m 28 circa
  3. larghezza m 21,80
All’interno si presenta una grande navata, in stile corinzio, col soffitto a botte. Fu consacrata nel 1828 quando era arciprete don Pierantonio Berti.
Un visitatore che entra in Chiesa resta colpito dalla maestose statue degli Apostoli collocate tutt’intorno. Ecco come sono poste e viste:

IN CORNU EVANGELII
  1. S. Pietro - Lovandini Pietro di Venezia - 1858 - fiorini 300.
  2. S. Andrea - Ottone Trombetti di Verona - 1864 - fiorini 630.
  3. S. Giacomo Maggiore – Passarin Domenico di Bassano – 1860 - fiorini 350.
  4. S. Giovanni - Vitale Via di Venezia - 1858 - fiorini 300.
  5. S. Giacomo Minore - Poli Giuseppe di Verona - 1865 – fiorini 350.
  6. S. Tommaso - Benvenuti Augusto di Venezia - 1860 – fiorini 300.
IN CORNU EPISTOLAE
  1. S. Paolo - Lovandini Pietro di Venezia - 1859 - fiorini 336.
  2. S. Taddeo - Ottone Trombetti di Verona - 1864 - fiorini 295.
  3. S. Matteo - Passarin Domenico di Bassano - 1860 - fiorini 350.
  4. S. Bartolomeo - Vitale Via di Venezia - 1859 - fiorini 336.
  5. S. Simone - Poli Giuseppe di Verona - 1865 - fiorini 300.
  6. S. Filippo - Benvenuti Augusto di Venezia - 1860 - fiorini 330.

Osservando l’elenco ci accorgiamo che gli Autori sono stati sei con l’incarico di scolpirne due a testa, in stile classico. Viene in qualche modo notata la differenza di mano e di stile operata da loro.
Le difficoltà nel trasporto di quei colossi che misurano m 3 di altezza e che pesano parecchi quintali ciascuno è stata notevole e farli giungere a noi un vero problema.
Si disse che le statue scolpite dal Passarin di Bassano, per le pessime condizioni delle strade, fossero state imbarcate sul fiume Brenta e da Fontaniva portate a Cittadella con sforzi sovrumani da parte degli uomini di fatica scelti


M.B.

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