Il Medoacus (Brenta) scorreva dalla Valsugana verso il mare quasi in linea retta in un alveo, poco sicuro, che toccava il limite esterno ad ovest; ne resta traccia nel toponimo S. Pietro in Gù (guado) perché da quella località il suo fluire si spostava a sinistra per sfociare dopo lungo percorso nell’Adriatico.
Durante le abbondanti precipitazioni invernali ingrossava paurosamente e spesso esondava (brentane) abbattendo la sponda di sinistra, rovinando le scarse colture di allora. Ne vediamo ancora i segni delle inondazioni osservando la composizione del terreno formato di ciottoli e di ghiaia portati dal fiume straripato.
Tutt’intorno esistevano foresta e boscaglia luogo ideale per l’esistenza di lupi e altri animali selvaggi creando seri pericoli per gli umani che tentavano di dissodare quelle zone.
Alcuni paesi ricordano le difficoltà patite in quei tempi nel toponimo molto chiaro, come S. Martino di Lupari (zona abitata dai lupi) e San Giorgio in Bosco (Santo che uccise il drago per salvare la gente).
All’inizio della storia appaiono i primi agglomerati romani: Gaianiga, Mejaniga e lungo la via Postumia, dove si erano insediati i primi abitanti della zona, e Galliera Veneta, dove esistevano ceppi provenienti dalla Gallia. Specialmente a Gaianiga i contadini arando la terra per le coltivazioni stagionali, hanno trovato cocci di terracotta di epoca romana e una cuspide di selce, molto appuntita, di quasi 10 cm di lunghezza. Altri reperti sono stati scoperti a Mejaniga e lungo la Via Postumia.
Erano luoghi in cui si erano sistemati gruppi di origine romana con il compito di tener sgombra e controllata la Via Postumia per il passaggio delle legioni romane che andavano ad occupare le popolazioni e le terre del Nord.
Sono state anche trovate grossi travi che formavano le palafitte abbattute dalle brentane e altri resti che fanno pensare alla tarda età del bronzo, cioè a quasi 2000 anni prima dell’Era Cristiana.
Dai primi insediamenti romani nacque la necessità della centuriazione per favorire la suddivisione delle terre bonificate.
Lo storico padovano Andrea Cittadella narra che ai suoi tempi (1600) la gente locale credeva che Antenore, fuggito da Troia in fiamme e sbarcato nelle zone venete, prima di fondare la città di Padova si fosse fermato in Bolzonella e ne restasse traccia del suo passaggio in una antica torre ivi esistente.

M. B.


"Per un pugno di dollari"


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