Un antico motto così recitava: Ecclesia semper reformanda, la Chiesa si rinnova, si riforma, continuamente. Si rinnova attraverso la preghiera di tutti, con l'opera di carità, con la coerenza alla Parola di Dio, con il dialogo e con la capacità di scrutare i tempi.
Si rinnova nella continuità rispetto a ciò che è accaduto prima, grata di ciò che le è stato trasmesso e donato da una storia certamente abbracciata dalla salvezza. Si rinnova con l'intelligenza e con l'intuizione.


Si rinnova, specialmente, con la semplicità di chi si affida alla guida del Buon Pastore.
Certo, è evidente che la capacità di riforma non è sempre stata uguale nell'intensità.
Ci sono stati momenti nei secoli passati (e anche nei decenni più recenti) in cui la percezione di un cambiamento era francamente più limitata. Momenti nei quali ci si appellava più alla legge, alla forza di volontà, a tradizioni dal sapore antico che in fondo poco avevano da dire alla contemporaneità ma che certamente offrivano maggior sicurezza per gli "addetti ai lavori".
Momenti nei quali si dava per scontato - quasi a mezza voce- che "tutto è già stato detto" ... magari durante il Concilio (50 anni fa, sic!) per poi facilmente accorgersi che periodi di grazia come il Vaticano II ce ne sono stati molti durante la storia e fortunatamente ce ne saranno altri.
Oggi si respira una aria diversa! Se ne sono accorti i cosiddetti "lontani", quelli che, se andava bene, stavano alle porte della Chiesa o addirittura ne erano proprio staccati.
Se ne sono accorte le persone povere, sia materialmente che nello spirito.
Lo hanno percepito gli intellettuali, quelli abituati a fare analisi sociali e culturali.
Qualcosa è cambiato, senza spezzare ciò che c'era prima ma incrementandone probabilmente i punti di luce.
Lo scorso 24 marzo, a Roma, ne abbiamo avuto una chiara percezione! Il coro del Duomo di Cittadella con don Giuseppe e suor Concettina, è andato in pellegrinaggio a Roma, dal Papa.
Fortuna vuole che in quei giorni anche il sottoscritto fosse là per impegni accademici e così è stato facile incontrarsi e vivere assieme questa esperienza. Specialmente di ampio respiro è stato l'incontro avuto con il Segretario di Stato Vaticano sua Eminenza Card. Pietro Parolin. Abbiamo incontrato un uomo di Dio, una persona profonda e disponibilissima al dialogo che manifestava nello stile la semplicità della fede veneta da cui Egli stesso proviene.
Davvero abbiamo parlato di tutto.
Della Chiesa contemporanea, dei Preti (sia delle loro difficoltà pratiche sia della loro presenza significativa visto il tracollo vocazionale a cui stiamo assistendo ), delle donne e del loro ruolo e, ovviamente, del Santo Padre Francesco. Si percepisce un desiderio non solo di governo ma anche di miglioramento.
Lo si nota chiaramente assieme alla prudenza che questi uomini usano.
Un equilibrio complicato forse ma che, se trovato, porterà i frutti che tutti, anche inconsapevolmente, attendono dalla Chiesa e dai Cristiani.
Don Davide Cappellano dell'Ospedale di Cittadella

 

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