Quale rapporto c’è tra salute e spiritualità? Sono ambiti distinti della vita? La prima legata forse alla scienza e la seconda piuttosto alla filosofia di vita? Oppure sono elementi che, in modo diverso, agiscono sulla qualità della vita, a volte anche intrecciandosi? Nel passato la malattia era spesso legata al peccato. Diverse tradizioni religiose pre-cristiane lo credevano convintamente, ce lo insegnano gli sterminati studi compiuti dall’Antropologia culturale.
La malattia era considerata una colpa da espiare, o del malato o di qualcuno a lui vicino.
Anche nel Vangelo di Giovanni troviamo traccia di questa superstizione nei discepoli, ecco il testo:
“Camminando, Gesù passò accanto a un uomo che era cieco fin dalla nascita. I discepoli chiesero a Gesù: “Maestro, se quest’uomo è nato cieco, di chi è la colpa? Sua o dei suoi genitori?”.
Gesù rispose: “Non ne hanno colpa né lui, né i suoi genitori, ma è così perché in lui si possano manifestare le opere di Dio.“ (Gv 9,1-3)
Gesù supera l’associazione malattia-colpa per affermare piuttosto che, anche al malato, è data quella responsabilità che ogni credente porta con sé dal battesimo: manifestare le opere di Dio.
In questo Vangelo il Signore Gesù, che spesso curava le malattie - anzi aveva proprio la fama d’essere un potente taumaturgo - non spiega l’origine del dolore ma eleva piuttosto il pensiero ad un livello superiore: offre un senso.
Perchè nella malattia è proprio questo che manca e che va ricercato: un senso! Al punto che a volte non importa se il significato che viene offerto è falso o devastante; ciò che conta è che ci siano delle motivazioni che plachino l’ansia! E così si può anche arrivare a credere che ci sia una colpa da espiare. Un credo falso certo, ma pur sempre un credo che può appagare qualcuno. Ma occorre essere vigili.
Ancora oggi infatti si possono trovare queste narrazioni, offerte a volte da sedicenti profeti della verità (che spesso poi se la vedono con la magistratura) o anche alimentate da alcuni luoghi comuni che spesso si sentono: “Guarda cosa mi ha mandato Dio!!” La Rivelazione del Nuovo Testamento mostra che Dio non manda le malattie, piuttosto ne ha compassione, si fa prossimo al malato e invita a fare come Lui.
Punto.
Certo, ci sono delle correlazioni tra vita buona (sia materialmente che interiormente) e la salute e così, ovviamente, è impensabile che una vita malvagia, segnata dalla rabbia e dall’odio, non abbia alcun effetto esterno dal mondo psico-emotivo che l’ha originata.
Un qualche legame c’è, senz’altro. Ma questo rapporto fa parte delle leggi che regolano la vita degli uomini, non solo teologiche ma piuttosto esistenziali. Va detto, sono leggi che per molto tempo non sono state oggetto di particolare interesse scientifico; dinanzi ad un male ci si concentrava a scoprirne l’origine immediata (strutturale e molecolare direi).
Tutto ciò ha portato alla comprensione di cose vastissime che hanno aumentato la durata e spesso anche la qualità della vita di tutti noi. Questa ricerca va sostenuta e dobbiamo essere fieri che il nostro Paese sia su questo aspetto, con mille difficoltà, davvero all’eccellenza.
Tuttavia oggi sembra si stiano aprendo anche altri fronti d’indagine, che non negano i primi ma li integrano.
E così si torna a parlare d’interiorità e salute, di spiritualità e salute, di visione del mondo e salute.
Sono argomenti che ci riguardano particolarmente e nei prossimi numeri proveremo a sondare questi terreni dai quali emerge - lo possiamo dire subito - che la salute è legata a tanti fattori, genetici, ambientali ma anche personali; ha cioè a che fare anche con noi, con le nostre scelte, con l’orientamento interiore verso cui decidiamo di spendere le nostre migliori risorse, con il senso che diamo al nostro vivere e al nostro agire.
dD
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