Assisi: Convegno Cappellania di Cittadella.

Chi più di Maria, la Madre della Misericordia ci poteva accompagnare con tutta la sua tenerezza nell’Anno Santo che si è da poco concluso e che Papa Francesco ha dedicato alla Divina Misericordia ? “Maria, balsamo di misericordia per le ferite dell’umanità” è stato infatti il tema del nostro XXXII Convegno Nazionale A.I.PA.S. (Associazione Italiana Pastorale Sanitaria) che come Cappellania dell’Ospedale di Cittadella anche quest’anno abbiamo vissuto nella “DOMUS PACIS” di S. Maria degli Angeli-Assisi, insieme ad altri circa trecentocinquanta convenuti da ogni parte d’Italia.
Con Maria protagonista e nostro esempio da seguire abbiamo trascorso quattro giorni (10-13 ottobre u.s.) ricchi di fraternità, nei quali abbiamo potuto ben riflettere sul nostro cammino di fede, sul nostro essere discepoli di Cristo al servizio soprattutto dei fratelli che soffrono e non solo nel corpo.

Visto il momento che si stava vivendo e il luogo in cui ci si trovava, il Convegno non poteva avere il suo inizio se non con il solenne passaggio della Porta Santa della Porziuncola, la casa di S. Francesco, per entrare, come ha affermato poi nella celebrazione eucaristica il Vescovo di Assisi Mons.
Domenico Sorrentino, “nel cuore di Dio con le ali della libertà”.Assisi: davanti alla Domus Pacis.Assisi: cena condivisa.
Chissà quante porte sante abbiamo attraversato durante l’anno giubilare, ma Maria, ci ha ricordato il Presidente Nazionale A.I.PA.S. Dr.
Giovanni Cervellera, rimane sempre la PORTA DEL CIELO e questo non vuole essere solo un attributo onorifico come tante altre litanie lauretane, ma bensì vuole essere modalità di vita per un cristiano. Perciò invocare Maria come PORTA DEL CIELO significa che vogliamo vivere facendo di tutto per essere anche noi porta del cielo e nelle stanze d’ospedale che varchiamo ogni giorno, ma anche altrove, “porta” è silenzio, è accoglienza, è ascolto, è dolcezza ... è fede coraggiosa.
Come Maria dobbiamo essere presenza silenziosa, samaritani magari impotenti ma fedeli fino alla fine e come Lei è stata donna del cammino che parte per Elisabetta subito dopo che è partito l’angelo, anche noi dobbiamo uscire innanzitutto da noi stessi per andare a stare accan to ai dolori e alle solitudini umane.
Coloro che avviciniamo non sono dei numeri, ma sono volti ed esistenze.
Maria porta Dio perché è colma di Dio e anche noi prima dobbiamo fare esperienza di essere salvati, fare esperienza della Misericordia Divina per poi poterla diffondere nella nostra vita, nelle nostre case, nelle nostre relazioni.
Dall’amore e dall’amicizia con il Signore riceviamo il dono della Sapienza che ci aiuta a dare una lettura sapienziale della vita nostra e altrui e intravedere il senso di ogni cosa.
Don Giovanni Cesare Pagazzi, uno dei teologi intervenuti al Convegno, ha illustrato come la Misericordia debba essere impostata sulla stima, ossia la capacità di cogliere un valore che merita di pagare un prezzo. Accorgersi che anche nel più ferito dalla vita si trova qualcosa di stimabile e quindi meritevole del mio donare, del mio servire, del mio perdonare... Essere sempre quell’intenditore d’arte un po’ strano che anche in un quadro che sembra uno sgorbio sa vedere un’opera d’arte meravigliosa.
Non è stata forse immensa e non lo è ancora la stima di Dio nei riguardi del mondo? Da Mons. Francesco Savino (Vescovo di Cassano allo Jonio) ci veniva l’invito a ritornare nel nostro quotidiano provocando una “rivoluzione” della Misericordia.
Siamo sempre noi operatori pastorali con le nostre Comunità, casa e scuola, di fraternità, di comunione, di perdono...? Le opere di Misericordia materiali e spirituali devono essere il nostro itinerario di vita e non ci mancheranno certo gli affamati, gli assetati, i pellegrini, gli afflitti, i dubbiosi... Accompagnati da Maria possiamo essere anche noi per loro “balsamo” che lenisce le ferite dopo aver però cicatrizzato le nostre.
Credendo in quel “L’AVETE FATTO A ME”, Maria ci aiuti ad accogliere sempre quel suo Figlio così com’è e non solo come lo vorremmo noi.

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