Per i Sacerdoti , le Parrocchie e le Comunità, la SETTIMANA SANTA acquista sempre il sapore di una “novità” L’aggettivo stesso “santo” che ha anche il significato di “diverso” impegna tutti in un modo particolare.
Diversi sono i Riti che vengono riproposti come memoria degli ultimi giorno di Cristo; diversi sono gli impegni dei Sacerdoti ad organizzare sia le “40 ore” sia le Funzioni del Triduo sacro; diverso si chiede l’impegno dei fedeli ad essere solleciti alla Chiesa sia per una sosta di Adorazione (40 ore) sia per fare memoria della Passione – morte e risurrezione di Cristo.

In Ospedale il tema della Settimana di Passione può essere vissuto in modo particolare anche se, per certi aspetti può essere smentito, come luogo di sola sofferenza.
In Ospedale c’è la vita che nasce, con la gioia di genitori e familiari: mediamente arrivano tra noi trenta bambini i cui nomi, ogni settimana, vengono ricordati ogni domenica nella Messa del mattino.
In Ospedale c’è la trepidazione e l’angoscia dell’orto degli ulivi: persone che devono subire un intervento oppure un periodo di ricovero, ma c’è anche la gioia di chi prende il suo bagaglio e torna a casa guarito.
Per questo la settimana santa viene proposta sì come ricordo della Passione di Cristo, che però non termina il venerdì santo ma che si apre alla gioia della Pasqua di risurrezione.
E da qualche anno la settimana santa in Ospedale viene proposta in “stile Parrocchiale” Sabato 8 e Domenica 9: si inizia con la suggestiva processione delle Palme che parte dalla vecchia portineria il sabato 8 aprile alle ore 19,00 fino alla Chiesa con il canto di “Osanna al figlio di David”.
In Chiesa, durante la Messa, con un dialogo tra Sacerdote, lettore e popolo verrà annunciato il Vangelo secondo la testimonianza dell’Evangelista Matteo.
Nei giorni del LUNEDÌMARTEDÌMERCOLEDÌ santi, mentre in molte Parrocchie vengono organizzate le “40 Ore” di Adorazione, in Ospedale i Sacerdoti passano per tutti i reparti, stanza per stanza, tutti gli uffici e ambulatori e laboratori, per portare un ramo di ulivo, con l’augurio di una Pasqua di pace, e, quest’anno, anche una bottiglietta di acqua benedetta a ricordo sia del bene prezioso dell’acqua, sia di Battesimo che ci ha inseriti in quella Chiesa che, ogni anno, fa memoria della morte e risurrezione di Cristo.
Passando i Sacerdoti recitano una preghiera a Dio con le parole: “ Signore Padre santo, ascolta la nostra preghiera: manda dal cielo il tuo santo Angelo a custodire – confortare – proteggere – visitare e difendere, nel nome di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, tutti coloro che soffrono o lavorano in Ospedale. Amen!”
GIOVEDI’ Santo: è il giorno della memoria di Cristo che rimane in mezzo al suo popolo con l’Eucaristia e il Sacerdozio, nonché con l’insegnamento di un servizio ai fratelli. Alle ore 19,00 viene celebrata la Messa solenne con il rito della “lavanda dei piedi”. A rappresentare i dodici Apostoli, anche quest’anno sarà il gruppo dei Chierichetti di Pozzetto.
Alla fine, secondo la Liturgia, l’Eucaristia verrà collocata in quel luogo che la tradizione chiama col nome di “sepolcro”, oggetto di adorazione fino all’indomani.
VENERDI’ Santo: Il rito, con le letture, la Passione secondo Giovanni, le preghiere dei fedeli, l’ostensione della Croce e il rito della Comunione, inizierà alle ore 15,00 per dare la possibilità ai Fedeli di partecipare alla sera alla processione organizzata dalla parrocchia del Duomo.
È il giorno che, talvolta purtroppo, si rinnova in Ospedale, in cui la sofferenza termina con la morte della persona cara: è sempre un venerdì carico di dolore!
SABATO Santo: giorno del lutto, del silenzio, del raccoglimento nel ricordo della morte di Cristo. È quel silenzio che si ripete nelle nostre famiglie quando la morte entra e si porta via una persona cara. Si chiudono le porte, si abbassano le finestre e, in casa, si rimane in un pensoso silenzio. Ce lo ricorda in una poesia dedicata alla morte il poeta Giosuè Carducci: “Quando a le nostre case la diva severa discende, da lungi il rombo de la volante s’ode, e l’ombra de l’ala che gelida gelida avanza diffonda intorno lugubre silenzio.” Ma il nostro Sabato santo, non è e non può essere così come la vita del poeta cui la fede non illuminava la sua esistenza; come credenti, siamo testimoni che annunciano sì la morte di Cristo ma soprattutto ne proclamano la sua risurrezione.
Bastano poche ore e, verso la sera, dopo l’accensione del cero simbolo di Cristo, ecco l’annuncio che continua a meravigliare l’uomo tecnologico: Cristo è veramente risorto! Si accendono le luci, si liberano le campane, i suoni e i canti riempiono le Chiese, i volti diventano sereni e ci si scambia l’augurio di buona Pasqua.
Ed è Pasqua per la Chiesa e per l’umanità credente.
È Pasqua per i Bambini che sono nati in Ospedale; è Pasqua per tutti i ricoverati tornatati a casa guariti; è Pasqua per i dipendenti che chiudono gli uffici per qualche giorno; è Pasqua per i componenti la Cappellania che augurano a tutti una Pasqua serena e gioiosa nel clima di Cristo Risorto.


Buona Pasqua! La Cappellania


"niente paura"


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