Come Cappellania dell’Ospedale, ci stiamo accingendo a vivere anche quest’anno il XXXIII Convegno Nazionale A.I.Pa.S. (9 – 12 ottobre 2017).

Ad Assisi ci presentiamo consapevoli di essere Chiesa che adempie anche al comando di Gesù Cristo: “ANDATE E CURATE”.

Per noi che varchiamo la soglia di un ospedale come Ministri della Comunione, la formazione a questo servizio è sempre importante perché ci aiuta molto a crescere come persone e come credenti e a saper trovare il giusto equilibrio tra l’essere e il saper fare.

Papa Francesco desidera una Chiesa in ascolto dei giovani e su di loro sono puntati i riflettori.

Per loro si stanno preparando momenti molto forti quale il Sinodo dei Vescovi nell’ottobre 2018 e la Giornata Mondiale della Gioventù che sarà a Panama nel 2019, oltre a quelli che si stanno già vivendo nelle nostre Chiese locali.

Anche il nostro Convegno dedicato alla Pastorale della Salute ha posto la sua attenzione sui giovani, infatti il tema è: GIOVANI - FEDE - MALATTIA.

Ci interrogheremo su come i giovani vivono l’esperienza della fede in mezzo alle sfide della vita del nostro tempo e in particolare quando questa è minacciata dalla malattia, se non dalla paura della morte. Sì, perché la sofferenza prima o poi interessa la vita di ciascuno, non esiste vita senza dolore e questo purtroppo a volte non risparmia neppure chi è nella stagione della primavera.

Ancora oggi nel nostro cammino incrociamo donne Cananee che gridano, vedove di Nain che piangono, capi della Sinagoga che supplicano … e a tanto dolore dovrebbe corrispondere tanto amore. La fede nell’ora della prova è determinante, illumina e aiuta a dare un senso anche alla sofferenza nelle sue più svariate espressioni.

Il credere in Qualcuno che non ti abbandona mai, anche quando rimane in silenzio, può far diventare i giorni, i mesi, gli anni vissuti nella “notte” come tempo di grazia.

Eleonora, 25 anni, da pochi mesi laureatasi in medicina, ha capito che solo la fede e la preghiera possono aiutare chi soffre, tanto più se si tratta di persone giovani la cui sofferenza sembra più difficile da accettare. Ci racconta alcune brevi testimonianze ispirandosi a persone realmente incontrate nelle corsie degli ospedali:

- Giulia aveva 23 anni quando ha perso coscienza, è entrata in coma e non si è più svegliata. I medici non sapevano trovare una causa a quell’insensata malattia. Nella sala della rianimazione i suoi amici le tenevano la mano e pregavano per lei. La preghiera è la sola medicina quando la scienza non ha risposte.

- Silvia ha 33 anni, ha da pochi mesi dato alla luce la sua prima figlia, ma le hanno appena diagnosticato un tumore.

Il mondo le è crollato addosso… che ne sarà del suo futuro? Sua figlia ha bisogno di lei. Prega perché il Signore la aiuti ad affrontare le pesanti cure che l’attendono.

- Gloria ha 26 anni, ma ne dimostra 15, sin da piccola soffre di una rara malattia reumatica che ha rallentato la sua crescita, le mani sono deformate e riesce a scrivere a fatica. Ma ha un contagioso sorriso sul viso. Nonostante le sofferenze è grata a Dio della sua vita e la preghiera le dà forza e coraggio ogni giorno.

- Marco ha 24 anni, è nato con la spina bifida e non ha mai potuto camminare. La vita qualche giorno sembra insopportabile. Prega e chiede al Signore di mettere sulla sua strada persone accoglienti che lo amino senza pregiudizi.

- Antonio da qualche mese si sentiva strano. Tanta stanchezza, non riusciva più a gareggiare come prima. La diagnosi è arrivata come un fulmine a ciel sereno: leucemia. Piange di nascosto e chiede al Signore di aiutarlo, di dargli la forza e il coraggio di affrontare le cure, di poter ancora vivere la vita che tanto amava.

Marco invece è un diciottenne che si è sempre chiesto come un giovane possa confrontarsi con Dio e la fede nel tempo difficile della malattia. Infatti se per un adulto o un anziano, la fede è un qualcosa d’importante a cui far riferimento nei momenti bui, per un giovane questa non è così ricercata, e magari nel momento della malattia viene sepolta dalla rabbia e dai dubbi. Quest’anno però, in un pellegrinaggio dell’UNITALSI a Lourdes, ha potuto sperimentare la piacevole sorpresa che forse la fede nel momento della malattia unisce anche i più giovani a Dio, che lo percepiscono come il rifugio sicuro, alimentando in loro la speranza della guarigione o la forza per continuare, nonostante tutto, il cammino della vita.

Elisa ci racconta che per la sua tesi di laurea in Psicologia ha incontrato coppie di genitori orfani di un figlio. Fra queste anche i genitori di Francesca. Francesca non ha retto alla sua lunga e dolorosa malattia. Era morta in lei la vita ancora prima che decidesse di togliersela, quella vita ormai vuota e insopportabile.

Francesca non aveva compreso che una vita vissuta su un letto d’ospedale, non è meno grande di una vita vissuta in costante movimento. La differenza sta nel come la si vive.

Ad Assisi ci accompagni il sorriso di BEATA CHIARA LUCE BADANO che incrociamo ogni volta che entriamo nella Cappellina dell’Ospedale. Sull’umano soffrire lei ha sempre saputo dire una parola di Vangelo e così la sua “notte buia” è sfociata nella LUCE VERA.

Gianna Rosso

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